RIVISTA ITALIANA DIFESA
Difesa, c’è lo 0,3% della clausola. In arrivo 6-7 miliardi l’anno per 2027 e 2028 15/10/2026 | Pietro Batacchi

“In considerazione dell’eccezionale contesto macroeconomico e geopolitico, la strategia di bilancio del Governo prevede il ricorso agli spazi di flessibilità derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, al fine di rafforzare le capacità di difesa e la sicurezza energetica, preservando al contempo il rispetto del sentiero di spesa netta raccomandato.

Il Governo intende utilizzare tale flessibilità nel 2027 e nel 2028 fino a un massimo annuo di 0,3 punti percentuali di PIL per la difesa, cui si aggiungono fino a 0,3 punti di PIL per interventi volti a rafforzare la resilienza energetica.” Così recita il Documento Programmatico di Bilancio 2027 (DPB), inviato oggi dal Governo al Parlamento italiano e alla Commissione Europea.

Il Governo ha così deciso di utilizzare una parte della clausola di salvaguardia (che consente di aumentare le spese derogando ai parametri previsti dal Patto di Stabilità), prevista da ReArm Europe, per la sua funzione originaria, ovvero la Difesa.

In termini monetari stiamo parlando di un ammontare oscillante tra i 6 e i 7 miliardi di euro l’anno, che potranno così essere destinati alla modernizzazione e al mantenimento in efficienza dello strumento militare.

Per ciò che concerne questo secondo aspetto, ricordiamo che le spese di esercizio in Italia sono tradizionalmente basse, strutturalmente sotto o al limite dei 2 miliardi di euro l’anno, e si sono mantenute tali anche negli ultimi anni. Dalle spese di esercizio dipendono la manutenzione e il supporto logistico dei mezzi, il mantenimento di scorte adeguate (quanto mai necessario in tempi di conflitti su larga scala ad alta intensità), l’addestramento dei reparti, ecc.

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