Dopo l'annuncio iraniano di ieri sul raggiungimento di un accordo, e le secche smentite di Trump, stanotte si è registrata una nuova rottura del cessate il fuoco, secondo quella logica del "tit for tat" (occhio per occhio) che adesso sembra consolidarsi.
Gli Iraniani hanno bloccato il passaggio di una petroliera americana attraverso Hormuz, e gli USA hanno attaccato un obiettivo nell'area di Bandar Abbas. In risposta, i Pasdaran hanno lanciato droni contro la base di Ali Al Salem in Kuwait.
In sostanza, all'azione non cooperativa si risponde con un'azione altrettanto non cooperativa di tipo simmetrico, stando bene attenti a non oltrepassare la soglia della guerra aperta.
Washington e Teheran, dunque, continuano a combattersi nel dominio cognitivo (le sparate di Trump su Truth, i meme iraniani, ecc.), si punzecchiano con azioni limitate su Hormuz e continuano a trattare. Entrambi pensano di poter manipolare a proprio vantaggio la variabile tempo, come ammesso da Trump dicendo agli Iraniani che sbagliano se pensano che le elezioni di Midterm sempre più vicine lo condizionino, mentre gli Iraniani tengono botta nonostante una situazione economica drammatica, affidandosi alla tradizionale resilienza persiana.
La sensazione è che si possa andare avanti ancora sotto la soglia del conflitto aperto, ma che ad un certo punto un (mezzo) accordo arrivi. Magari secondo quello schema già visto a Gaza: rinvio delle questioni più spinose e consolidamento di una situazione di fatto sul terreno. Certo, non un bello scenario per la stabilità economica globale.
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