RIVISTA ITALIANA DIFESA
Ucraina, l'escalation nella guerra senza fine. Putin e l'Europa al bivio 01/09/2026 | Pietro Batacchi

Se sul terreno la guerra in Ucraina non fa registrare ormai da quasi un anno particolari novità, caratterizzandosi sempre più come guerra de-meccanizzata dominata dai droni, è nel campo della cosiddetta "deep battle" e delle aree "grigie" che nelle ultime settimane si è assistito a un significativo aumento dell'intensità delle operazioni.

I Russi stanno mettendo sempre più nel mirino Kiev e Odessa. La capitale viene ormai attaccata da più giorni consecutivi con missili balistici e droni: magazzini logistici e depositi industriali gli obiettivi principali. Di qualche giorno fa l'attacco ad un deposito dell'azienda Fire Point nel villaggio di Myla, regione di Kiev, che ha provocato decine di morti tra i civili nelle aree residenziali adiacenti. I Russi impiegano i soliti ISKANDER, ampiamente modificati nel corso della guerra e resi sempre più efficaci (specie per, ad esempio, sfruttare il settore cieco del PATRIOT, che ha un radar ad antenna fissa), qualche ipersonico ZIRCON, S-400 modificati per il ruolo terra-terra e i GERAN.

Per quanto riguarda questi ultimi, la novità è l'uso sempre più frequente della versione GERAN 4, dotata di motore a getto e dunque maggiormente in grado di bucare la già malandata contraerea di Kiev. Questo è il vero problema degli ultimi mesi. Le difese contraeree ucraine sono state indebolite dagli attacchi russi, in particolare ai complessi radar, e devono fare i conti con la penuria nella fornitura di intercettori, leggi PATRIOT, per via della concomitante, e strisciante, guerra in Iran. Anche stanotte si è registrato un nuovo attacco con droni ed una ventina di missili balistici, compreso qualche ipersonico ZIRCON: nostre fonti a Kiev ci hanno parlato di un migliore rateo di intercetto (conferma indiretta arrivata dai blog russi, che non hanno "celebrato" l'attacco). Segno che qualche PATRIOT o chi per esso nel frattempo è arrivato. A Odessa, invece, continua la campagna russa con droni GERAN, ma anche con bombe guidate a raggio esteso lanciate da aerei, contro le infrastrutture logistiche portuali legate alle esportazioni. I danni sono notevoli, tanto è vero che gli Ucraini hanno dovuto reindirizzare una buona parte del traffico verso i porti danubiani, specie quello di Izmail, colpito stanotte.

In generale, in tutta l'Ucraina si sta registrando un'ansia da ulteriore escalation, specie in vista dell'inverno e sullo sfondo delle notizie di una mobilitazione di massa dopo l'appuntamento elettorale in Russia, con assalti ai banchi dei supermercati.

Nonostante questo, le forze ucraine continuano a loro volta a colpire in profondità nel territorio russo con missili e droni, dedicandosi soprattutto a magazzini logistici e ai complessi legati all'infrastruttura energetica. La crisi del carburante, causata dai sistematici attacchi ucraini, è gravissima e le autorità russe già da un mese hanno dovuto estendere il divieto di export di benzina fino al 31 gennaio 2027 e fino al 30 settembre il divieto di export di diesel. Non solo, ma anche l'export del grano, per via degli attacchi ai terminal logistici del Mar d'Azov e del Mar Nero, nei primi 20 giorni di agosto, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è diminuito di 2 volte e mezzo.

Putin, che ha ammesso la difficoltà della situazione, si trova oggi di fronte ad un bivio: percorrere la strada dell'escalation o riprendere le fila della trattativa. In questo momento tutti i segnali vanno nella direzione della prima, e pericolosa, ipotesi, ed è probabilmente in tal senso che va letta la visita a Mosca del Direttore della CIA Ratcliffe.

In sostanza, la Russia non riesce a venire a capo di una guerra che, ricordiamolo, non voleva in questi termini, non essendo preparata ad affrontarla, per via della resilienza ucraina dovuta alla profonda integrazione tra Kiev e Occidente. Un'integrazione strategica, d'intelligence e industriale che fa dell'Ucraina oggi una vera e propria estensione dell'Occidente, soprattutto dell'Europa, e che le garantisce la capacità di reggere e sostenere uno sforzo prolungato.

Da qui, la necessità di alzare ancora la posta e l'intensità del conflitto, a cominciare da quelle aree grigie, estese a tutto il continente europeo, che da mesi ormai sono diventate la retrovia "viva" della guerra, come dimostrano anche casi recenti. I continui sconfinamenti di droni russi, l'ultimo quello di stanotte nello spazio aereo estone, che ha costretto alla scramble i caccia NATO, i droni esplosivi ritrovati negli aeroporti tedeschi nel mese di agosto, gli incendi scoppiati la scorsa notte negli stabilimenti polacchi WB Electronics di Skarzysko-Kamienna (l'azienda fornisce, tra l'altro, le loitering FLY EYE e WARMATE all'Ucraina) e JFG Composites di Lublino (JFG produce anche materiali per la produzione di droni destinati all'Ucraina), ma non dimentichiamo il caso dell'incendio sospetto scoppiato il 13 agosto nello stabilimento KNDS Ammo Italy, ex Simmel, di Colleferro, se letti nello stesso quadro, rappresentano potenziali e inquietanti segnali di una campagna ibrida che ha come obiettivo, appunto, quello di "allentare" l'integrazione di cui sopra tra l'Ucraina e l'Europa. E pure le tensioni su Kaliningrad, Suwalki e, piu' in generale, sui "baltici", costituiscono se vogliamo un tassello dello stesso mosaico.

Siamo, dunque, in una fase apertamente critica della guerra, nella quale la razionalità degli attori è pesantemente influenzata dagli "interessi simbolici", ovvero dalla reputazione e dalla credibilità. Mai, nella storia recente, ci eravamo ritrovati di fronte ad una situazione così pericolosa.

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