Secondo quanto riportato dai media americani, gli Stati Uniti si apprestano a schierare truppe in Nigeria per fornire supporto nel contrasto all'insorgenza islamista. Nelle prossime settimane è previsto il dispiegamento di almeno 200 militari, che andranno a integrare un team ristretto di ufficiali americani già inseriti (embedded) nelle forze nigeriane.
Il Magg. Gen. Samaila Uba, portavoce del Comando della Difesa nigeriano, ha riferito che il contingente statunitense opererà in qualità di "personale tecnico e addestrativo" e non sarà impiegato in compiti di combattimento diretto. Questo imminente rischieramento giunge a poco più di un mese dall'annuncio del Presidente Trump riguardante un attacco condotto con missili da crociera TOMAHAWK contro sospette posizioni dell'ISIS, accusato di aver compiuto massacri ai danni della popolazione cristiana. Durante un discorso al National Prayer Breakfast a Capitol Hill, Trump ha inoltre aggiunto: "quando i cristiani vengono attaccati, [i loro assalitori] sanno che subiranno una risposta violenta e feroce dal Presidente Trump".
Il governo nigeriano ha respinto l'ipotesi di un "genocidio cristiano", precisando che i gruppi terroristici (Boko Haram e ISIS-West Africa) non operano alcuna distinzione tra cristiani e musulmani nelle loro azioni stragiste nel Paese. Al di là della narrativa a sfondo religioso, le violenze sono correlate anche a dispute di lunga data relative al controllo delle risorse idriche e fondiarie.
Secondo il Generale Dagvin Anderson, comandante di AFRICOM, il dispiegamento delle forze statunitensi nel Paese africano ha l'obiettivo di incrementare "gli sforzi di cooperazione nell'antiterrorismo legati alle violenze in corso e alle minacce contro vite innocenti", in linea con la strategia degli Stati Uniti volta a "proteggere i cittadini americani e neutralizzare le organizzazioni estremiste violente ovunque esse si trovino".
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