Nelle prime ore del mattino del 25 aprile 2026, le forze tuareg del Fronte di Liberazione di Azawad (FLA), in coordinamento con i jihadisti affiliati ad al-Qaeda (Jama’at Nusrat al-Islam wa’l Muslimin, JNIM), hanno lanciato una serie di attacchi congiunti contro il Governo maliano, supportato dall’Africa Corps russo, conquistando numerosi checkpoint, basi e centri abitati e sequestrando ingenti quantità di equipaggiamento militare in diverse aree del Paese (cerchiate in rosso nella mappa le principali città interessate).

Nel nord, le forze del FLA (anche grazie al supporto di elementi dell’intelligence e delle SOF ucraine e francesi) sono riuscite a riprendere il controllo di Kidal (dove sarebbe stata catturata una stazione di controllo UAV per droni TB-2), costringendo parte delle unità congiunte governative (Forze Armate Maliane, FAMa) e dell’Africa Corps a ripiegare e lasciando isolate le località di Aguelhok e Tessalit. In quest’area, le forze del FLA hanno impiegato anche droni FPV. Parallelamente, nel sud, il JNIM ha condotto una serie di attacchi coordinati contro le posizioni governative nelle aree di Gao, Mopti e Kati (dove è situata una delle principali basi dell’Africa Corps), e pure alle porte della capitale Bamako, riuscendo temporaneamente a occupare diverse installazioni militari e ad abbattere un elicottero del contingente russo, verosimilmente un Mi-8AMTSh.
Per gran parte della giornata del 25 aprile, la situazione è apparsa particolarmente critica per Bamako, con elementi ribelli capaci di infiltrarsi in profondità nel territorio controllato dal Governo. Nonostante l’ampiezza e la rapidità dell’avanzata iniziale, le Forze Armate maliane sono riuscite a riorganizzarsi e a ristabilire una relativa stabilità operativa, anche grazie al tempestivo intervento dell’Africa Corps. Le unità governative hanno respinto i Jihadisti dalle località periferiche di Kati e Segou, contribuendo alla messa in sicurezza della capitale, e hanno inflitto perdite significative al JNIM, distruggendo numerosi veicoli anche mediante l’impiego di UAV armati russi ORION, come documentato da immagini e video diffusi in rete. Come già osservato in precedenti offensive, le forze del JNIM hanno dimostrato una notevole capacità di conquistare rapidamente posizioni governative e depositi, sfruttando l’elevata mobilità garantita da mezzi leggeri come motociclette e pickup.
Tuttavia, continuano a incontrare difficoltà nel mantenere il controllo del territorio nel medio periodo, soprattutto a causa di limiti logistici e della carenza di armamenti pesanti. Diversa appare invece la situazione delle unità del FLA, che operano in aree a maggioranza tuareg e possono contare su linee di rifornimento più favorevoli lungo il confine algerino. Tra il 25 e il 26 aprile, le forze governative sono riuscite a ristabilire il controllo su Sévaré (regione di Mopti), precedentemente contesa, e a difendere Gao, dove le unità dell’Africa Corps hanno mantenuto il controllo della base aerea locale respingendo ripetuti attacchi e costringendo i jihadisti a ripiegare durante la notte verso il deserto. Contestualmente, sono emerse notizie di negoziati tra Africa Corps e le forze FLA/JNIM per garantire un ritiro sicuro dalle posizioni isolate nel nord del Paese - Kidal, Tessalit e Aguelhok - ancora in grado di resistere grazie al supporto aereo fornito da elicotteri russi Mi-8AMTSh, ma ormai tagliate fuori dalle linee logistiche terrestri.
A seguito delle trattative, convogli dell’Africa Corps hanno iniziato a evacuare le 3 località, trasportando feriti ed equipaggiamento pesante. Questo parziale disimpegno ha contribuito a riaccendere i combattimenti, esponendo ulteriormente le unità governative rimaste sul terreno, peraltro escluse dalle trattative (cosa che, evidentemente, compromette l’immagine del contingente russo agli occhi della giunta).
Di particolare rilievo risulta il recente ritiro della guarnigione di Tessit, avvenuto anch’esso a seguito di accordi con le forze ribelli. In questo caso, secondo le informazioni disponibili, i negoziati avrebbero coinvolto non solo i mercenari russi, ma anche unità regolari dell’Esercito Maliano. Si tratterebbe della prima posizione ceduta ai ribelli a ovest del Niger, un elemento che potrebbe indicare l’esistenza di trattative in corso anche per altre località nell’area. Tale sviluppo suggerisce inoltre la possibilità di ulteriori attacchi contro le roccaforti governative nel centro e nel sud del Paese. Questi accordi sarebbero stati favoriti anche dalle pesanti perdite subite dalla coalizione tuareg-jihadista durante l’offensiva, con oltre 1.000 combattenti uccisi e numerosi mezzi distrutti.
Sul piano politico-militare, l’attacco ha avuto conseguenze rilevanti: il Ministro della Difesa maliano Sadio Camara è stato ucciso in uno degli attacchi e ciò ha privato la giunta di una figura chiave nei rapporti con Mosca. Nonostante la situazione sul campo rimanga estremamente fluida, tutto lascia intendere una possibile ridefinizione della linea del fronte lungo il fiume Niger e, di fatto, l’annullamento dei risultati ottenuti dall’offensiva governativa supportata dai contractor russi del 2023, ma la coesione e la stabilità interna del Paese mai come oggi è a rischio.

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