RIVISTA ITALIANA DIFESA
Defense Tech Tel Aviv: il laboratorio israeliano e il futuro della guerra 30/03/2026 | Tommaso Massa

Dieci giorni prima che Israele e Stati Uniti attaccassero l'Iran (la mattina del 28 febbraio) dando il via alla guerra, ci trovavamo a Tel Aviv per partecipare al Defense Tech Expo 2026 (17-18 febbraio), un piccolo ma denso salone alla sua prima edizione. Una partecipazione che ci ha permesso di raccogliere informazioni di prima mano sulle operazioni militari israeliane degli ultimi 2 anni e mezzo e di avere uno sguardo ravvicinato su quello che si sarebbe materializzato solo 10 giorni più tardi.

Il "piatto principale" dell'Expo era un ciclo di conferenze con speaker di alto livello provenienti dall'industria della Difesa, dai think tank e dalle Forze Armate israeliane: un momento di confronto sulla situazione geostrategica regionale e sulle operazioni che hanno portato allo scenario attuale, con spunti concreti sulle lezioni apprese e sulle future applicazioni dottrinali e tecnologiche.

All'Expo, la lettura prevalente tra gli interlocutori israeliani era di un vantaggio strategico consolidato ma non definitivo. Tutti erano d’accordo su una cosa: la situazione strategica israeliana era migliore in quel momento rispetto al 6 ottobre 2023.

Questo per una serie di ragioni esposte durante le conferenze e i confronti a margine: Hamas sconfitto, le capacità di Hezbollah ridimensionate ma non annientate, il “corridoio” siriano (quasi) interrotto, la normalizzazione con i Paesi del Golfo “in progress”, ma condizionata dall'evoluzione della questione palestinese. Emergeva, inoltre, soprattutto nei colloqui a margine, una crescente attenzione verso la Turchia, la cui espansione nella Siria post-Assad configura un potenziale nuovo asse di tensione nel medio termine, con Ankara che viene già indicata come “il prossimo avversario”, a sottolineare come la questione Iran fosse considerata “in fase di archiviazione”. La guerra con l’Iran, intesa come scontro finale, era infatti data come scontata e imminente, come poi effettivamente accaduto.

L’articolo completo è pubblicato su RID 04/26, disponibile online e in edicola.

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