RIVISTA ITALIANA DIFESA
75° anniversario della Scuola di Aerocooperazione 06/11/2026 | STATO MAGGIORE DIFESA

Guidonia, 6 novembre 2026

Intervento del Signor Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano

È con grande piacere che partecipo alla celebrazione dei settantacinque anni di questa Scuola di Aerocooperazione. Un istituto che ha accompagnato l’evoluzione delle nostre Forze Armate e ne ha rafforzato l’approccio interforze.

Come è già stato ricordato, la Scuola nacque nel 1951 per formare specialisti che sapessero integrare l’impiego dei velivoli con le operazioni terrestri e navali. Una scelta lungimirante, che già allora vedeva nella cooperazione tra le Forze Armate una condizione irrinunciabile di successo.

Oggi la Scuola ha assunto una dimensione multidominio e offre corsi di formazione avanzata nei settori dell’aerocooperazione, del targeting, del telerilevamento e dello spazio, aperti al personale nazionale, della NATO e dei Paesi partner.

Ma il valore della Scuola non sta soltanto in ciò che insegna, sta soprattutto in come lo fa. Per la sua natura interforze, favorisce il confronto tra professionalità diverse e sviluppa la consapevolezza delle esigenze di ciascuna componente.

Scuola concepita per far dialogare le forze dell’aria con quelle di terra e di mare, la Scuola estende ora questo dialogo allo spazio e al mondo dei dati, che, come ho già detto in altre occasioni, considero il petrolio dell’era digitale. Un petrolio, però, che ha valore solo se qualcuno sa raffinarlo. È proprio qui che si impara a fondendo e interpretando dati provenienti da domini diversi, dai satelliti ai sistemi senza pilota, per trasformarli in conoscenza al servizio dei comandanti.

La crescente complessità del quadro strategico e la rapidità dei cicli decisionali impongono non solo prontezza d’azione, ma anche la capacità di costruire una comprensione olistica a 360 gradi e condivisa dell’ambiente operativo. Perché oggi domina il campo di battaglia chi sa elaborare e analizzare i dati meglio e più in fretta dell’avversario.

Questo è il cuore del multidominio. Come spesso ripeto, l’efficacia dello strumento militare non è la somma delle attività delle singole componenti, ma il prodotto degli effetti generati in tutti i domini.

Un’integrazione che va oltre il mondo militare e coinvolge gli strumenti del potere nazionale, secondo un approccio whole-of-government e whole-of-society. È in questa logica che la Scuola lavora al fianco di università, centri di ricerca e industria, mettendo a sistema le competenze del Paese.

Dall’incontro tra esigenze operative, conoscenza scientifica e innovazione tecnologica prendono forma percorsi formativi e capacità sempre più aderenti ai compiti da svolgere.

Un impegno riconosciuto anche oltre i nostri confini, come conferma la collaborazione con le Nazioni Unite. Lo scorso giugno, le Nazioni Unite hanno espresso formalmente all’Italia il proprio apprezzamento perché, grazie ai corsi svolti qui, l’ONU dispone, per la prima volta, di propri istruttori in grado di formare il personale nell’analisi dei dati acquisiti da velivoli senza pilota.

Un traguardo che si inserisce in una tradizione consolidata di questa Scuola: quella di mettere il proprio sapere al servizio della collettività anche al di fuori dell’ambito militare.

Lo testimonia il contributo alla ricerca archeologica offerto attraverso la fotointerpretazione. Una professionalità che ha consentito di leggere il territorio dall’alto, anche per scoprirne e tutelarne il patrimonio storico, e che nel 1966 è valsa all’istituto la Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte.

Come ha ricordato il Generale Turrin, lo stesso sapere ha sostenuto l’azione della Protezione Civile nelle grandi emergenze nazionali: dal terremoto dell’Irpinia, nel 1980, a quello dell’Aquila, nel 2009, sempre accanto alle comunità colpite.

I risultati che ho richiamato fanno onore all’istituto e sono merito di quanti, ieri come oggi, ne hanno assicurato con passione e dedizione la missione formativa: dal comandante al quadro permanente, dagli istruttori al personale civile. Il vostro lavoro porta nelle aule l’esperienza delle operazioni e restituisce, ai reparti, professionisti pronti all’impiego, contribuendo alla prontezza delle Forze Armate e al prestigio dell’Italia.

A voi tutti chiedo di coltivare sempre la curiosità, il rigore professionale e la disponibilità al confronto. Sono queste le qualità che permettono a un istituto di formazione di interpretare il cambiamento, di intercettare i segnali deboli e anticipare le esigenze di domani.

E vi chiedo, soprattutto, di continuare a formare personale capace di pensare e operare in chiave interforze e multidominio, perché è anche da qui che passano la credibilità della Difesa e la sicurezza del nostro Paese.

Settantacinque anni fa, questa Scuola nasceva per insegnare a Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri a parlare la stessa lingua. Oggi quella lingua si è arricchita di nuove parole, quelle dello spazio e dei dati, ma la missione non è cambiata.


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