Durante l’esercitazione TAIPAN STRIKE 2026, tenutasi nel giugno scorso ma rivelata ufficialmente solo a luglio, Australia e Stati Uniti hanno collaborato a un’interessante dimostrazione di un sistema di difesa contraerei – antimissile terrestre basato su un sistema AEGIS navale “virtualizzato” a terra.
Tenutasi al poligono australiano di Woomera, la dimostrazione ha visto l’impiego di un missile Standard SM-2 per abbattere un drone bersaglio BQM-74E. Il sistema missilistico ha impiegato un adattamento del sistema navale AEGIS con radar phased-array australiani della compagnia CEA Technologies.
L’AEGIS “virtualizzato” porta a terra la stessa software baseline che viene già impiegata dai caccia classe HOBART della Royal Australian Navy (e in futuro dalle fregate classe HUNTER, basate sul design Type 26 britannico).
Per quanto in questa dimostrazione sia stato usato un SM-2, il sistema potrebbe sfruttare anche il ben più moderno e performante SM-6, che l’Australia sta già adottando per la Marina.
Il missile è partito da un lanciatore su rimorchio di dimensioni relativamente compatte e per questo denominato “DERRINGER” come la famosa pistola ultra-compatta. Il lanciatore su rimorchio è chiamato Expeditionary Launch System e potrebbe evolvere per usare canister navali Mk-41 a piena lunghezza (Strike length) per gestire, appunto, missili come l’SM-6.
La TAIPAN STRIKE 26 è stato un esperimento diretto dalla Royal Australian Air Force specificamente per esplorare opzioni di difesa aerea e antimissile a medio raggio al fine di informare le prossime decisioni del Ministero della Difesa. Infatti, la National Defence Strategy del 2026, costruendo sulle raccomandazioni della Defence Strategic Review del 2023, ha raccomandato un’accelerazione verso l’introduzione di un sistema terrestre di difesa aerea e missilistica a medio raggio.
Ad oggi la capacità GBAD australiana non va oltre le capacità del sistema NASAMS, ma questa copertura è insufficiente a far fronte a moderne minacce missilistiche balistiche e, in prospettiva, ipersoniche.
La Defence Strategic Review del 2023 aveva già raccomandato di non inseguire una “capacità ideale” quasi perfetta ma lontana nel tempo e impossibile da finanziare, concentrandosi invece su approcci innovativi per arrivare ad una capacità accettabile in tempi più brevi.
La condivisione di una singola soluzione tecnica e di un singolo stock di missili con la Marina fa evidentemente capo a quelle raccomandazioni.
Il lanciatore DERRINGER usato per l’occasione aveva solo 2 celle.
Nulla è stato specificato riguardo agli esatti radar della “famiglia” CEA impiegati, ma una foto in particolare fra quelle rilasciate mostra 2 di essi montati su rimorchi. Sembrerebbe trattarsi di un CEA High-powered Phased Array Radar (HPAR) 64SG, ovvero un radar da ricerca in banda S (apparentemente privo della piccola antenna dell’IFF in questa particolare occasione) e di un radar CEA in banda X per la guida missili.
Semplificando, si tratta delle principali facce di un sistema radar multi-banda CEAFAR 2 come quello destinato alle fregate HUNTER, “scomposte” e montate su rimorchi.
La Royal Australian Air Force ha acquisito 4 set di radar CEA High-powered Phased Array Radar (HPAR) come parte del progetto AIR6500 Integrated Air and Missile Defence Command and Control (IAMD C2) che la RAAF ha acquisito originariamente per dotarsi di una capacità basata a terra per il Joint Air Battle Management System (JABMS).
Un radar CEA HPAR era stato già dispiegato sperimentalmente nel Regno Unito nel 2025 per partecipare, alle isole Ebridi, alla grande esercitazione periodica di difesa anti-missilistica FORMIDABLE SHIELD.
Alla dimostrazione ha preso ovviamente parte anche Lockheed Martin, che è già partner strategico anche nel programma AIR6500. È possibile che i radar impiegati nell’evento siano proprio alcuni di quelli relativi a quel progetto.
Questa soluzione molto “navale” potrebbe nel prossimo futuro trovare quindi fortuna anche a terra con l’Australia che conta di lanciare a breve il programma vero e proprio per una soluzione GBAD/IAMD a “medio” raggio.
Anche gli Stati Uniti, seppur seguendo altri percorsi, hanno già portato l’SM-6 a terra e nel futuro questa soluzione potrebbe trovare maggiore diffusione.




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