RIVISTA ITALIANA DIFESA
I limiti del diradamento nella manovra terrestre 30/03/2026 | Pietro Penge

Nell’arte militare, la “massa” ha sempre costituito uno dei principi cardine della tattica: concentrare contro i ranghi nemici il massimo della potenza di combattimento ha rappresentato in ogni epoca il modo migliore per uscire vittoriosi da una battaglia o da un conflitto, consentendo anche a forze complessivamente inferiori, ma più organizzate, più mobili e meglio addestrate ed equipaggiate, di sconfiggere eserciti più numerosi ma meno capaci di manovrare efficacemente e meno attrezzati.

Nel tempo questo concetto si è evoluto, ma senza mai perdere la sua centralità; se la massa da concentrare era, inizialmente e per moltissimi secoli, sostanzialmente costituita da uomini, con l’invenzione di armi sempre più efficaci l’attenzione si è via via spostata sulla concentrazione del fuoco, per poi orientarsi, in tempi moderni, verso il più raffinato concetto di concentrazione degli effetti, indifferentemente dal modo in cui essi sono ottenuti. Si tratta di un'evoluzione che ha seguito passo passo la storia dello sviluppo tecnologico dell’umanità nell’esecuzione di quella che da sempre ne ha rappresentato l’attività più importante e a maggiore tasso di innovazione: la guerra.

Nessuna tattica, per quanto geniale, e nessuna innovazione tecnica, per quanto stupefacente, hanno mai permesso ad un esercito di prevalere su un altro senza prima ammassare contro il nemico un numero di uomini, di armi, di proietti capace di rivelarsi soverchiante per l’avversario.

Nell’affrontare l’argomento occorre però prima sgombrare il campo dai possibili fraintendimenti, specificando che ragionare in termini di massa non significa, come si potrebbe semplicisticamente credere, ammassare più uomini, o più armi, o più mezzi, o più capacità dell’avversario in meri termini quantitativi; significa invece portare contemporaneamente in azione, in un luogo e un tempo prescelti e limitati, un complesso di forze il cui impiego sincronizzato e continuato è ritenuto sufficiente a portare al tracollo e far collassare il corrispondente settore delle forze nemiche posto sotto attacco, indipendentemente dal rapporto quantitativo con le forze poste a difesa.

 

L’articolo completo è pubblicato su RID 04/26, disponibile online e in edicola.

 

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