RIVISTA ITALIANA DIFESA
Iran, Ali al Salem e il REAPER italiano distrutto. Capire la lezione 16/03/2026 | Pietro Batacchi

L’ennesimo attacco iraniano contro la base di Ali al Salem in Kuwait, in cui questa volta è stato colpito e distrutto un prezioso MQ-9A REAPER (30 e passa milioni di euro andati in fumo) della Task Force Air dell’Aeronautica Militare, pone ancora una volta la questione della protezione delle basi in teatro dalla minaccia di droni e missili di varie tipologie.

Grandi complessi come questo, e altri, sono bersagli estremamente vulnerabili, specie se si considera il fatto che sono “vicini” alla minaccia e rientrano, dunque, nella “engagement zone” anche di droni e missili a corto raggio. Ciò significa che lo spettro delle potenziali offese si amplia notevolmente, e con esso la frequenza degli attacchi e la probabilità di essere colpiti da più sistemi simultaneamente.

Per questo sarebbe necessario proteggere basi come Ali al Salem in maniera più robusta, ridondata e pluristrato. Vanno bene i PATRIOT, ma occorrono anche sistemi sup-aria missilistici “più leggeri ed economici”, artiglieria antiaerea di diverso tipo e calibro, anche poco sofisticata (perché non sono stati rimessi in funzione i nostri SIDAM?), e jammer per il disturbo dei segnali di controllo e guida dei droni. Il concetto è quello della ridondanza dei sistemi e dell’hi-low mix, perché una difesa deve essere anche sostenibile e costo-efficace, e idonea ad affrontare un’ampia tipologia di minacce. Altrimenti si prendono delle sberle.

E poi c’è la questione della protezione passiva degli assetti, ovvero shelter induriti e hangar in cemento armato, completamenti assenti ad Ali al Salem, ma anche reti antidrone e altri stratagemmi “low cost” che abbiamo visto in Ucraina. Si poteva e si doveva fare di più.

L’altro concetto importante è quello della dispersione degli assetti e dell’impiego agile delle forze: grandi hub come Ali al Salem non vanno più bene, perché troppo esposti e troppo “grossi”. Meglio un “pulviscolo” di basi più piccole e un utilizzo “più creativo” degli assetti, con l’impiego di forze più expeditionary, piccole e letali. Da anni lo scriviamo su queste colonne: speriamo che si sia capita la lezione.

(In foto: un drone MQ-9A REAPER dell'AM in servzio in Kuwait con il Task Group ARABA FENICE)

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