Durante l’Operazione EPIC FURY contro l’Iran, gli Stati Uniti hanno impiegato il LUCAS (Low Cost Unmanned Attack System) che – ironia della sorte – sembra essere un progetto “ispirato” da quello dell’iraniano SHAHED-136 e del suo clone russo GERAN-2, che sono diventati una delle armi maggiormente impiegate nella guerra contro l’Ucraina.
Come denuncia chiaramente il suo nome, questa nuova arma offre un costo estremamente contenuto, 35.000 $, pur a fronte di gittata (circa 600-700 km) e letalità operativamente molto valide.
Sono anche emersi nuovi dettagli, tra cui l’imminente adozione di un software (HIVEMIND Autonomy Software) basato sulla AI che consente attacchi a sciame coordinati. Il “pacchetto” HIVEMIND è stato già ampiamente sperimentato dagli Ucraini che lo hanno impiegato su centinaia di droni. Secondo il parere degli sviluppatori, il tasso di successo è cresciuto di un ordine di grandezza, passando da un bersaglio colpito su 10 attaccati a quasi 10 su 10.
Utilizzando HIVEMIND i droni navigano in modo completamente autonomo e si coordinano al fine di eseguire la missione d’attacco. Grazie alle comunicazioni satellitari, l’operatore può intervenire, eventualmente modificando l’obiettivo in qualunque momento. L’uso della AI e di uno sciame coordinato consente di ridurre il tempo critico tra la scoperta/identificazione del bersaglio e il suo ingaggio, nell’ambito della Kill Chain, riducendo anche la capacità di reazione dell’avversario. Esistono però attualmente dei limiti legali ed etici per la completa autonomia dello sciame, che impongono quindi l’intervento o la supervisione di un operatore umano quando si impiegano armi letali. Un aspetto interessante è che utilizzando uno o più droni come relay di comunicazione SATCOM, si può in effetti controllare l’intero sciame da una postazione di comando situata ovunque nel mondo.
Un altro aspetto interessante è che il LUCAS è stato lanciato anche dal ponte di volo una nave da guerra, nel caso specifico la USS SANTA BARBARA (LCS-32). La Marina Iraniana aveva del resto dimostrato più volte in passato di poter lanciare droni d’attacco e da ricognizione dal ponte di unità anfibie o di navi commerciali modificate.
I droni sono leggeri, compatti, non offrono problemi significativi di blast al momento del lancio, e possono quindi rappresentare un notevole incremento delle capacità di attacco di un’unità navale tradizionale, senza necessità di costosi e impegnativi lavori di modifica. In effetti, già molti anni fa, diverse unità della Marina Italiana erano solite lanciare il BARC (Bersaglio Aereo Radio-Comandato) per esercitazioni di tiro, ed il BARC (gli attuali MIRACH-100, MIRACH-40, BANSHEE, ed i loro progenitori) è a tutti gli effetti un drone, sia pur con tecnologia diversa dagli attuali droni d’attacco.
Il mondo sta avanzando, la tecnologia e le tattiche cambiano, e di conseguenza la dottrina, la pianificazione e il procurement dovrebbero tenerne conto…
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