a cura della Rivista Italiana Difesa
Intervista al Capo di Stato Maggiore della Marina data: 20-09-2017 a cura di: Pietro Batacchi

Ci voleva, indubbiamente, soprattutto adesso. E alla fine eccola qua: una chiacchierata a tutto campo con il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Amm. Valter Girardelli (l’intervista nella sua versione integrale sarà disponibile su RID 10/17 in edicola a partire da martedì 26 settembre).

 

Ammiraglio, qual è oggi il ruolo della Marina Militare?

Prima di entrare nel merito occorre una riflessione. Oggi le Marine Militari, ed in questo la Marina Italiana non fa eccezione, dalle preminenti attività constabulary sono tornate al loro ruolo abilitante, ovvero al ruolo di naturali "protettrici" di quelle "blue water" che vedono sempre di più incrementare la loro funzione trainante per l’economia nazionale. Mi riferisco, in particolare, a quei fenomeni strutturali – dall'immigrazione ai grandi flussi economici, ma non solo – che traggono origine o si sviluppano proprio negli scenari dell'alto mare e che solo a partire da una presenza costante al loro interno possono essere governati con una ragionevole aspettativa di successo.

 

Un ritorno all'antico, dunque...

In parte sì, anche se vi è una continuità di fondo: la storia ci dimostra come gli specchi acquei mondiali siano sempre stati dimensione trainante per lo sviluppo delle società. Oggi la rilevanza di questa funzione strategica è in aumento e rende il dominio marittimo – al pari di quello cibernetico – un “global common” cruciale per la stabilità e la crescita sul piano globale. Per contro, il suo carattere di “ambiente aperto” – che ancora una volta lo accomuna strettamente al ciberspazio – lo rende particolarmente vulnerabile e bisognoso di sicurezza. Ecco, dunque, la grande questione della sicurezza marittima e del ruolo delle Marine che, grazie a quelle capacità premianti con cui assicurare presenza, sorveglianza, proiezione sul mare e dal mare e deterrenza, possono rendere il mare più sicuro e "fruibile".

 

Parliamo di Libro Bianco e Mediterraneo, qual è il suo pensiero in merito?

Al di là delle discussioni preconcette, vorrei ricordare che il Libro Bianco, elevando il Mediterraneo a teatro prioritario di intervento per lo strumento militare nazionale, parla chiaramente dell'importanza e dell'influenza che le aree adiacenti hanno su di esso. Ma è evidente che tale criterio, insieme geografico e tematico, può e deve avere anche una lettura in termini strategici.

 

In che senso?

Nel senso che in un mondo globale e globalizzato l'interesse nazionale – che non può essere stabilito esclusivamente dalla Difesa, bensì dal Governo nel suo complesso o se si preferisce da una cabina di regia all'interno dello stesso governo che annoveri i principali Dicasteri – si definisce in base a ciò che ha, o non ha, influenza sul benessere, o sulla sicurezza, del Paese; e questo a prescindere dalla collocazione geografica di un particolare scacchiere. Non dimentichiamoci, del resto, che la Marina Mercantile italiana è la terza del G20 e che l'Italia ha la prima flotta Ro-Ro al mondo, oppure la seconda flotta peschereccia d'Europa. Non solo, ma se guardiamo allo stesso Mediterraneo, questo risente in misura sempre crescente di ciò che avviene nelle altre parti del mondo, Far East compreso.

Infine, pensiamo anche a cosa ha rappresentato per diversi anni la pirateria marittima e l'influenza che tale fenomeno, circoscritto al Corno d'Africa, ha avuto sulle economie nazionali di diversi Paesi del Mondo, a cominciare dall'Italia, oppure al fatto che importanti fornitori energetici dell'Italia, come la Nigeria o la già ricordata Russia, si trovano ben al di fuori del perimetro rappresentato dal Mediterraneo strettamente inteso.

 

Insomma, un interesse nazionale globalmente inteso...

Certo, ed a questo vorrei aggiungere l'importanza di essere presenti con prodotti e sistemi d’arma italiani presso altri stati: aerei, sottomarini, apparati in generale e così via. Si tratta di un’efficace modalità per incrementare la sicurezza nazionale poiché il legame virtuoso che si crea con questi Paesi assicura anche quella che potremmo definire “influenza” di sicurezza.

 

Veniamo, alle navi. Si parla di una seconda tranche di quel Piano straordinario di ammodernamento della flotta fortemente voluto dalla Marina e dal Governo. Qual è la sua opinione in merito?

Vorrei premettere che il Piano straordinario di ammodernamento della flotta è stato un qualcosa di estremamente lungimirante che ha garantito l'avvio di un percorso che giocoforza dovrà continuare, soprattutto per adeguare alcune capacità espresse da unità che iniziano ad accusare l'usura del tempo. Mi riferisco, per esempio, a nave ANTEO, alle capacità idrografiche o, ancora, a tutto il comparto contromisure mine. Proseguendo, vorrei citare la necessità di altre 2 unità di supporto logistico, oltre il VULCANO, dei sostituti delle LPD classe SANTI o della necessità di proseguire l'acquisizione di nuovi sottomarini per mantenere una capacità in tale settore coerente ed adeguata.

 

Dunque, per far fronte a tutte queste esigenze occorre una seconda tranche di Piano straordinario?

Sulle modalità di reperimento di queste risorse – Legge Sessennale, Piani straordinari, ecc. – si può discutere, l'importante è che sia chiara l'esigenza di sviluppare e sostenere una pianificazione di lungo periodo da qui al 2030-2035 per assicurare alcune capacità che sono funzionali alla salvaguardia di quell'interesse nazionale di cui sopra.

 

Per quanto riguarda le FREMM, secondo Lei quanto sono concrete le opportunità di esportarle in Australia?

Beh, direi che le opportunità ci sono visto che le FREMM rispondono appieno ai requisiti australiani. E' chiaro, poi, che in una scelta del genere rientrano anche considerazioni di ordine politico, ma da questo punto di vista il Governo e le istituzioni del nostro Paese hanno fatto già molto e altrettanto faranno nel prossimo futuro.

 

Visto che ormai ci siamo, svisceriamo ancor di più l'argomento FREMM in relazione all’export...

Mi limito a ricordare l'interesse del Canada e quello più recente e molto concreto degli Stati Uniti.

 

Ah, interessante. Può approfondire questo discorso sugli USA?

Negli Stati Uniti è in corso una riflessione sul progetto della Littoral Combat Ship e su come andare oltre tale esperienza tornando su un'unità più tradizionale assimilabile alla categoria fregata. In particolare, l'US Navy sta riflettendo sul fatto che, alla luce dell'evoluzione degli scenari, gli attuali gruppi portaerei hanno scorte qualificate per la parte antiaerea, con i TICONDEROGA e gli ARLEIGH BURKE, ma mancano delle capacità un tempo espresse dalle PERRY, ovvero mancano quelle funzioni, dalla lotta anti-superficie a quella antisom, tradizionalmente espresse dalle fregate. Per questo negli USA c'è un rinnovato interesse per unità di tale tipologia che si è concretizzato nella recente emissione di una RFI (Request For Information) tesa a valutare cosa può offrire oggi il mercato. L’interesse americano per le FREMM potrebbe peraltro essere favorito anche dalla presenza che Fincantieri ha negli USA con i cantieri di Marinette (dove, appunto, si costruiscono già le LCS classe FREEDOM ndr).

 

 

A proposito di FREMM, ci saranno delle novità in termini di equipaggiamenti per le 2 ultime unità?

Il programma FREMM è partito nel 2005 e man mano che andremo avanti ci saranno degli adeguamenti dal punto di vista tecnologico - come per esempio l'adozione di un IFF circolare conforme anziché phased array - che, tuttavia, non altereranno quelle che sono le prestazioni e le capacità di combattimento generali delle navi.

 

 

Eccoci alla nuova LHD. Cosa ci può dire sul ruolo di questa nave? Potrà operare anche con l'F-35?

Il ruolo attivo con l'F-35 spetta alla portaerei, dunque al CAVOUR. Non ci sono dubbi da questo punto di vista. Certo, in casi di emergenza si può operare dappertutto, ricordo per esempio che il primo SEA HARRIER è appontato sul vecchio incrociatore DORIA, ma è chiaro che qui parliamo di capacità di operare con una componente ad ala fissa sea based. E tale capacità, che possediamo ormai da un trentennio e che vogliamo mantenere senza soluzione di continuità tra gli HARRIER e gli F-35B, riguarda il CAVOUR.

 

Chiudiamo proprio sull'F-35B. Si parla da tempo di forza integrata con gli F-35B dell'Aeronautica. Eventualmente questa dove verrà rischierata: ad Amendola o Grottaglie? Ed ancora: per la Marina l'obbiettivo è ancora quello di acquisire "solo" 15 velivoli?

Per quanto riguarda la prima domanda, confermo che per la Marina la priorità è mantenere una capacità ad ala fissa di proiezione sea based. Poi vedremo dove questa potrà essere stanziata a terra, ma ritengo che entro tempi ragionevolmente brevi una decisione in merito verrà presa. Sulla seconda domanda, la pianificazione ad oggi resta quella relativa all'acquisizione di 15 F-35B.

 

 

 

 


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