A 3 settimane dall’attacco lanciato da Israele e Stati Uniti all’Iran, il conteggio delle perdite navali inflitte al regime è salito vorticosamente.
Nell’ultimo report fornito dal Pentagono, i numeri comprendono almeno 130 unità di superficie colpite (distrutte/affondate o comunque danneggiate gravemente), comprese 40 posamine, e 11 battelli subacquei.
Ad aggravare il già devastante conteggio delle perdite, il 19 marzo ha iniziato a essere colpita anche la cosiddetta Flotta Nord, presente nello specchio d’acqua chiuso del Mar Caspio.
Tuttavia, occorre ricordare che le 2 forze navali in cui si articola il Sea Power iraniano (la Marina regolare - Islamic Republic of Iran Navy-IRIN, o NEDAJA, e quella controllata dai Pasdaran, l’Islamic Revolutionary Guard Corps Navy-IRCG-N, o SEPAH Navy), comprendono un “pulviscolo navale” formato da migliaia di imbarcazioni di ogni genere.
Accanto infatti alle unità maggiori (alla vigilia della guerra, complessivamente 4 sottomarini medi o costieri, 16 fregate leggere/corvette, 25 FAC lanciamissili, più navi appoggio e anfibie, un singolo cacciamine, e la portadroni da 42.000 t SHAHID BAGHERI), vanno infatti considerate svariate centinaia di motoscafi veloci e ultraveloci equipaggiati con piccoli missili antinave, posamine, vedette d’assalto con mitragliatrici pesanti e lanciarazzi anticarro; e poi barchini suicidi (anche semisommergibili), droni kamikaze e non, e mezzi civili – soprattutto pescherecci – modificati.
Sin dal primo giorno di guerra (28 febbraio), gli attacchi si sono concentrati sulle navi maggiori inquadrate nella Flotta Sud, presente nel Golfo Persico; per lo più colpite in porto con missili e bombe guidate di vario modello. Il 4 marzo è comunque entrato in azione anche un sottomarino (probabilmente lo USS CHARLOTTE, classe LOS ANGELES Batch-III, in servizio dal 1994), che, lo ricordiamo, ha affondato la fregata leggera DENA con un siluro Mk-48, costringendo le 2 unità che la accompagnavano, la nave anfibia LAVAN (classe HENGAM), e la petroliera BUSHEHR, a farsi internare in India e Sri Lanka.
Dal 19 marzo, come accennato, sono poi entrate nel mirino (questa volta delle IDF israeliane) le unità del Caspio, sia in mare, che nel porto di Bandard Anzali, dove sono state duramente colpite la base navale e l’arsenale. Navi fino a quel momento risparmiate, non essendo una minaccia diretta, ma che Tel Aviv ha colpito per eliminarne le (scarse) capacità antiaeree; e forse per impedire eventuali attacchi navali iraniani contro le infrastrutture energetiche offshore dell’alleato Azerbajian, già colpito da alcuni droni lanciati dall’Iran.
Ad oggi, dall'inizio della guerra, tra le unità colpite e/o affondate da americani e israeliani, ci sono: la portadroni SHAHID BAGHERI e la nave-base con ponte di volo MAKRAN (complessivamente oltre 160.000 t di naviglio), ancora a galla, ma ridotte a carcasse fumanti.
Risultano poi quasi tutte colpite le fregate/corvette, sia della Marina che dei Pasdaran: le 2 corvette BAYANDOR e NAGHDI; le fregate leggere ALVAND e SABALAN, mentre una terza unità (ALBORZ) sarebbe in bacino; delle 5 fregate leggere classe MOUDGE, oltre al DENA, nei primi giorni erano state distrutte JAMARAN e SAHAND, mentre la ZAGROS, versione modificata SIGINT/ELINT, sarebbe stata solo danneggiata.
Il 19 marzo aerei israeliani hanno poi affondato la DEYLAMAN, affondata in porto nel 2018. Nessuna notizia dell’HEMZEH, un ex yacht imperiale risalente al 1936, ricostruito e impiegato come OPV nel Caspio dal 2006.
Praticamente annientata la componente corvette dei Pasdaran: sono infatti state colpite (con danni gravi, o affondate) le 4 unità classe SHAHID SOLEIMANI e la più piccola ABU MAHDI, mentre non è chiara la sorte della nave multiruolo SHAHID NAZRERI (prototipo di queste sofisticate unità dell’IRCG-N).
Delle 10 FAC lanciamissili classe KAMAM, diverse sarebbero state colpite, sebbene solo un affondamento sia stato certificato nei video del CENTCOM. Sarebbero invece state distrutte dall’IDF 4 delle 5 motomisilistiche classe SINA.
Per quanto riguarda la componente subacquea, l’ultimo report del Pentagono ha parlato di 11 unità colpite: di certificate, nelle immagini del CENTCOM ci sono solo il battello costiero FATEH e uno dei minisommergibili tipo GHADIR.
Probabilmente, sono stati colpiti altri battelli del genere, in varie versioni (posamine, appoggio incursori, ma anche armati con siluri e missili) e assai pericolosi nelle ristrette acque di Hormuz, mentre resta incerta la sorte dei 3 KILO/Project-877EKM, classe TAREQ: lo YUNES, il NOOR e il TAREQ. Proprio quest’ultimo sarebbe stato colpito da un missile balistico a corto raggio ATACMS, che ha fatto il suo esordio nei giorni scorsi come ship-killer (contro bersagli in porto).
Circa le altre unità colpite, si tratta soprattutto del “pulviscolo navale” schierato dai Pasdaran per minacciare la rotta di Hormuz. Negli ultimi giorni sono state decimate le imbarcazioni posamine, da quelle più piccole (barchini attrezzati per portare 2-4 ordigni, anche stoccati in lunghi tunnel in caverna), alle unità anfibie tipo LST da 1.200-1.400 t degli anni ’80 e ’90, capaci di rilasciare decine di mine navali. Nel Caspio, infine, i jet israeliani hanno dato la caccia anche al naviglio minore e ausiliario, con decine di obiettivi colpiti.
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