RIVISTA ITALIANA DIFESA
L’arsenale nucleare russo 25/02/2026 | Andrea Mottola

Alla luce delle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Russia, nonché del logoramento delle capacità convenzionali di quest’ultima a causa delle operazioni in Ucraina, per Mosca la deterrenza nucleare rappresenta un'opzione rilevante per scoraggiare eventuali aggressioni, da sempre percepite come pericolo imminente dagli establishment russi.

Del resto, tale componente resta lo strumento maggiormente efficace per "raffreddare" leadership politico-militari di stati ostili, garantendo la sicurezza di uno Stato con una spesa per la difesa significativamente inferiore, elemento estremamente importante nell'attuale situazione economica russa alla luce dei costi diretti necessari a finanziare le operazioni belliche in Ucraina.

Di fatto, per quanto il mantenimento di forze nucleari sia costoso, rappresenta un'opzione maggiormente “accessibile” rispetto al fabbisogno di risorse e forze necessario per garantire la stessa sicurezza con capacità convenzionali. Le dichiarazioni pubbliche lasciano intendere che la Russia si sta concentrando sul mantenimento e sul miglioramento della prontezza al combattimento della sua triade nucleare che, come dichiarato nel 2023 dallo stesso Putin, "rappresenta la principale garanzia per preservare la sovranità e l’integrità territoriale russa".

La modernizzazione della triade nucleare russa è proseguita durante il conflitto in Ucraina. Alla fine del 2022 la Russia aveva raggiunto il 91,3% di equipaggiamento moderno (rispetto all'89% dell'anno precedente), mentre nel 2023 si prevedeva di mettere in servizio operativo nelle Forze Missilistiche Strategiche altri 22 lanciatori, inclusi quelli equipaggiati con i nuovi missili SARMAT. Tuttavia, al netto della propaganda, immagini satellitari commerciali e altre fonti aperte indicano che tale processo di ammodernamento sta procedendo molto più lentamente del previsto: gli aggiornamenti ai missili balistici intercontinentali (ICBM) e ai bombardieri hanno subito ritardi significativi, e il "cospicuo" aumento di armi nucleari di tipo tattico russe previsto dallo STRATCOM statunitense nel 2020 non si è ancora concretizzato.

Ad inizio 2026, la Russia disponeva di una riserva di circa 4.309 testate nucleari destinate all'uso da parte di lanciatori strategici a lungo raggio e da forze nucleari tattiche a corto raggio. Di queste, circa 1.718 testate strategiche risultano attualmente rischierate secondo la seguente composizione: circa 870 su missili balistici lanciabili da terra, intorno alle 640 su missili balistici lanciabili da sottomarini e poco più di 200 presso basi che ospitano bombardieri strategici. Altre 1.114 testate strategiche dovrebbero essere in deposito, insieme a 1.477 testate non strategiche. Oltre alle scorte militari per le forze operative, ci sono circa 1.150 testate formalmente ritirate, ma ancora intatte, che attendono di essere smantellate e che incrementerebbero il totale a 5.459 testate.

Il programma di modernizzazione nucleare russo appare motivato in primis dal forte desiderio del Cremlino di mantenere una parità complessiva con gli Stati Uniti e, in secondo luogo, di preservare il prestigio nazionale. Il programma sembra anche cercare una compensazione per le forze convenzionali inferiori e la vecchia convinzione della leadership russa sul fatto che il sistema di difesa missilistica balistica statunitense costituisca un rischio reale per la credibilità della capacità di ritorsione russa.

 

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