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Sicurezza e sovranità energetica: l'Italia verso il nucleare 09/06/2026 | Ivan Lonati

A seguito delle diverse crisi energetiche degli ultimi anni, dalla pandemia di Covid-19 alla Guerra in Ucraina, fino alle tensioni in Medioriente, l’Italia ha avviato un percorso di aggiornamento del proprio quadro energetico e normativo, riaprendo anche il dossier nucleare in tutte le sue possibili declinazioni.

Un primo passaggio è stato l’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, il PNIEC, pubblicato nel 2024. Nel documento, accanto al ruolo centrale delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, vengono considerati scenari di lungo periodo in cui l’energia nucleare può contribuire alla sostituzione di una quota di gas naturale, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dall’estero, aumentare la sicurezza energetica e contenere l’impatto climatico del sistema elettrico nazionale.

L’abilitazione concreta di questa possibilità passa però in larga misura dall’aggiornamento del quadro normativo relativo all’intera filiera nucleare. È un passaggio particolarmente rilevante per l’Italia, che pur non disponendo oggi di centrali elettronucleari operative conserva una base industriale e manifatturiera di alto livello. Come evidenziato anche dal Rapporto pubblicato dal Politecnico di Milano nel 2025, la supply chain italiana presenta competenze potenzialmente spendibili nel campo delle tecnologie nucleari avanzate, dalla componentistica all’impiantistica, dall’ingegneria ai controlli di qualità.

In questo contesto si inserisce il voto del 4 giugno scorso, quando la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile. Il provvedimento non autorizza immediatamente la costruzione di nuovi impianti, ma rappresenta uno dei passaggi necessari per consentire al Paese di dotarsi, in futuro, di un quadro giuridico idoneo allo sviluppo del nucleare civile e alla corretta gestione delle responsabilità connesse.

La delega copre infatti un perimetro molto ampio: sicurezza nucleare, vigilanza e controlli, gestione del combustibile nucleare fresco ed esausto, rifiuti radioattivi, decommissioning, ricerca sui reattori a fissione e sulla fusione, riordino delle competenze istituzionali e l’istituzione di un’autorità indipendente per la sicurezza nucleare. Si tratta di temi centrali non solo dal punto di vista energetico, ma anche da quello industriale, ambientale e strategico.

La legge crea dunque il presupposto giuridico affinché il nucleare possa tornare a essere valutato come opzione concreta all’interno del mix energetico nazionale. Inoltre, consente al Governo di strutturare strumenti di informazione e consultazione, così da coinvolgere cittadini e comunità locali in modo più trasparente nelle future decisioni relative a impianti, siti, sicurezza e gestione dei rifiuti.

Il testo passerà ora al Senato. In caso di approvazione definitiva, la fase decisiva sarà quella dei decreti legislativi attuativi, che dovranno tradurre la delega in norme operative su autorizzazioni, competenze, controlli, standard tecnici, localizzazione degli impianti e gestione del ciclo del combustibile possibilmente entro la fine dell’anno.

Nel frattempo, a livello internazionale, il nucleare avanzato procede con ritmi sempre più sostenuti. Negli Stati Uniti, il Department of Energy ha annunciato la prima criticità del microreattore Mark-0 sviluppato da Antares Nuclear. Si tratta di un prototipo e non di un impianto commerciale, ma il segnale è rilevante: quando volontà politica, risorse finanziarie, infrastrutture di prova e percorsi autorizzativi dedicati convergono, i tempi di sviluppo possono ridursi sensibilmente.

Il voto della Camera, quindi, non segna il ritorno immediato del nucleare in Italia. Rappresenta però il primo passaggio concreto per dotare il Paese degli strumenti normativi e istituzionali di cui altri Stati già dispongono, e per permettere alla filiera industriale italiana di giocare un ruolo nella nuova stagione del nucleare avanzato.

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