Mentre proseguono i colloqui, e il Presidente Trump continua a ripetere che l’Iran vuole un accordo, gli USA proseguono lo sforzo di rafforzamento della loro presenza nell’area.
Al momento non abbiamo conferma che una seconda portaerei dell’US Navy si sia messa in moto per raggiungere l’area operativa, ma il dispositivo americano è cresciuto ancora. Ad oggi, il principale hub per un eventuale attacco all’Iran è la base giordana di Salti.
E’ qui che è concentrato il grosso della forza d’attacco basata a terra ed è qui dove dovrebbero essere rischierati 24 cacciabombardieri pesanti F-15E STRIKE EAGLE, 30 caccia omniruolo F-35A e 6 aerei d’attacco elettronico EA-18G GROWLER, così come un gruppo di assaltatori A-10 THUNDERBOLT. La base di Salti è fuori dalla portata dei missili balistici a corto raggio iraniani ed è strategicamente posizionata all’imbocco della rotta siro-irachena, fondamentale specie se l’Arabia Saudita non dovesse concedere i diritti di sorvolo del proprio spazio aereo.
Più in generale, nell’area, dunque includendo anche le basi di Al Udeid (Qatar), Prince Sultan (Arabia Saudita) e Ali Al Salem (Kuwait), sono presenti oltre 40 tanker tra KC-46A PEGASUS e KC-135 STRATOTANKER, 6 velivoli MPA/multi-intelligence P-8 POSEIDON, almeno un aereo spia RC-135V RIVET JOINT, 3 droni spia MQ-4C TRITON, ottimizzati per la sorveglianza marittima, e 3 velivoli speciali per il relay radio E-11A BACN, più 2 E-3B/C in arrivo dagli USA. Questa mattina sono inoltre partiti dagli Stati Uniti in direzione est anche 36 F-16 e 12 F-22.
Al dispositivo basato a terra bisogna poi aggiungere la portaerei LINCOLN – con uno stormo di caccia FA-18F SUPER HORNET ed un gruppo di bombardieri tattici F-35C, più 4 E-2D AWACS ede un gruppo di EA-18G GROWLER – ed il suo gruppo da battaglia. La componete navale dovrebbe comprendere nel complesso, oltre la portaerei, almeno 10 cacciatorpediniere, e 2-3 sottomarini a propulsione nucleare, per un potenziale di diverse centinaia di missili TOMAHAWK lanciabili.



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