RIVISTA ITALIANA DIFESA
PATRIOT PAC-3 MSE verso l’integrazione sulle navi della US Navy 23/03/2026 | Gabriele Molinelli

Nel recente documento che dettaglia l’allocazione delle risorse aggiuntive assegnate alla Difesa dall’atto colloquialmente noto come One Big Beautiful Bill Act (OBBBA), emanato originariamente il 4 luglio 2025, una delle voci più interessanti è senza dubbio quella che porta alla “navalizzazione” del PATRIOT PAC-3 Missile Segment Enhancement (MSE).

L’iniziativa rientra in un’ulteriore, drastica accelerata ai piani del Pentagono in molte aree: i fondi di Riconciliazione sono stati originariamente inseriti con un orizzonte temporale che andava fino al 30 settembre 2029 per arrivare ad una loro Obbligazione. Con il nuovo documento si punta ad obbligare l’intera cifra, di 152,3 miliardi di dollari, già con il budget FY 2026 definitivo. Non solo, con l’integrazione del Appropriations for Defense Production Act, la cifra sale di un ulteriore miliardo, a 153,3.

Per il PAC-3 MSE “navale” si allocano 65 milioni di dollari così suddivisi:

- 18 milioni per lo sviluppo software per necessari adattamenti e integrazione nel sistema navale AEGIS e assicurare la piena compatibilità con il radar SPY-1 dei DDG. I contratti relativi sono pianificati entro il secondo quadrimestre.

- 43 milioni vanno allo sviluppo di un sistema data-radio compatibile che assicuri l’affidabile passaggio di informazioni di guida fra il radar SPY-1 e il PAC-3 MSE in volo. Di nuovo, i contratti sono pianificati entro il secondo quadrimestre.

- 4 milioni vanno agli adattamenti meccanici, elettrici e software per lanciare il PAC-3 MSE dai lanciatori verticali Mk-41. Questa voce di spesa include progettazione e test di un nuovo, appropriato canister per il missile per inserimento nelle celle Mk-41.

Già da tempo Lockheed Martin ha proposto il PAC-3 MSE navalizzato come complemento per i missili serie STANDARD, tanto da aver già effettuato, nel 2024, una dimostrazione di lancio con l’abbattimento di un missile cruise simulato. In quel caso il PAC-3 MSE è stato lanciato specificamente dal lanciatore verticale containerizzato, a 4 celle, Mk-70 (in pratica il lanciatore per le batterie TYPHON nonché quello imbarcato su LCS e grossi Uncrewed Surface Vehicles per altre dimostrazioni). Il Mk-70 è un derivato del Mk-41 che ne riutilizza i canister e altri sistemi, pur con l’inferiore numero di celle. Si è già lavorato anche per dimostrare la compatibilità con lo SPY-1 come sensore.

Per quanto il PAC-3 MSE non sia di molto più economico di un SM-6, ci sono comunque dei vantaggi potenziali importanti nel suo uso imbarcato, primo fra tutti il fatto che la produzione di PAC-3 MSE parte fin da ora da numeri e capacità produttiva annuale ben più alta e già in fase di ulteriore, enorme espansione. A gennaio scorso, Lockheed Martin e Pentagono si sono accordati su un piano di crescita che in 7 anni dovrebbe vedere la capacità di produzione annuale passare da 600 a 2.000 missili PAC-3.

Per mettere questo numero in prospettiva va ricordato che il recente accordo analogo relativo all’SM-6 punta ad una capacità produttiva di 500 missili l’anno entro il FY 2030, un ulteriore aumento rispetto all’obiettivo fissato con il precedente contratto Multi-Year (2024 – 2028) che prevede il progressivo passaggio dai 125 AUR (All-Up Round, missili completi) l’anno nel FY 2024 a 300 AUR l’anno a partire dal FY 2028. La differenza è enorme.

Non sembra invece destinata ad aumentare la “densità” di missili a bordo: il PAC-3 è più corto (potrebbe rientrare anche nei Mk-41 “Tactical Lenght”, una dote però di scarso interesse per la US Navy) ma non più “magro”, e non consente quindi l’inserimento di più missili per cella.

L’SM-6 potrebbe comunque concentrarsi sulla fascia più alta di bersagli balistici e ipersonici, con il PAC-3 MSE, prodotto in numeri molto maggiori, disponibile per il resto delle minacce.

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