RIVISTA ITALIANA DIFESA
Ucraina, il caso della loitering munition LANCET su Kiev 20/03/2026 | Igor Markic

Nelle prime ore della mattina del 16 marzo, le forze russe hanno condotto un nuovo attacco con droni su Kiev e dintorni, lanciando oltre 30 droni di vario tipo.

L'episodio che ha catturato maggiore attenzione è stata la presenza di frammenti identificati come appartenenti ad una loitering munition LANCET nella zona centrale della capitale, nei pressi di Piazza dell'Indipendenza, la famosa Maidan Nezalezhnosti.

Ciò che stupisce è, per l’appunto, la presenza di una LANCET, della quale sono circolate alcune foto (ancora non è chiaro relative a quanti esemplari), la nota munizione circuitante sviluppata dalla società russa ZALA Aero Group, sussidiaria del Gruppo Kalashnikov, che non ha - almeno i teoria - autonomia sufficiente a raggiungere la capitale.

La munizione è riconoscibile per il caratteristico profilo a doppia coda a X e l'elica spingente posteriore, e viene impiegata principalmente per colpire obiettivi tattici a ridosso delle prime linee come artiglieria, radar, equipaggiamenti di guerra elettronica e veicoli corazzati leggeri. Lanciata da una piccola catapulta, può restare in volo circa 40 minuti con un'autonomia operativa di circa 50 km, riferita però al raggio di controllo radio, non alla distanza percorribile in assoluto. La Russia ha affermato che alcune varianti possono spingersi fino a circa 130 km, con una distanza media dichiarata di 90 km. Da Kiev al confine russo, tuttavia, la distanza supera i 200 km (ridotta però a 90 km da quello bielorusso, nel caso si ipotizzi un coinvolgimento di Minsk in questo episodio). Come ha fatto dunque la LANCET ad arrivare fino a Kiev?

L’eventuale aumento del raggio d’azione, tuttavia, non è la sola novità. Secondo Defense Express, difatti, i frammenti rinvenuti su Maidan presenterebbero caratteristiche compatibili con una variante aggiornata del LANCET dotata di capacità autonome, potenzialmente assistite da intelligenza artificiale. Inoltre, sembra confermato il ricorso ad architetture modem mesh, ovvero sistemi di comunicazione radio decentralizzati e auto-organizzanti, dove ogni nodo (in questo caso ogni dispositivo dello sciame) funge simultaneamente da ricevitore, trasmettitore e ponte radio per gli altri, secondo approcci simili a quelli già identificati sui droni autonomi russi V2U (e i LANCET in questione rinvenuti portano gli stessi marker di identificazione – dei pallini colorati - già osservati su tali droni). Recentemente, analisti ucraini avevano già segnalato modifiche all'antenna di controllo e al trasmettitore video del LANCET, perlomeno compatibili con un eventuale aumento della portata operativa, che, a questo punto, potrebbe essere confermata.

Ciononostante, vi è anche chi ha espresso dubbi significativi sulla narrativa di un LANCET autonomo capace di raggiungere il centro di Kiev dal territorio russo. Ad esempio, Serhii Beskrestnov, consulente del Ministro della Difesa ucraino, ha rimarcato quanto i LANCET non dispongano della capacità di batteria per coprire tale distanza, ha ipotizzato come i frammenti rivenuti possano essere stati deliberatamente sganciati da un drone SHAHED durante il sorvolo, nell'ambito di un'operazione dis-informativa russa volta a seminare panico e disorientamento.

Noi azzardiamo un’altra ipotesi: e se davvero alcuni SHAHED (e le loro copie GERBERA) fossero stati modificati come dispositivo-madre per il rilascio di LANCET? Dopotutto, esperimenti di natura similare (coinvolgenti più modesti FPV e UAV, ma anche missili aria-aria o addirittura MANPADS) stanno da tempo venendo attuati (anche a livello di combat test) sia dagli Ucraini che dai Russi, e non è detto che questi ultimi non stiano cerando di passare a una fase esecutiva per ordigni strike a lungo raggio, come sono, per l’appunto gli SHAHED. Essendo questi in maniera crescente preda della variegata difesa aerea ucraina, qualora adattati al rilascio di munizionamento circuitante quale il LANCET, potrebbero di nuovo cambiare le carte in tavola di un duello che finora ha visto l’Ucraina in occasionale difficoltà, ma mai soccombente.

Il LANCET, difatti, ha una segnatura radar e termica molto inferiore a quello degli SHAHED/GERBERA, che potrebbero rilasciarlo a distanza di sicurezza; il ricorso a sistemi di guida altamente automatizzati (e allo stesso tempo ridondanti perché, come già detto, auto-riconfiguranti), inoltre, potrebbe rendere la componente EW della difesa aerea meno efficacie; e anche i droni intercettori ucraini, probabilmente, avrebbero bisogno di essere parzialmente riprogettati per la caccia ad aeromobili dalle dimensioniben inferiori a quelle degli SHAHED. Parimenti inferiore sarebbe però anche il potere distruttivo, dal momento che i LANCET hanno una testata di circa 3 kg, che potrebbe, al più, riproporre anche su Kiev quelle dinamiche da “safari umano” (consistente nell’ingaggio deliberato di civili tramite droni) che i russi stanno da tempo attuando su Kherson, di recente, espanse anche su Kharkiv e alcune zone dell’Oblast di Sumy.

In definitiva, si tratta di un episodio da seguire con attenzione nei suoi sviluppi futuri, ammesso che ve ne siano e che confermino il raggiungimento di una reale capacità tecnologica da parte di Mosca, piuttosto che una (pur sofisticata) operazione psicologica.

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