L’ultimo rapporto dell’USAF al Congresso sulla consistenza della flotta caccia necessaria per il 2035 contiene un passaggio che conferma come l’Aeronautica Statunitense stia attivamente considerando un ruolo aria-aria per i propri bombardieri.
Il rapporto è materiale non classificato ma non è ancora stato reso disponibile integralmente al pubblico. Tuttavia, AviationWeek ne ha ottenuto una copia ed è stata la prima a riferire sull’inclusione dei bombardieri.
Nello specifico, “sviluppare capacità aria-aria sui bombardieri” è una delle 3 “opzioni di ricapitalizzazione aggiuntive” nominate, volte a facilitare l’accumulo di una sufficiente massa di aeromobili combat-coded. Le altre opzioni sono il fare un “maggiore affidamento sui Collaborative Combat Aircraft” e “un nuovo caccia di fascia “bassa”, che si ritiene sarebbe il paventato acquisito di F-16 “G” di nuova produzione per sfruttare a pieno la capacità industriale già esistente.
La notizia ha iniziato a circolare giorni fa a seguito di una tavola rotonda sul rapporto con il Tenente Generale David Tabor, Deputy Chief of Staff for Plans and Programs.
L’USAF afferma che sono necessari 1.509 aeromobili combat-coded entro il 2035 per raggiungere un profilo operativo a “rischio moderato”, ovvero una forza che consenta all’USAF di rispondere alle crisi con sole “moderate” difficoltà. Per raggiungere uno status operativo a “basso rischio”, l’USAF proietta un fabbisogno di 1.723 aeromobili combat-coded, ma già il numero inferiore è difficile da conseguire, principalmente a causa delle sfide di bilancio nel tentare un tale aumento nel passo degli ordini annuali per nuovi caccia.
I 1.509 aeromobili combat-coded rappresentano infatti già un salto molto significativo rispetto al precedente obiettivo di 1.271.
I mezzi primari per conseguire la struttura di forza necessaria sono la “massimizzazione” della produzione sia dell’F-15EX sia dell’F-35A. Entro il 2035 la ripartizione per tipi è prevista al 20% composto da F-22/F-47 come forza specializzata per la superiorità aerea; 40% F-35A, 20% F-15E/EX e un residuo 20% di F-16.
In termini percentuali, la quota di F-16 si riduce (dal 38% attuale) mentre le altre flotte crescono (F-22/47 dal 10 al 20%, F-35A dal 30 al 40% e F-15E/EX dal 14% al 20%).
L’idea di espandere i ruoli della forza bombardieri per coprire l’aria-aria non è affatto nuova e proposte circolano già da anni. Due piattaforme in particolare sarebbero adatte come “tiratori” a lungo raggio, il B-1 e il B-21. Il primo, tuttavia, è destinato a lasciare il servizio relativamente presto negli anni 2030 secondo i piani esistenti, lasciando il B-21 come candidato principale.
Il progetto di riattivare i punti di attacco esterni del B-1 apre tuttavia possibilità interessanti. In particolare, la recente presentazione del missile a lunghissima portata AIM-424 MALICE rappresenta una potenziale soluzione per dotare i bombardieri di capacità aria-aria. Sebbene il progetto appartenga alla Marina e non all’Aeronautica, ciò potrebbe essere risolto rapidamente.
Anche il missile a lungo raggio “ad interim” AIM-174B GUNSLINGER, di nuovo a guida US Navy, sarebbe un potenziale armamento per bombardieri, specialmente date le sue notevoli dimensioni, poco adatte ai caccia.
Infine, nel giugno di quest’anno l’USAF ha iniziato a consultare l’industria riguardo a future varianti di Air-Launched Standoff Weapon: l’Air Force Life Cycle Management Center (AFLCMC), Armament Directorate (EB), ha specificato che sta cercando (potenzialmente) fornitori multipli sia per una variante aria-aria sia per una aria-superficie con una “portata minima di soglia di 1.000 NM”. L’attenzione è specificamente sulle soluzioni A/A, la prima che si vuole raggiunga l’Initial Operational Capability.
L’interesse per un’arma aria-aria a portata così estremamente lunga, che probabilmente sarà un missile di grandi dimensioni, potrebbe potenzialmente essere collegato ai piani per far diventare i bombardieri arsenali volanti A/A.
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