RIVISTA ITALIANA DIFESA
Capacità e lacune delle Forze Aeree europee della NATO 26/05/2026 | Andrea Mottola

Specializzazione, munizionamento avanzato, guerra elettronica, ELINT, mission data e SEAD/DEAD: le principali criticità dei Paesi Europei.

Per decenni, la deterrenza convenzionale in Europa contro una potenziale minaccia sovietica prima, russa poi, è stata garantita principalmente dalla schiacciante forza militare degli Stati Uniti. Questo equilibrio, consolidato nel corso della Guerra Fredda e mai seriamente messo alla prova nel periodo successivo, sta però subendo pressioni strutturali crescenti.

L'espansione delle capacità militari cinesi costringe Washington a destinare quote sempre maggiori di risorse all'Indo-Pacifico, riducendo quelle disponibili per altri teatri. In caso di un conflitto militare in quell'area, è probabile che una parte significativa dei velivoli e dei sistemi d’arma pregiati americani (caccia di 5ª Generazione, aerei da guerra elettronica, sistemi da difesa aerea e missilistica, munizionamento a lunga gittata, aerocisterne, piattaforme da intelligence multispettrale, aerei AWACS e AEW&C) attualmente assegnati ai Comandi europei venga trasferita su quel fronte. La Cina, peraltro, ha tutto l'interesse strategico a sostenere la Russia affinché continui a rappresentare un pericolo concreto in Europa, dividendo così l'attenzione e le risorse dell'Alleanza su 2 fronti contemporaneamente. Per evitare un futuro conflitto con la Russia, gli Stati europei della NATO devono essere in grado di assumersi il compito di scoraggiare l'aggressione militare russa senza fare affidamento automatico su una massiccia e immediata presenza americana.

Il punto di partenza di questa autonomia è la superiorità aerea. Senza il controllo dei cieli, le forze terrestri europee - per quanto moderne e (relativamente) numerose (molto più ridotte rispetto al periodo della Guerra Fredda: NdR) - non dispongono delle risorse ISTAR, dei volumi di fuoco e della libertà di manovra necessarie a fronteggiare un Esercito Russo più numeroso e dotato di una potenza di fuoco terrestre decisamente superiore. Le grandi unità mobili che stanno sviluppando Polonia, Finlandia e Germania sono deterrenti credibili, ma rimangono dipendenti dalla sorveglianza aerea e dalle capacità di fuoco che solo la superiorità aerea può garantire contro forze terrestri avversarie numericamente superiori. Raggiungere tale superiorità in aree contese richiede la capacità di individuare, sopprimere e distruggere i sistemi missilistici terra-aria (missioni SEAD/DEAD), di condurre una guerra elettronica avioportata offensiva e di disporre di munizioni in quantità e tipologia adeguate alla minaccia. Il punto è che le forze aeree europee posseggono queste capacità in misura del tutto insufficiente.

La ragione di fondo è storica: per oltre 25 anni, addestramento, dottrina e approvvigionamenti sono stati calibrati sulle esigenze delle campagne di contro-insurrezione, condotte in spazi aerei permissivi e con il costante supporto americano. Il risultato è una forza aerea collettiva che eccelle nel supporto aereo ravvicinato e nell'interdizione tattica, ma è strutturalmente carente laddove conta davvero per fronteggiare un avversario di livello paritario, o quasi. La dipendenza dagli Stati Uniti non riguarda solo la SEAD/DEAD: compiti come la guerra elettronica aerea offensiva e la ricognizione ISTAR penetrante (ma se vogliamo anche quella standoff) - intesa come capacità di raccogliere informazioni di intelligence, sorveglianza e individuazione di obiettivi su forze ostili dall'interno di uno spazio aereo fortemente conteso da minacce terrestri e/o aeree, senza essere abbattuti - sono svolti quasi esclusivamente dagli USA perché la gran parte delle Aeronautiche NATO suddivide bilanci limitati nel tentativo di mantenere un profilo multiruolo senza realmente eccellere in nessuno degli ambiti oggi, e nel prevedibile futuro, più critici.

Verso una maggiore specializzazione delle missioni

Molte forze aeree della NATO annoverano tra le proprie flotte velivoli da combattimento multiruolo, ma non dedicano ore di addestramento sufficienti a mantenere una vera padronanza dell'intero spettro di missioni per cui tali aerei sono stati progettati. In pratica, dispongono della piattaforma ma non delle competenze per sfruttarla appieno in tutti i ruoli.

L’articolo completo è pubblicato su RID 06/26, disponibile online e in edicola. 

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