Israele sta valutando la potenziale acquisizione di pattugliatori marittimi Boeing P-8A POSEIDON, al fine di istituire la sua prima unità dedicata alla guerra antisommergibile e potenziare le capacità sottomarine regionali, in particolare in relazione al dispiegamento di moderni sottomarini diesel-elettrici a propulsione indipendente dall'aria (AIP) da parte di Turchia ed Egitto.
L'eventuale acquisizione dei P-8A consentirebbe a Israele di effettuare sorveglianza acustica continua e tracciamento dei bersagli evitando di impiegare in tale ruolo piattaforme a maggior vocazione multiruolo – e meno preparate ad operare per ore in una singola area di ricerca sottomarina e poco adatte al contrasto di minacce subacquee, come i vari ricognitori G-550 nelle diverse configurazioni EITAM, ORON o SHAVIT - distogliendole da altri compiti e/o teatri operativi.
Un’unità di POSEIDON sarebbe in grado di dispiegare boe acustiche attive e passive (che rilevano e tramettono, rispettivamente, gli impulsi acustici - misurando l'energia riflessa per determinarne la distanza e la direzione - e i rumori dei macchinari, delle eliche e le tracce idrodinamiche, dati che i computer di bordo analizzano per stimare velocità e direzione del sottomarino, e determinare la sua probabile posizione successiva, permettendo di restringere l’area di ricerca, anziché affidarsi al radar o al rilevamento visivo di un albero o di uno snorkel), elaborarne i relativi contatti, localizzare bersagli sommersi e convertire un contatto rilevato in un ingaggio grazie alla possibilità di trasportare siluri leggeri Mk 54 da 324 mm e mine navali, lasciando ai suddetti G-550 dedicati alla BMS, CAEW, ELINT, IMINT, SIGINT la libertà di operare su Gaza, Libano, Siria, Iran e Mar Rosso.
Ovviamente, la proposta di acquisizione dipende dalla potenziale integrazione nelle strutture di finanziamento militare israelo-americane per compensare gli elevati costi di acquisizione, integrazione dei sensori, alcuni o molti dei quali sicuramente “customizzati”, e mantenimento/supporto della piattaforma a lungo termine. Peraltro, al momento, Israele non individua ufficialmente un'immediata lacuna in termini capacitivi rispetto alla guerra ASW e la sua attuale combinazione di unità di superfice, sottomarini, elicotteri, sensori costieri e asset aerei ISR viene considerata ancora efficace. Ufficiosamente, tuttavia, il “requisito” israeliano è incentrato sulla necessità di individuare e seguire in tempi brevi un sottomarino diesel-elettrico che può navigare a bassa velocità con le batterie, ridurre l'utilizzo dei motori e sfruttare l'intenso traffico mercantile, la riverberazione delle acque basse e le variazioni di temperatura del Mediterraneo Orientale per rendere più difficile il rilevamento acustico. La propulsione indipendente dall'aria (AIP) riduce ulteriormente la necessità di snorkel e di funzionamento dei motori diesel, eliminando uno dei momenti in cui un sottomarino convenzionale è maggiormente esposto ai sensori radar, infrarossi e visivi.
In tale scenario operativo, un P-8A potrebbe installare barriere di boe acustiche passive al largo di Haifa, Ashdod, dei giacimenti di gas offshore (come il Leviathan) e delle vie di accesso/transito utilizzate dalle forze navali israeliane, per poi riposizionare tali barriere in base alla profondità, alla velocità o alla rotta del sottomarino. L'aereo potrebbe anche “approfondire” le caratteristiche di un contatto rilevato per la prima volta da un sottomarino classe DOLPHIN, da una corvetta SA'AR 5/6, da un elicottero imbarcato, senza obbligare tale unità di rilevamento a rimanere nell'area. La sua velocità di reazione è fondamentale dal punto di vista operativo, poiché il velivolo può spostarsi tra 2 aree di ricerca distanti diverse centinaia di chilometri più velocemente rispetto ad un elicottero o ad un pattugliatore turboelica. L'autonomia di 2.200 km del POSEIDON consentirebbe, inoltre, operazioni al di là delle immediate coste israeliane, compresi i quadranti a sud di Cipro e Creta, o del Mediterraneo orientale centrale.
Non va dimenticato, inoltre, che accanto al suo ruolo natio di pattugliatore marittimo, il P-8 rappresenta un’eccellente piattaforma per la raccolta di intelligence multispettrale. Può infatti utilizzare i propri sistemi radar ed elettro-ottici per classificare fregate, corvette, motomissilistiche, mercantili e navi ausiliarie, fornendo alla Marina israeliana un quadro marittimo più ampio nei periodi in cui l'attività sottomarina rappresenta solo una componente della minaccia.
Come detto, la flotta sottomarina turca rappresenta senza dubbio la principale motivazione nella valutazione d’acquisto dei POSEIDON da parte israeliana. La Marina Turca dispone di oltre 10 sottomarini diesel-elettrici in servizio attivo, con una flotta composta principalmente da varianti del Type 209 e ora in fase di transizione verso la classe REIS, basata sul tedesco Type 214, che introduce la propulsione indipendente dall'aria (AIP), sonar moderni e una maggiore autonomia in immersione. L'Egitto aggiunge una seconda flotta di sottomarini convenzionali moderni nella stessa regione con i suoi 4 sottomarini Type 209/1400mod e 4 unità più vecchie di classe ROMEO, aumentando il numero di sottomarini silenziosi che Israele potrebbe dover identificare durante esercitazioni, crisi o periodi di deterioramento politico. Il problema per Israele non sta tanto nel fatto che ogni dispiegamento turco o egiziano costituisca un'intenzione ostile, ma che un ambiente sottomarino più denso aumenti il numero di contatti che richiedono classificazione e monitoraggio continuo. L'acquisizione dei P-8A andrebbe a coprire esattamente tale requisito.
Va da sé che la dimensione della flotta rappresenta un elemento cruciale che, tuttavia, attualmente è basato puramente su congetture, seppur supportate da valutazioni analitiche: una flotta di 2/3 velivoli potrebbe supportare operazioni periodiche, ma avrebbe difficoltà a mantenere una copertura continua mentre un aereo è sottoposto a manutenzione programmata e un altro è utilizzato per l'addestramento. Al contrario, una forza da 4/6 aerei – numeri più verosimili per un eventuale acquisto israeliano - fornirebbe una disponibilità più credibile, ma aumenterebbe anche i costi di approvvigionamento, infrastrutturali e del personale.
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