A oltre un mese dall’arresto da parte degli Stati Uniti del leader venezuelano Nicolás Maduro, le forze USA sono – non solo – ancora presenti nei Caraibi, ma stanno operando nell’ambito di una strategia di lungo periodo volta a ridefinire le priorità di Washington nella regione e in Sud America.
Questa presenza militare, concepita per interrompere le rotte del narcotraffico e aumentare la pressione su Venezuela e Cuba, è destinata a generare ricadute economiche e un rafforzamento del peso strategico di Porto Rico.
Secondo Bloomberg, gli investimenti statunitensi legati alle operazioni militari e ai progetti infrastrutturali sull’isola dovrebbero raggiungere gli 833 milioni di dollari nell’anno fiscale 2026, con un potenziale impatto economico fino a 2 miliardi di dollari, in grado di creare circa 12.346 posti di lavoro e di produrre un “significativo incremento” del PIL locale.
Un rapporto del Puerto Rico Planning Board ha rivelato che la maggior parte dei fondi militari sarà destinata a Fort Buchanan (500 milioni di dollari), nei pressi di San Juan, che ospita circa 15.000 militari; seguiranno Fort Ramey (81 milioni di dollari) e Roosevelt Roads (79 milioni di dollari).
Le forze USA hanno fatto ampio affidamento su Porto Rico quale base avanzata per la proiezione di potenza militare nei Caraibi, prima nell’ambito dell’Operazione SOUTHERN SPEAR contro il narcotraffico e successivamente come piattaforma di lancio per la cattura del Presidente venezuelano a Caracas. Secondo i media statunitensi, l’attenzione dell’Amministrazione Trump si starebbe ora concentrando su Cuba, circostanza che confermerebbe l’entità degli investimenti di Washington sull’isola.
È importante sottolineare che Porto Rico è un territorio degli Stati Uniti dalla Guerra ispano-americana, che portò all’invasione, occupazione e annessione dell’arcipelago e dell’isola, nonché alla cessione del territorio da parte della Spagna con il Trattato di Parigi. La sua difesa militare è responsabilità di Washington e i suoi residenti sono cittadini statunitensi, pur non potendo votare alle elezioni presidenziali e non avendo membri con diritto di voto al Congresso.
L’aumento dell’attività militare statunitense ha innescato proteste e manifestazioni in diverse aree dell’isola. Nel frattempo, la governatrice Jenniffer González, repubblicana e sostenitrice di Trump, ha definito tale presenza “benefica per Porto Rico, per la nostra sicurezza e per l’economia”.
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