Aerospazio, Difesa e Sicurezza come pilastro della politica industriale del Paese, con una filiera scelta come apripista di un metodo destinato a estendersi alle altre. Confindustria sta puntando molto su questo settore e ha istituito per la prima volta nella sua storia una delega ad hoc, poi diventata Vicepresidenza. Di quanto, allora, la Difesa e l’Aerospazio siano importanti per il mondo industriale italiano ne abbiamo parlato con Giorgio Marsiaj, che, appunto, ricopre oggi l’incarico di Vicepresidente di Confindustria per l’Aerospazio.
RID: Partiamo dalla scelta di Confindustria di mettere l’Aerospazio e la Difesa al centro dell’agenda. Da dove nasce questo interesse, e perché proprio ora?
Dott. Marsiaj: Per anni l’impatto e l’importanza di questo comparto in ottica di politica industriale sono stati un po’ sottovalutati. Quando ne abbiamo discusso con il Presidente Orsini c’è stato subito grande interesse, e le nostre imprese si sono mostrate entusiaste: è un settore che nei prossimi anni crescerà in modo davvero significativo. Aerospazio, Difesa e Sicurezza devono essere uno dei pilastri della politica industriale del Paese: per questo abbiamo creato una delega ad hoc e, poi, la Vicepresidenza. Non a caso, quando a gennaio è uscito “MADE IN ITALY 2030”, il Libro Bianco del MIMIT per una nuova strategia industriale, tra le 18 filiere produttive, l’Aerospazio è stato scelto come riferimento principale, il primo: quello che mettiamo a punto qui potrà, dunque, essere esteso anche alle altre filiere. La Delega, prima, e la Vicepresidenza, poi, servono esattamente a questo: coordinare e potenziare la filiera, e seguire con continuità i dossier europei e nazionali, dal prossimo Quadro Finanziario Pluriennale ai nuovi strumenti finanziari europei per la Sicurezza e la Difesa, armonizzando la posizione dell’industria italiana con quella dei partner continentali.
RID: Quanto pesa oggi il comparto Aerospazio e Difesa nella manifattura italiana, la seconda del continente?
Dott. Marsiaj: Come ricorda sempre il nostro Presidente, senza manifattura non ci sarebbe economia: la manifattura è al centro. La mappatura condotta con il Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio (CTNA) ci dice che nel 2024 il comparto aerospaziale valeva 21 miliardi di euro di fatturato, impiegava 54.300 addetti e investiva circa il 5% dei ricavi in ricerca e sviluppo. Nel quadriennio 2021-2024 il fatturato del settore aeronautico è cresciuto del 30% e quello spaziale del 63%, con occupazione in aumento a doppia cifra in entrambi i settori. Davanti a noi c’è una space economy che su scala globale entro il 2030 dovrebbe salire a 1.600 miliardi di euro - quasi il PIL dell’Italia - e un’aviazione civile destinata a raddoppiare.
Per fortuna nel nostro sistema abbiamo dei Tier-1 - Leonardo, Fincantieri, Avio Aero - e questo fa una differenza enorme, perché trascinano la supply chain in un percorso di crescita di lungo periodo che la filiera da sola difficilmente saprebbe fare. Ma il valore vero sta nell’effetto moltiplicativo sul resto dell’economia. Il Centro Studi Confindustria ha simulato il percorso che porterà la spesa per la Difesa dall’attuale 1,5% al 3,5% del PIL entro il 2035: nello scenario migliore - investimento concentrato nel nostro Paese e importazioni contenute - l’impatto cumulato sul PIL raggiunge il 3%, con un valore aggiunto industriale che sale al 6,5% del PIL e un’occupazione in aumento del 2,1%; nello scenario opposto, in cui la spesa aggiuntiva attiva soprattutto le importazioni, la crescita si fermerebbe allo 0,9%. La differenza la farà la capacità di indirizzare gli investimenti sulle nostre filiere - esattamente ciò che è mancato all’automotive.
RID: La filiera è composta per oltre il 90% da PMI (Piccole e Medie Imprese). È un punto di forza o di debolezza?
Dott. Marsiaj: Se siamo dove siamo, vuol dire che il sistema è competitivo, anche se oltre il 90% delle nostre aziende sono piccole o medie. La cosa essenziale è che non si chieda loro di decidere da sole quali prodotti realizzare nei prossimi 10-15 anni, ma “solo” di far parte di una supply chain su cui investono i grandi, che sanno dove va il mercato. È il sistema che collega i grandi a una filiera competitiva - fatta soprattutto di piccole imprese, molto specializzate, diffuse sul territorio, che competono con successo nelle catene globali del valore - a renderci competitivi. Il punto non è se le PMI abbiano un ruolo: quel ruolo c’è già. È quale ruolo vogliamo riconoscere loro. Per noi devono essere partner tecnologici dei grandi player, non semplici subfornitori: dobbiamo superare la tradizionale gerarchia cliente-fornitore a favore di partnership che abilitano investimenti e visione di lungo periodo.
RID: A che punto è il progetto CONNEXT 2.0 FILIERE, lanciato a giugno?
Dott. Marsiaj: Si tratta di un modello di collaborazione completamente nuovo: Confindustria si propone come soggetto attivo nell’attuazione della politica industriale del Paese - proprio ciò che spesso è mancato. Abbiamo individuato 3 direttrici: allargare la filiera, coinvolgendo nuovi partner industriali complementari e non concorrenti; valorizzarla, affrontando la questione dell’accesso al credito, del sostegno agli investimenti e della crescita dimensionale di PMI e small/mid cap; svilupparla, promuovendo aggregazioni e poli tecnologici integrati per riportare in Italia non solo le lavorazioni, ma competenze e interi sottosistemi. Il cuore operativo di CONNEXT FILIERE è la piattaforma digitale di Confindustria, oggi pienamente operativa e aperta alle imprese manifatturiere associate. Le nostre territoriali stanno già contattando e profilando le aziende; nella seconda metà del 2026 e nel 2027 organizzeremo giornate operative sul territorio, con una sessione istituzionale e una B2B le cui agende saranno generate dalla piattaforma stessa sulla base delle imprese profilate. Quei dati ci consentiranno, per la prima volta, di dialogare con le istituzioni nazionali ed europee sulla base dei fabbisogni reali delle filiere e di contribuire a disegnare strumenti di politica industriale e finanziari mirati.
RID: In sintesi, qual è la scommessa?
Dott. Marsiaj: Partire da una filiera robusta - Aerospazio, Difesa e Sicurezza - per dimostrare che questa è una politica industriale capace di creare lavoro, crescita e partnership, e poi estendere il metodo alle altre filiere nei prossimi 2 anni. La Moda, ad esempio, ci ha contattati subito. Il Presidente Orsini me lo disse un anno e mezzo fa: “voglio, per le altre filiere, quello che stai facendo per l’Aerospazio”. Applicare quei principi - il rispetto per le piccole imprese, il “crescere insieme” - ovunque sia possibile. Perché la manifattura è al centro, e l’Aerospazio e la Difesa sono il cuore.
L'intervista completa è pubblicata su RID 11/26, disponibile online e in edicola.
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