RIVISTA ITALIANA DIFESA
Spese per la Difesa: lo straordinario fascino delle cause perse 15/05/2026 | Pietro Batacchi

Ieri, come riportato dalle agenzie, il Ministro della Difesa Crosetto ha affermato di essere in attesa di una risposta dal Ministro dell’Economia Giorgetti su SAFE (Security Action For Europe), il mega prestito da 150 miliardi di euro dell’Unione Europa per finanziare l'acquisizione congiunta di una serie di capacità militari e potenziare i ramp-up produttivi.

I finanziamenti della prima tranche stanno partendo, ma, come sottolineato da Crosetto, “entro fine maggio bisognerebbe firmare i contratti” e ancora nessuna decisione del MEF in tal senso è arrivata. Insomma, lo scenario non è dei migliori.

L’Italia è rimasta sotto procedura d’infrazione della Commissione Europea, e ciò chiaramente ha portato il già prudentissimo Giorgetti a stringere ulteriormente i cordoni della borsa. Il referendum poi è andato come è andato, e di fatto siamo già in campagna elettorale. A farne le spese è come sempre la Difesa: programmi congelati e rinviati, incertezza, ecc.

Ora, questo teatro poteva andar bene prima, ai tempi dei dividendi della pace e del vecchio motto “tanto ci pensano gli Americani”, ma oggi no, non funziona più così, ce l’ha ripetuto ancora una volta Mario Draghi. Lo scenario è drasticamente cambiato: 2 guerre maggiori in pieno corso, competizione sfrenata, pressione su risorse e supply chain, shock, governance internazionale in pezzi.

La Difesa dovrebbe, dunque, essere preservata, incentivata, potenziata: sicurezza, resilienza, manifattura di pregio, altissima tecnologia, spinoff, partnership strategiche. Invece, nulla. In Italia la Difesa è sempre e solo un costo, un fastidio, un arricciamento del naso, un qualcosa di culturalmente estraneo.

Le nostre, quelle di RID, alla fine sono tutte cause perse, affascinanti per carità, ma sempre perse.

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