Nella notte tra il 18 e il 19 luglio la Russia ha lanciato contro Kiev e dintorni almeno 25 missili balistici fra ISKANDER-M ed S-400 adattati a ruoli terra-terra, e 10 ipersonici ZIRCON (il più massiccio impiego simultaneo di questo tipo di missile). Di questi 35 ordigni, secondo i numeri ufficiali delle autorità di Kiev, la contraerea ucraina ne ha intercettati solo 17.
È il settimo raid di luglio sulla capitale e il terzo con grosso impiego di munizionamento balistico in una settimana, e, per numero di missili balistici impiegati, risulta probabilmente il più massiccio dall'inizio dell'invasione. Inoltre, a differenza di alcune ondate precedenti di qualche giorno, condotte soprattutto con S-400, questa volta la Russia ha attinto generosamente alle scorte di ISKANDER-M e ZIRCON.
I danni hanno riguardato vari quartieri della capitale. A Solomianskyi si sono sviluppati incendi in un edificio di uffici a 3 piani, in un supermercato e in diversi immobili residenziali e non. A Shevchenkivskyi, dove le distruzioni si sono concentrate nell'area di Lukianivka, gli impatti hanno innescato incendi in un condominio, in locali non residenziali, e in un edificio amministrativo. La fermata della stazione della metro Lukianivska è stata nuovamente danneggiata, e vale la pena notare come si tratti di uno degli ennesimi colpi subiti da questa infrastruttura dall'inizio della guerra, martoriata per via della presenza, nelle sue vicinanze, di un noto stabilimento di produzione d’armamenti (Artem). A Sviatoshynskyi è stata danneggiata un'abitazione privata, mentre a Desnianskyi gli attacchi hanno provocato incendi in edifici non residenziali, magazzini e veicoli parcheggiati. A Dniprovskyi si sono avuti incendi in un dormitorio e in un edificio non residenziale, mentre fuori dai confini cittadini, a Bilohorodka, sobborgo di Bucha, le fiamme hanno interessato uno dei più grandi complessi logistici della regione, un episodio che si inserisce in una tendenza già osservata negli attacchi consumatisi ai danni di taluni importanti magazzini della capitale e dei suoi dintorni nelle notti del 13-14 e del 15-16 luglio. Colpiti anche obiettivi legati alla produzione bellica, tra cui la Kyivkhimvolokno Plastics Factory e la Meridian Radio Plant.
Colpisce quanto si sia ridotto il margine tra allarme e impatti: anche in questo caso, come da varie settimane a questa parte, le prime esplosioni si sono avute un paio di minuti circa dopo l’attivazione delle sirene d’allarme (e, in un paio di recenti occasioni precedenti, anche prima). La questione, con pochi precedenti in oltre 4 anni di guerra, potrebbe essere legata al logoramento della rete radar ucraina, visto che la difesa aerea registra invece ben pochi problemi quando si tratta di avvistare e intercettare per tempo i droni GERAN (scoperti e tracciati anche con una rete di microfoni istallati per tutto il Paese).
Pesa poi l’acclarata carenza di intercettori PATRIOT PAC-3 e ASTER (SAMP/T), gli unici sistemi capaci di abbattere ISKANDER e ZIRCON: basti pensare che nel bombardamento del 6 luglio non si intercettò nessuno dei 23 missili lanciati. Si dice che IRIS-T in alcuni limitati sia in grado, con una buona dose di fortuna, di trovare una breve finestra temporale durante la traiettoria finale di un missile balistico avversario idonea a consentirne intercettazione, ma non è noto quanti ordigni siano stati effettivamente abbattuti in questo modo, né se ciò sia valido sia per gli ISKANDER (che dispongono di ingannatori) che per gli ZIRCON (più veloci degli ISKANDER). Sia come sia, è noto quanto gli Ucraini stiano cercando di ovviare alla carenza
(probabilmente irreversibile) di SAM ad alta capacità occidentali con la messa a punto di un sistema autoctono a basso costo. Magari ci riusciranno, visto come, grazie alla loro ingegnosità, sono più volte riusciti ad aver ragione di taluni vicoli ciechi capacitativi ricorrendo a soluzioni smart, economicamente scalabili, e sorprendentemente efficaci, se non rivoluzionarie (vedasi per esempio il caso dei droni intercettori). In tal caso, sarà necessario ripristinare l'efficienza della rete di avvistamento e allarme della difesa aerea, fino a poche settimane fa quasi leggendaria per la puntualità con cui, anche quando non si riusciva a prevenire e neutralizzare gli attacchi, ne segnalava comunque per tempo l'arrivo, permettendo di attivare tutte le procedure di preparazione e mitigazione.
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