L’inverno 2025-2026 resterà impresso nella memoria collettiva ucraina come uno dei più difficili. Non solo per la guerra, ormai entrata nel suo quarto anno dall’invasione su larga scala del febbraio del 2022, ma per la convergenza di 2 fattori critici: il freddo più intenso degli ultimi 15 anni e un sistema energetico già degradato da anni di campagne di bombardamenti russi.
Tra il 1º dicembre del 2025 e la fine di febbraio del 2026 (il periodo convenzionale dell’inverno meteorologico che prendiamo a riferimento) l’Ucraina ha combattuto su 2 fronti simultanei: quello militare sulle linee di contatto, e quello della sopravvivenza quotidiana nelle città buie e gelate del Paese. Almeno nel secondo caso, ha indubbiamente vinto.
Sul piano climatico, i dati sono inequivocabili. La temperatura media della stagione invernale trascorsa a Kiev si è attestata a -4°, vale a dire 1,5° al di sotto della norma climatica storica, un dato che non si registrava dall’inverno 2010-2011, quando la media stagionale raggiunse -4,2°. Il mese di gennaio del 2026 ha visto una temperatura media mensile di -7,6°, con deviazione di -4,4° dalla norma climatica storica; l’ultimo gennaio comparabilmente freddo si era avuto nel 2016, con -5,7°C, e comunque un valore nettamente inferiore a qualsiasi gennaio registrato dal 2022 in poi, quando il minimo più basso era stato di -1,9°. Per fare un confronto eloquente, il gennaio 2025 aveva goduto di una media di 2,3°, un inverno insolitamente mite che aveva contribuito a ridurre la pressione su un sistema energetico già fragile. Le punte di freddo più estreme si sono concentrate nelle ultime settimane di gennaio e nei primi giorni di febbraio del 2026. A Kiev le temperature notturne sono crollate fino a -23°, mentre nelle regioni nord-orientali di Chernihiv e Sumy si sono registrati picchi di -30°.
L’articolo completo è pubblicato su RID 06/26, disponibile online e in edicola.
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