RIVISTA ITALIANA DIFESA
Marina Militare: l’opzione missili e droni low cost come arma strategica 12/05/2026 | Pietro Batacchi

Uno dei gap più evidenti delle Forze Armate italiane è la mancanza di una capacità di deep strike missilistica da parte della Marina Militare.

I tentativi di acquistare lo SCALP NAVAL dalla Francia sono andati avanti per anni, ma per una ragione o per un'altra non sono mai andati in porto. Si sa, delle volte gli alleati sono restii a condividere tecnologie così strategiche e sensibili. Il divario potrà essere colmato solo quando entreranno in servizio lo STRATUS LO, in cooperazione con Francia e UK, di cui MBDA Italia cura principalmente il seeker, e il TESEO Extended Range, uno sviluppo interamente nazionale portato avanti dalla stessa MBDA Italia. Non se ne parla, però, ad essere ottimisti, prima del 2030.

Nel frattempo si potrebbe guardare a delle soluzioni low cost che stanno prendendo forma e che potrebbero essere disponibili già nel 2027. Ci riferiamo, in particolare, al One Way Attack Heavy CROSSBOW, ovvero drone/missile, in sviluppo da parte di MBDA UK, accreditato di una portata di oltre 800 km e di un payload di ben 300 kg. La cosa interessante è che il CROSSBOW potrebbe essere lanciato da container standard da 20 piedi, caratteristica che ne esalta la flessibilità di impiego e che, lato Marina Militare, ne consentirebbe l'uso dall'area modulare a centro nave dei PPA.

Un'altra opzione potrebbe essere quella di un accordo con gli Ucraini (utilizzando PMI della nostra fileira, garantite dalla DNA, magari nel contesto della “drone initiative” ucraina), maestri in questo settore e che da tempo stanno utilizzando contro obbiettivi in profondità nel territorio russo missili come il PEKLO: circa 700 km di portata e una testata light, adatta ai soft target, da 50 kg. Di recente è stato presentato anche il drone/missile AREION, accreditato di una portata nell’intorno dei 600 km e di un carico bellico di circa 120 kg, ma non dimentichiamo il drone kamikaze FP-1, che i Russi hanno imparato a conoscere molto bene nell’ultimo anno…, accreditato di una portata superiore ai 1.000 km e dotato di una testa del peso, a seconda delle fonti, compreso tra i 50 kg e i 100 kg. Anche in questi casi si potrebbe pensare ad installazioni "lasche" in container ed a loro adattamento su PPA o su mercantili "militarizzati".

Insomma, il low cost potrebbe rispondere ad un duplice requisito: sostenibilità e alternativa d'impiego ad una capacità sofisticata ancora non disponibile e un suo successivo affiancamento quando questa sarà introdotta nella flotta.

Approfondimenti e maggiori dettagli su RID 7/26.

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