Dal 22 giugno del 2026 i ripetitori installati in territorio bielorusso, che venivano utilizzati dai Russi per gli attacchi con droni GERAN sul nord dell’Ucraina, hanno smesso di funzionare.
Zelensky lo ha dichiarato pubblicamente il 24 giugno, citando il rapporto del Comandante in Capo Syrskyi e i Servizi di intelligence ucraini, aggiungendo però di non sapere ancora con certezza se siano stati fisicamente smantellati o solo disattivati. La notizia giunge alla fine di un colorito scambio pubblico di messaggi e dichiarazioni fra il Presidente ucraino e il suo corrispettivo bielorusso Lukasheko, che più avanti riassumeremo.
Prima di entrare nei dettagli per comprendere l’importanza di questo evento, bisogna innanzitutto rammentare come i droni russi SHAHED/GERAN utilizzino come sistema di guida primario il segnale GNSS e un sistema inerziale (INS), che consentono al drone di viaggiare lungo una rotta pre-programmata.
Tuttavia, per rispondere al crescente disturbo del segnale GNSS, sono stati adottati metodi di guida alternativi, tra cui guida satellitare, utilizzo di modem LTE/3-4G per agganciarsi alla rete telefonica ucraina, e un sistema basato su segnale radio. Per quest’ultimo caso, ovviamente, più i droni si allontanano dalle aree di lancio più sono soggetti ad indebolimento del segnale radio (e come vedremo, qui entrano in gioco i ripetitori in Bielorussia e il concetto di rete mesh, NdR).
Il controllo in remoto tramite segnale satellitare sarebbe la soluzione più ovvia per far fronte a questo problema, ma la Russia non dispone di sistemi adeguati per questo tipo che, comunque (è bene rammentarlo, perché vi è molta confusione in proposito), non assicurano il governo di volo in tempo reale per via della latenza del segnale. Come noto, per qualche tempo Mosca era riuscita ad affidarsi al sistema STARLINK, senonché, esso è stato definitivamente disattivato (anche se sembra che i Russi riescano ancora a farlo funzionare di tanto in tanto…) da Elon Musk lo scorso febbraio.
La risposta di Mosca è stata allora quella di ricorrere a tecniche di cosiddetto “mesh network”, per il quale ogni drone è stato equipaggiato con un modem atto a renderlo non soltanto un ricevitore, ma anche un relè per gli altri UAV del suo sciame: se uno viene abbattuto, il segnale si reindirizza così attraverso un altro nodo, con il risultato di assicurare un rerouting automatico del segnale anche in caso di abbattimento parziale dello sciame.
Tutti i dettagli nell'articolo completo, pubblicato su Risk&Strategy WEEKLY #21/26 uscito oggi.
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