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RID - Rivista Italiana Difesa 24-06-2015 YPG, lo spauracchio di ISIL data: a cura di:

Come in Iraq, anche in Siria le milizie curde, eredi di decenni di conflitti contro le bene armate forze governative irachene, iraniane e turche, si confermano essere lo strumento migliore per contendere il terreno della “mezzaluna araba” all’ISIL. Se l’anno scorso furono i curdo-iracheni a bloccarne l’avanzata verso Mosul e Bagdad, quest'anno è stata la volta dei curdo-siriani dell’YPG (Yekîneyên Parastina Gel), le Unità di Protezione Popolare braccio armato del Partito Democratico Unito, a sua volta collegato al PKK curdo-turco, al quale ha fornito supporto, “santuari” e volontari nella lotta contro il governo di Ankara, a bloccare la salienza del fenomeno ISIL nel nord della Siria. Benché formate da 60.000 miliziani, per lo più fanteria leggera equipaggiata con i fondi di magazzino dell’Esercito Siriano, e qualche sistema d’arma più sofisticato acquisito per vie traverse (al pari di volontari stranieri giunti da Stati Uniti ed Europa, con veterani dello US Army e militanti di sinistra, tanto da far ricordare le brigate internazionali della guerra civile spagnola), le unità dell’YPG, che comprendono anche diverse donne-soldato particolarmente temute dai miliziani del Califfo nero, hanno guadagnato terreno. Prima hanno rotto l'assedio di Kobane, grazie ai raid aerei americani, e poi hanno inziato a colpire le zone meno guarnite dall’ISIL; e quindi sono avanzati, nella primavera di quest’anno, tra la frontiera turco-siriana e la roccaforte islamica di Raqqa. Il colpo grosso è arrivato con la doppia vittoria ottenuta nell’ultima settimana. Prima l’YPG si è impossessato dello strategico valico di Tal Abyad, al confine con la Turchia: successo che non solo ne ha consolidato le posizioni sul piano militare, saldando la cittadina-martire di Kobane con le altre basi del PKK, ma che ha anche permesso di tagliare contemporaneamente una delle linee di comunicazione più importanti per ISIL. La presa di Tal Abyad, avvenuta grazie a un sapiente impiego di pickup 4x4 armati di mitragliere e lanciarazzi (la vecchia “guerra delle Toyota” di ciadiana memoria ha fatto strada, dal 1987), rappresenta anche un monito al Governo islamista di Ankara, già uscito ammaccato dalle elezioni proprio per mano del partito curdo HDP. Erdogan, infatti, in questi anni ha giocato diverse carte contro il regime siriano; inizialmente col plauso delle cancellerie occidentali, quando queste volevano la testa di Assad, e poi per conto suo, dopo la nascita del “Frankenstein” del Califfato, assai più indigesto agli occidentali del dittatore in grisaglia di Damasco, ma per lui più tollerabile dei nemici di sempre curdi. Ma se la Turchia di Erdogan non ride, è l’ISIL a piangere: nei giorni successivi alla vittoria di Tal Abyad, infatti, le milizie dell’YPG hanno proseguito l’avanzata verso Raqqa, e il 22 giugno hanno preso la base militare della cosiddetta Liwa 93 (93ª Brigata), creata nel 2011 dall’Esercito Libero Siriano, e nell’agosto 2014 catturata dai miliziani di Al-Bagdadi. Anche se è presto per parlare di inversione della marea, e di una reale minaccia per la “capitale” del Califfato, la doppia vittoria dell’YPG rimescola molte carte sul terreno di battaglia della Siria.


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