Dopo una trattativa andata avanti per settimane, la Commissione Europea è venuta incontro all'Italia (fino ad un certo punto), concedendo al nostro Paese di usare fino allo 0,3% annuo, e un massimo dello 0,6% nel triennio 2026/2027/2028, dell'1,5% previsto dalla clausola di salvaguardia di ReArm Europe per la Difesa.
In pratica l'Italia potrà spendere questi soldi (circa 14 miliardi di euro) in deroga al Patto di Stabilità, ma non per le accise e il caro energia, bensì per investimenti nella cosiddetta transizione green (speriamo si spendano anche per il nucleare, almeno…).
A questo punto l'Italia potrebbe anche utilizzare tutti i 14,9 miliardi del fondo SAFE originariamente richiesti. In realtà i segnali che ci arrivano non vanno in questa direzione e pare che l'Italia ne utilizzerà solo una parte, ovvero i 5 miliardi di cui aveva già parlato il Ministro degli Esteri Tajani. Speriamo non sia così. SAFE, l'abbiamo scritto tantissime volte, offre condizioni davvero appetibili: 10 anni di grazia, niente IVA, rimborso in 45 anni e tassi bassissimi. Gli altri Paesi si sono già ampiamente mossi ed è già alla firma la prima tranche di contratti.
L'Italia tergiversa, presa dalle solite beghe di cortile, fa un esercizio di correlazione tra energia e difesa completamente sbagliato, e mette a rischio una serie di programmi, sui quali non solo l'industria aveva già fatto la propria pianificazione, ma sui quali c'erano già accordi con altri Paesi. Sì perché, ricordiamolo, SAFE finanzia programmi di acquisizione congiunti, che comprendano almeno 2 Paesi membri dell'UE, o un membro più l'Ucraina. Insomma, se la situazione è questa, alcuni programmi resteranno fuori e ricadranno sul bilancio ordinario della Difesa o su quello del MIMIT, «togliendo il posto» ad altri programmi o iniziative che, con tutti i 14,9 miliardi di SAFE, avrebbero visto luce verde.
Giusto per far capire l'aria che tira, lo stesso sindacato della UILM ha diramato una nota nella quale esprime preoccupazione per i programmi navali di Fincantieri, affermando che la questione «riguarda direttamente i lavoratori dei cantieri coinvolti, a partire da Castellammare di Stabia, dove permane la preoccupazione che le criticità legate alle risorse SAFE possano incidere sulla realizzazione della terza unità del programma LSS classe VULCANO». Ma la terza rifornitrice VULCANO – che Fincantieri dovrebbe produrre, appunto, a Castellammare utilizzando SAFE – è solo uno degli esempi delle iniziative che potrebbero essere a rischio.
È vero, la Difesa, ai tempi dell'analfabetismo funzionale da social network, non porta voti, ma porta tecnologia, sofisticazione industriale e resilienza, competitività e lavoro qualificato. Quali sono gli altri settori di manifattura che in Italia possono garantire tutto questo?
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