RIVISTA ITALIANA DIFESA
Midterm e Iran: la credibilità dell’anatra zoppa e l’incentivo alla guerra 05/11/2026 | Pietro Batacchi

La netta affermazione dei Democratici nelle elezioni di midterm, con la conquista di Senato e Camera dei Rappresentanti, pone dei rilevanti interrogativi su quali potrebbero essere gli impatti sul piano internazionale, specie sul fronte della crisi del Golfo.

La natura e la configurazione del sistema istituzionale americano ci aiutano a capire. Il Presidente, da questo punto di vista, mantiene intatte le sue prerogative: è comandante in capo, può continuare a emanare ordini esecutivi, nei limiti stabiliti dalla legge, usare il veto sulle leggi approvate dal Congresso, che può essere superato solo se la legge viene riapprovata con la maggioranza dei 2/3 in entrambe le Camere, e dirige la politica estera e di sicurezza.

Trump non ha mancato di dare già alcuni segnali: sul sito della Casa Bianca è apparsa la scritta “Trump è ancora il vostro Presidente”, mentre sul social Truth lo stesso Trump ha pubblicato l’immagine di un cappellino MAGA con la scritta “VETO”. Le risoluzioni sui “War Powers” presidenziali possono essere “vetate” o ignorate, mentre l’unica leva diretta del Congresso resta il bilancio militare. Leva da maneggiare con estrema cautela, visto il peso delle lobby militar-industriali e la loro influenza su singoli congressisti e cordate. A ciò si aggiunga il fatto che il nuovo Congresso si insedierà solo a gennaio.

Un aspetto, però, merita una riflessione: la percezione di Teheran. Il negoziato indiretto è in stallo: una bozza di accordo preparata dai soliti mediatori del Qatar è in discussione da più di una settimana, ma le 2 controparti continuano a rilanciarsi la palla l’una nel campo dell’altra. Gli Stati Uniti vogliono limiti verificabili all’arricchimento e garanzie sulle scorte di uranio. Teheran vuole prima la revoca delle sanzioni, la fine del blocco navale e lo sblocco dei fondi congelati.

Un Presidente percepito come “anatra zoppa” potrebbe convincere i Pasdaran e i duri del regime che il tempo giochi a loro favore. In questa logica basterebbe resistere, puntare sul Congresso e sull’opinione pubblica americana e alzare ulteriormente il prezzo dell’accordo. Ma è proprio qui che il calcolo potrebbe ritorcersi contro l’Iran. Un irrigidimento di Teheran, difatti, minerebbe l’immagine di Trump – la cui personalità è, per così dire, piuttosto umorale – ma, soprattutto, metterebbe ancora di più in discussione la credibilità della leva coercitiva americana. Su questo, nemmeno i Democratici possono permettere che a Teheran si equivochi sulla determinazione degli Stati Uniti e che l’Iran continui a tenere in scacco Hormuz e tutto il Golfo, senza contare il fatto che apparire come la sponda su cui gli iraniani contano per ottenere concessioni sarebbe un danno politico da evitare.

Ecco, allora, che il tutto si gioca sul filo delle percezioni e della loro manipolazione: Trump è azzoppato, ma Teheran non deve tirare troppo la corda, perché c’è il rischio che si spezzi.

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