Non si sblocca ancora la situazione dello Stretto di Hormuz.
Il Presidente Trump ha annunciato, al solito in pompa magna, l’avvio di un'operazione, denominata FREEDOM, per scortare il traffico attraverso Hormuz. In realtà, secondo fonti citate dal Wall Street Journal, l'operazione consisterebbe “semplicemente” nell’assicurare il coordinamento con le navi, i Paesi e le compagnie assicurative affinché si possa rimanere "aggiornati" sulle corsie migliori e più sicure per transitare nello Stretto.
Una sorta di "ibrido", in sostanza, per cui non vi sarebbe la scorta vera e propria, ma solo un intervento qualora navi o aerei iraniani ostili tentassero di interferire e ostacolare i transiti. E già stanotte, un nave cargo è stata attaccata a 78 miglia nautiche a nord del porto emiratino di Fujairah.
Tutto questo mentre il blocco americano contro i porti iraniani continua, seppur con qualche falla, e il traffico attraverso Hormuz è ancora lontano anni luce dal tornare alla situazione precedente la guerra, con gravi ripercussioni sulla stabilità economica globale: il prezzo del petrolio resta ancora abbondantemente sopra i 100 dollari al barile, i prezzi aumentano (dai generi alimentari, all’alluminio, passando per i materiali plastici industriali) e una gravissima crisi sta per investire pure il trasporto aereo, alle prese con le problematiche nell’approvvigionamento di jet fuel. Poco più del 40% del jet fuel importato dall’Europa, infatti, passa attraverso Hormuz, mentre la capacità di raffinare nel Vecchio Continente è stata ampiamente ridimensionata negli ultimi anni, complice anche il delirante “green deal” della Commissione Europea. Parziale eccezione è la Spagna, che, con 8 raffinerie, oggi è esportatrice netta di carburante per aerei.
(In foto, la LPD USS NEW ORLEANS in navigazione nel Mar Arabico durante il blocco statunitense contro i porti iraniani)
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