RIVISTA ITALIANA DIFESA
Il nuovo trattato sulla Groenlandia e quello che garantisce agli USA 02/10/2026 | Gabriele Molinelli

Il nuovo trattato sulla Groenlandia è stato ovviamente oggetto di opinioni contrastanti, mentre pubblico ed esperti si sono interrogati su "chi ha vinto". Fin dall'inizio delle pressioni trumpiane sulla questione Groenlandia, una parte degli osservatori ha sostenuto che non ci fosse motivo di contendere, perché l'accordo del 1951 fra Stati Uniti e Danimarca garantiva già a Washington "tutto quello che voleva".

Anche a fronte del nuovo accordo, c'è chi continua a sostenere che gli USA non abbiano ottenuto nulla di più di quanto già previsto dall'accordo del 1951. Si tratta però di una lettura poco fondata: innanzitutto perché gli Stati Uniti si sono assicurati alcune importanti nuove garanzie, ma anche perché l'accordo del 1951, per quanto mai superato del tutto, non era di fatto più in vigore nella sua forma originaria, essendo stato oggetto di ripetuti "ritocchi" che ne avevano sensibilmente ridimensionato la portata.

Per esempio, le disposizioni del 1951 sulla presenza delle forze USA in Groenlandia sono state superate già nel 1955 da quelle del NATO Status of Forces Agreement (SOFA). Le revisioni più significative sono però arrivate con il Joint Agreement siglato a Igaliku il 6 agosto 2004. La più importante di tutte, in apertura dell'articolo 1, è stata la riduzione delle "aree di difesa" in Groenlandia alla sola base di Thule, l'odierna Pituffik.

Chi richiama il trattato del 1951 dando per scontato che gli Stati Uniti abbiano ancora concessioni automatiche per tutte le numerose aree di difesa allora esistenti, semplicemente, non tiene conto della realtà: non è così da molti anni. E infatti il nuovo trattato del 22 settembre 2026 non ristabilisce automaticamente le aree di difesa esistenti nel 1951. Si può ipotizzare che lo sarebbero state se Washington ne avesse fatto specifica richiesta, ma non esiste alcuna controprova.

Con il nuovo trattato gli Stati Uniti si assicurano 2 nuove aree: Narsarsuaq e Mestersvig. La prima è già stata in passato una base aerea americana (chiusa nel 1958), mentre la seconda a oggi non è una vera base: dispone di una pista semipreparata per aerei cargo e di un minuscolo avamposto danese, con una presenza permanente dell'ordine di 3 militari alla volta. Nelle vicinanze si trova un sito minerario per l'estrazione del molibdeno.

L'analisi completa, con tutti i dettagli, è disponibile su Risk&Strategy WEEKLY 30/26.

Seguiteci sui nostri canali Telegram, Facebook, X, YouTube e Instagram.

 

Condividi su:  
News Forze Armate
COMUNICATI STAMPA AZIENDE