Ha destato sicuramente impressione la stima sul costo per gli Americani della Guerra in Iran: un miliardo di dollari il giorno, e questo solo contando le munizioni.
Se, giusto per fare un paragone, invece di decine di missili da crociera e standoff, gli USA avessero usato un migliaio di droni kamikaze LUCAS e un migliaio di JDAM il giorno, il costo giornaliero sarebbe stato di circa 70 milioni. Questo per dire che le armi iper-sofisticate servono, specie nei primi giorni di guerra, ma alla lunga il loro consumo si deve ridurre drasticamente, per lasciare spazio a soluzioni più economiche e spendibili.
È una questione di sostenibilità. L’Occidente non può cullarsi nel sogno che tutte le guerre durino poco e siano risolte dalla superiorità tecnologica. Capita, infatti, di trovare avversari come l’Iran che, con caratteristiche strutturali quali la profondità strategica, e, dunque, la capacità di disperdere capacità e assetti, sono in grado di allungare i tempi del conflitto, e continuare a porre attrito e frizione, che, in ogni caso, tengono sotto pressione, drenano risorse, ecc. Evidentemente, le lezioni dell’Ucraina sono servite a poco (basti pensare anche a come le basi nel teatro del Golfo non sono state protette, e c’era chi si prendeva beffe degli sgangherati russi…). Ma tant’è. Mai come oggi, l’Occidente ha bisogno di dedicarsi anche a produzioni economiche, spendibili, affidabili: vale per i droni, ma anche per la contraerea, ecc. Sui droni, ancora non l’abbiamo capita bene.
Gli Americani stanno puntando sul LUCAS, gli Inglesi stanno mettendo a frutto la collaborazione con l’Ucraina e vanno nella stessa direzione. In Francia, idem, qualcosa si muove, vedi il caso Renault. In Italia, per ora, è notte fonda. Abbiamo la filiera, le industrie, grandi e piccole, la manifattura, ecc., ma ancora non abbiamo ben compreso che nel campo dei droni bisogna andare su soluzioni producibili a massa, su grande scala, a basso costo: droni suicidi, mini, tattici.
In Italia stiamo facendo tante sperimentazioni, tante prove, producendo montagne di carta per certificazioni e quant’altro, ma i contratti veri, pluriennali, sono pochi; i contratti in grado, appunto, di impiantare nel nostro Paese produzioni di grandi serie, potenziare e allargare la filiera, e portare dentro anche pezzi importanti dell’automotive. Insomma, diamoci da fare: la guerra non è solo alta tecnologia e “zero morti” (per noi…).
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