RIVISTA ITALIANA DIFESA
AW-249, una macchina da combattimento di nuova generazione 26/02/2024 | Pietro Batacchi

L’abbiamo visto molto da vicino in volo, l’abbiamo toccato con mano dentro e fuori. Tutto in esclusiva, grazie ad una visita allo stabilimento Leonardo di Cascina Costa di Samarate. Con questo articolo ve lo raccontiamo: stiamo parlando del nuovo elicottero da combattimento AW-249, destinato a rimpiazzare in seno all’Esercito Italiano il venerabile AW-129 MANGUSTA.

L’AW-249, denominato dall’EI FENICE, è oggi una macchina nel pieno della maturità del suo sviluppo - 2 prototipi sono in volo e altri 2 stanno completando l’assemblaggio finale - ed è l’unico elicottero da combattimento in costruzione in Occidente. Già questo la dice lunga sul tipo di storia che vogliamo raccontare e su quello che andremo a descrivere. Qualcuno storcerà il naso e ci ripeterà il solito bignamino: è un elicottero tradizionale mentre l’FVL, le architetture evolute, ecc., ecc. Facciamo allora una breve “analisi” di mercato. Il rivoluzionario programma FARA (Future Attack Reconnaissance Aircraft) è stato cancellato: game over. Una decisione solo apparentemente clamorosa poiché l’US Army, sulla scorta delle lezioni provenienti dall’Ucraina, stava rivalutando ormai da tempo i requisiti della ricognizione armata elicotteristica: meno “velocismo” e maggiore enfasi su autonomia e, soprattutto, su capacità stand-off e integrazione col drone. Proprio su quest’ultimo aspetto si vuole focalizzare principalmente l’US Army: il drone come gregario indispensabile per rendere trasparente il campo di battaglia, capire dove e quando “entrare”, e saturare la bolla avversaria. Tutto questo mentre a Krinky, sulla sponda orientale del fiume Dnepr, si sta combattendo la più grande battaglia di droni e EW della storia. E non dimentichiamo, poi, che prima della “bomba” FARA, la gara FLRAA (Future Long Range Assault Aircraft) aveva sonoramente bastonato l’architettura compound con un impietoso report del GAO (Government Accountability Office) sul ricorso di Sikorsky. Cosa significa tutto questo? Significa che l’architettura elicotteristica convenzionale, tale da 60 anni, è destinata, pur con una serie di “add-on” che vedremo, a rimanere sul mercato e a convivere con le architetture non tradizionali, a questo punto solo il convertiplano, ancora per i prossimi 30 anni.

In questo scenario si inserisce l’AW-249, figlio di un processo di sviluppo “agile” e di una sinergia senza precedenti tra Leonardo e l’Esercito Italiano. Innanzitutto, lo sviluppo che abbiamo chiamato “agile”; una scelta vincente, dovuta alla rapidità delle evoluzioni tecnologiche e del mutamento degli scenari, che ha permesso un aggiornamento della macchina già durante lo sviluppo. Lo vedremo meglio anche per alcune scelte tecniche. E poi, si diceva, la sinergia stretta tra azienda e utilizzatore, ovvero tra chi deve proporre e implementare la soluzione tecnica sulla base dell'esigenza operativa di chi dovrà utilizzare la macchina in situazioni sempre più complesse ed evolute sotto il profilo della minaccia. Da questo punto di vista un fattore molto importante è stata anche l’esperienza dei piloti di AW-129 dell’AVES e dei test pilot della Divisione Elicotteri di Leonardo, a loro volta ex piloti militari (anche dell’AVES): una comunità che si è confrontata costantemente è che ha potuto pure beneficiare inizialmente di un mock-up in legno in scala 1:1 realizzato in azienda per valutare l’accessibilità, gli spazi e la posizione dei pannelli di controllo (EDCU, Enhanced Display Control Unit) e del Large Area Display (LAD) nel cockpit dell’elicottero, e, successivamente, del Mission Task Simulator (MTS), per ottimizzare l’interfaccia uomo-macchina e quindi minimizzare il workload dell’equipaggio (grazie ad un sistema di monitoring del loro stress durante la simulazione delle diverse missioni nei diversi contesti operativi).

L’articolo completo è pubblicato su RID 3/24, disponibile online e in edicola.


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