Il 26 dicembre 2024, la Cina ha presentato al mondo un velivolo che, per dimensioni, configurazione e implicazioni strategiche, non ha precedenti nella storia dell'Aeronautica Cinese. Il Chengdu J-36 – designazione non ancora ufficialmente confermata per il caccia di 6a Generazione di Pechino – ha effettuato il suo volo inaugurale affiancato da un J-20B biposto, elemento che ha immediatamente fornito agli analisti un riferimento dimensionale prezioso.
La scelta della data, il compleanno di Mao Zedong, non è sembrata casuale: nell'arco di pochi giorni sono stati svelati 3 nuovi aerei che andranno a costituire la spina dorsale dell’Aeronautica Cinese (PLAAF) dal 2030 al 2080: nello specifico, oltre al J-36, una variante AEW&C del velivolo da trasporto Xi'an Y-20 – il KJ-3000 – e un velivolo sperimentale, di dimensioni più contenute, sviluppato da Shenyang, che diversi osservatori hanno interpretato come un dimostratore di un nuovo caccia stealth, ufficiosamente designato J-XDS/J-50.
Il copione seguito dal Chengdu Aircraft Industry Group (CAIG) per la “presentazione” del J-36 ha ricordato molto quello del J-20 di 14 anni prima: nessuna comunicazione ufficiale sui dati tecnici, prototipo che vola in pieno giorno da un aeroporto situato in un’area urbana densamente popolata, e il Governo che autorizza tacitamente la diffusione delle immagini sui social media. Uno schema che non appare come il risultato di una gestione lasciva dell'informazione, ma come una scelta deliberata, calibrata per massimizzare l'impatto psicologico e strategico, pur senza rivelare dettagli classificati. Il confronto con la rivelazione del J-20 è utile anche per inquadrare le aspettative relative all’arco di sviluppo temporale.
Il J-20 volò per la prima volta nel gennaio 2011 ed entrò in servizio operativo limitato intorno al 2017-2018, con quasi un decennio di test, messa a punto e produzione di pre-serie. Se il J-36 seguisse una tempistica simile, le prime unità operative potrebbero essere disponibili attorno alla metà degli anni '30, orizzonte che si sovrappone perfettamente alle stime più pessimiste degli analisti americani sulla finestra di vulnerabilità strategica degli Stati Uniti nel Pacifico.
Ciò che è emerso dai filmati e dalle fotografie che si sono susseguite negli ultimi 13-14 mesi – di qualità variabile ma sufficientemente ricche di dettagli – consente di delineare con ragionevole precisione la geometria esterna del velivolo, le sue caratteristiche aerodinamiche di massima, la configurazione propulsiva e, per inferenza, le capacità operative per cui è stato progettato. L'analisi che segue si basa su un esame sistematico di queste immagini, integrate con le osservazioni sul secondo prototipo apparso alla fine del 2025, le cui significative modifiche rispetto alla prima cellula rivelano importanti indicazioni sull'evoluzione – rapida – del programma.
L’articolo completo è pubblicato su RID 07/26, disponibile online e in edicola.
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