È guerra aperta ormai per lo Stretto di Hormuz, dopo giorni di scontri e l’annuncio del Presidente Trump del riavvio del blocco ai porti iraniani.
I Pasdaran stanotte hanno attaccato 2 petroliere emiratine che stavano utilizzando la cosiddetta rotta omanita attraverso lo Stretto. Confermati danni e un morto tra gli equipaggi. In risposta, gli Americani hanno colpito obiettivi in tutto l'Iran meridionale e sulle isole dello Stretto. Puntuale la risposta iraniana, con Teheran che lanciato diversi missili e droni contro obiettivi in Bahrain, Kuwait e Giordania.
Il conflitto tra Iran e Stati Uniti torna così ad accendersi e ad avere una nuova fase "calda", fatta di azioni e reazioni militari sistematiche, ben oltre la soglia della “scaramuccia”. La posta in gioco è il controllo di fatto della strategica via d'acqua di Hormuz e il rispettivo peso negoziale in vista della prospettiva della firma dell'accordo finale; prospettiva che in verità appare sempre più sfumata. In queste condizioni tornano a crescere i prezzi di petrolio e gas, e torna a crescere l'inflazione, con un impatto di nuovo negativo per la stabilità e la crescita economica globali.
Come se non bastasse, si riscalda anche il fronte yemenita. Ieri, caccia sauditi hanno colpito con missili STORM SHADOW l’aeroporto di Sanaa e gli Houthi hanno risposto attaccando la base di King Khalid e l’aeroporto internazionale di Abha.
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