Negli ultimi giorni è aumentata la frequenza con la quale i missili iraniani riescono a bucare lo scudo difensivo israeliano.
Ciò è il risultato di più fattori. Il primo è la combinazione di attacchi provenienti dall’Iran e dal Libano, che avviene in alcuni casi a testimonianza che, nonostante tutti i colpi subiti in questa guerra, e nelle precedenti, tra Teheran e il Partito di Dio esiste ancora un certo livello di coordinamento e comunicazione. Soprattutto, Hezbollah sta dimostrando una quasi sorprendente capacità di resilienza e adattamento, a dimostrazione del suo profondo radicamento nella società libanese e di un'infrastruttura ampiamente ridondata (ulteriori dettagli e approfondimenti sul Risk&Strategy WEEKLY).
Il secondo fattore riguarda il più frequente utilizzo di missili con testate clusterizzate, che nell’ultima settimana hanno provocato diversi danni. In questi casi, se il missile non viene intercettato fuori dall’atmosfera, si “apre” rilasciando le submunizioni (30-80) su un’area con un raggio fino ad una decina di chilometri.
Questo problema rimanda al terzo fattore di cui sopra: la coperta sta iniziando ad accorciarsi pericolosamente. Secondo uno studio pubblicato in questi giorni dal sempre ottimo think tank londinese RUSI, gli Israeliani avrebbero consumato l’81% degli intercettori ARROW-2/ARROW-3 e il 54% degli intercettori STUNNER del sistema DAVID’S SLING. A ciò bisogna aggiungere il 46% degli intercettori TALON della batteria THAAD rischierata nel Paese.
Insomma, le dotazioni di intercettori della componente antimissile a medio-lungo raggio – alta quota endo ed eso-atmosferica – si stanno riducendo in maniera significativa, con la situazione del sistema ARROW-2/ARROW-3 veramente critica. Per avere i rimpiazzi occorre tempo – per produrre un ARROW servono diversi mesi – con un rateo che non pareggia quanto consumato, ad un costo, oltretutto, più alto di quello del tempo di pace: il ramp-up in tempo di guerra costa in effetti di più. Insomma, c’è il rischio serio che se l'attrito iraniano si prolungherà nelle prossime settimane, i costi di questo possano aumentare, ma non in maniera lineare.
La difesa antimissile costa molto, specie nelle sue componenti più pregiate, e pone un problema di sostenibilità nel lungo periodo – con una relazione tale per cui il vantaggio dato dalla superiorità tecnologica si riduce inesorabilmente con il passare del tempo. Dunque, la domanda a questo punto è: quanto possono andare avanti gli Iraniani?
Probabilmente, le scorte di missili di Teheran sono state un po' sottostimate e non è da escludere che, nella profondità del suo territorio, sopra o sottoterra, il regime abbia mantenuto una qualche forma di capacità produttiva, sfruttando anche i legami e l’influenza con i Paesi confinanti (Iraq, Turkmenistan, ma anche Afghanistan), e con la Russia, per contrabbandare il più possibile. Cosa che consentirebbe di mantenere un certo livello di attrito, che da fastidioso potrebbe diventare insostenibile.
Peraltro, quanto detto per Israele vale pure per i Paesi arabi vicini, che stanno sparando moltissimo contro missili e droni iraniani. Sempre secondo lo stesso studio del RUSI, questi Paesi avrebbero consumato ben il 60% degli intercettori TALON del THAAD e un significativo 33% di PATRIOT PAC-3.
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