Da diverso tempo la Marina Militare ha rivolto la sua attenzione ai sistemi unmanned (UAV, USV, UUV/AUV): si tratta di un’attenzione che non nasce negli ultimi anni, ma ha radici piuttosto profonde. Su questa tematica la grande novità, partita nel 2025, è costituita dalle OPEX (OPerational EXperimentation), le nuove campagne di sperimentazione operativa condotte dalla MM insieme al comparto industriale nazionale e internazionale. Ne abbiamo parlato con l’Amm. Saladino, Presidente del Comitato per le Sperimentazioni Operative Multidominio (CSOM) e Capo del 7º Reparto “Navi” dello Stato Maggiore della Marina.
La cornice
L’idea, portata avanti appunto dal Comitato per le Sperimentazioni Operative Multidominio (CSOM), è quella di condurre sperimentazioni operative per validare sistemi unmanned e tecnologie emergenti per il contrasto ai droni in scenari sfidanti e realistici, supportando le scelte della Marina in termini di acquisizioni e, allo stesso tempo, lavorando allo sviluppo di dottrine specifiche per operare in ambiente Multidominio. In tale contesto si inserisce anche il concept di Multi Capability Carrier (MCC), ovvero unità dotate di aree modulari in grado di operare simultaneamente con sistemi unmanned eterogenei (UAV, Unmanned Aerial Vehicle, USV, Unmanned Surface Vehicle, UUV/AUV, Unmanned Underwater Vehicle/Autonomous Underwater Vehicle) e quindi facilmente riconfigurabili a seconda della missione da assolvere.
Un modello operativo innovativo
Il programma OPEX si basa su un modello di collaborazione pubblico-privato nel quale la Marina Militare mette a disposizione unità navali, aree operative, poligoni e competenze tecniche e operative, mentre le aziende (nazionali e internazionali) partecipano con le proprie tecnologie e i propri sistemi per testarli in scenari realistici. Si tratta di una soluzione vantaggiosa per tutti, o win-win. La MM offre alle aziende un contesto realistico nel quale possono verificare sul campo l’efficacia delle soluzioni alle quali stanno lavorando, accelerare la maturità delle proprie tecnologie e raggiungere la Technological Readiness Level (TRL) adeguata all’impiego delle stesse in contesti operativi.
L’articolo completo è pubblicato su RID 07/26, disponibile online e in edicola.
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