Lo scorso 31 agosto il CENTCOM ha dichiarato di aver colpito dei lanciarazzi utilizzati dai Pasdaran iraniani sull'isola di Larak, in procinto di lanciare mine marine nello Stretto di Hormuz. La notizia ha destato attenzione per 2 motivi: si tratterebbe del primo tentativo iraniano di minare il passaggio strategico dopo l'annuncio statunitense di aver rimosso completamente ogni mina (sempre che ve ne fossero state effettivamente posate), e il mezzo indicato, un lanciarazzi, è insolito rispetto alle consuete navi o imbarcazioni veloci impiegate per la posa.
In realtà, nel gennaio 2025 l'Iran aveva diffuso un video, girato durante l'esercitazione GREAT PROPHET-19, in cui veniva dichiarata l'operatività di una variante posamine del lanciarazzi multiplo FAJR-5. Il nome FAJR è ricorrente nella nomenclatura militare iraniana: dai razzi (FAJR-3, -4, -5, -5C) ai cannoni (il FAJR-27 è sostanzialmente la copia del 76/62 COMPATTO). Il FAJR-5, ritenuto il miglior MLRS iraniano in servizio, ha un diametro di 330 mm, è lungo 6,5 m, ha un peso al lancio di 915 kg, una gittata massima di 75 km, e trasporta normalmente una testata di 175 kg (di cui 90 kg di esplosivo).
Il razzo viene abitualmente lanciato da autocarri che trasportano 4 razzi ciascuno. La versione -5C, entrata in servizio nel 2017, è dotata di guida terminale assistita da satellite (GNSS). Nel succitato video si osserva una serie di oggetti conici galleggianti, simili per forma all'ogiva del razzo, descritti come mine navali: si sostiene che con questo sistema i lanciarazzi dei Pasdaran potrebbero posare o lanciare rapidamente centinaia di mine. Presumibilmente, quindi, il razzo rilascerebbe una mina galleggiante (drifting) di peso imprecisato.
In assenza di dati affidabili, l'analisi può basarsi solo su alcune considerazioni. La precisione della posa sarebbe scarsa, ma questo non costituirebbe un problema rilevante. È infatti verosimile che il razzo rilasci il carico con un paracadute, per evitare che l'impatto ad alta velocità con l'acqua danneggi i congegni di innesco. Trattandosi di mine galleggianti, si tratterebbe presumibilmente di ordigni a urto (come le tradizionali M-08) o ad antenna di contatto (come le mine anti-sbarco russe YaRM), poiché i TDD delle mine a influenza sono inadatti a questo tipo di impiego.
Un'ipotesi alternativa è il rilascio di 2-3 mine più piccole come submunizioni, la cui capacità di danneggiare una nave sarebbe però inferiore a quella, già limitata, di una mina singola. Un'ipotesi più azzardata è quella di una singola mina da fondo, dotata quindi di un TDD a influenza magneto-acustica, ma i vincoli di peso imposti dal vettore inciderebbero pesantemente sulle prestazioni. La MANTA, ad esempio, pesa 225 kg e può operare su fondali non superiori a 30 m: un'ipotetica mina di forma compatibile con il diametro limitato del razzo, senza una riprogettazione radicale del vettore, avrebbe quindi prestazioni presumibilmente modeste. La mina bulgara PDM-1M ha un diametro di circa 300 mm e un peso di circa 85 kg comprensivo dell'ancoraggio; opera a contatto o a influenza magnetica ma, per la carica esplosiva limitata, è impiegata solo su fondali di 2-4 m, come ordigno fluviale o anti-sbarco.
L'ultima ipotesi è che si tratti di uno dei tanti progetti iraniani annunciati e mai realizzati, o dotati di capacità dichiarate ma irrealistiche. L'annuncio potrebbe quindi puntare a un effetto psicologico più che operativo: la sola ipotesi di mine nello Stretto può bastare a scoraggiare, se non a bloccare, il traffico mercantile. Fino a oggi, del resto, nessuno ha individuato con certezza una mina iraniana nello Stretto di Hormuz, né risultano navi danneggiate da esplosioni subacquee (solo droni, missili leggeri, attacchi con barchini armati e qualche USV kamikaze); non sono inoltre state segnalate esplosioni dovute al brillamento di mine da parte delle forze MCM statunitensi.
Una versione del FAJR-5 è peraltro dedicata agli attacchi anti-nave, concepita per il blocco dello Stretto o per tecniche A2/AD, e si distingue dalle altre perché il veicolo di lancio è dotato anche di un'antenna radar per localizzare il bersaglio. Non si può quindi escludere che gli Stati Uniti abbiano attaccato i lanciarazzi sull'isola di Larak non tanto per il rischio di razzi equipaggiati con mine, quanto per la minaccia diretta alle navi in transito, dato che la gittata copre l'intera ampiezza dello Stretto. Il Presidente Trump aveva annunciato pochi giorni prima che lo Stretto era completamente libero da mine e che ogni nuovo tentativo di posarne avrebbe provocato un attacco immediato. L'attacco potrebbe quindi rientrare in una decisione statunitense volta a garantire comunque la sicurezza dei transiti, motivata dal rischio di un imminente lancio di razzi, equipaggiati con mine o meno e non necessariamente più pericolosi di un razzo tradizionale, contro le navi in transito nello Stretto di Hormuz.
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