RIVISTA ITALIANA DIFESA
USA e Israele proseguono con gli attacchi aerei, ma le risposte iraniane fanno male 01/04/2026 | Andrea Mottola

Proseguono a ritmo sostenuto, seppur leggermente inferiore rispetto alle prime 3 settimane, le operazioni aeree sull’Iran. Focus degli obiettivi restano le strutture militari, al fine di indebolire le infrastrutture missilistiche e di comando del regime, quelle industriali, sia relative alla componentistica della difesa, che al comparto energetico e civile, nonché l’eliminazione di figure chiave del regime.

Tra gli obiettivi militari più importanti figurano le basi missilistiche balistiche sotterranee. Il 22 marzo l’USAF, utilizzando i bombardieri B-1B e B-52H, ha effettuato il quinto attacco contro la base Al-Qadir a Yazd, all’interno della quale (ma è un discorso che dovrebbe valere anche per altre 4/5 strutture simili ad Amand/Tabriz, Kermanshah, Seman e Shahid Ahmad Kazemi/Isfahan) è stato costruito un sistema ferroviario per la movimentazione di missili balistici dentro una montagna di granito. Binari automatizzati trasportano testate e lanciatori-trasportatori tra sale di assemblaggio, depositi e da/verso le uscite blindate (tra 3 e 10), scavate nel fianco della montagna in profondità che raggiungono i 100/200 m, profondità irraggiungibile per bombe convenzionali anche ad alta penetrazione (la GBU-57B MOP penetra fino ad 80 m di cemento armato o 50 m di roccia di media durezza e il granito è più duro di quest’ultima). Un veicolo TEL percorre i binari fino a una delle uscite, esce, lancia e si ritira sottoterra prima che possa essere attaccato. Quando un’uscita viene distrutta, il sistema ferroviario devia verso un'altra e si provede alla liberazione di quella ostruita tramite bulldozer quando i bombardamenti cessano (di solito, nel giro di 48 ore). Il problema è che USA e Israele non dispongono di quantità adeguate di ordigni (bombe ad alta penetrazione e missili cruise/aerobalistici AGM-158, AIR LORA e BLACK SPARROW), a tenere bloccati, contemporaneamente o per settimane, tutti gli accessi/uscite di ciascuna di queste installazioni. La persistenza del fuoco missilistico iraniano, nonostante 4 settimane di intensi attacchi multipli, non è semplice resilienza, ma è basata un’infrastruttura progettata in 25 anni.

Sempre nell’alveo dei bersagli militari, dal 25 marzo, per la prima volta dall'inizio delle operazioni aeree sull’Iran, l'Aeronautica Israeliana ha condotto attacchi contro obiettivi a Mashad e Bojnord, nel nord-est dell'Iran, tra cui una base di UAV che supporta principalmente attività lungo il confine tra Iran e Afghanistan, elemento che indica un'espansione geografica delle operazioni verso est. La scorsa notte, inoltre, bombardieri B-52H hanno colpito una grande struttura di stoccaggio di munizioni appartenente all'Esercito ad Isfahan utilizzando GBU-31B JDAM a testate penetranti.

Tra gli impianti industriali è stata colpita per la 5ª volta la Iranian Optics Industries Corporation, parte della Iran Electronics Industries, che produce apparecchiature ottiche ed elettro-ottiche per la Difesa, nonché l'unico impianto iraniano per lo sviluppo di sottomarini, entrambi nella zona di Isfahan. In quest'ultima, colpiti anche 2 complessi siderurgici (Mobarakeh e il Saba Steel complex di Lenjan) più un altro ad Ahvaz. A Kheirabad, vicino ad Arak, sono stati eseguiti attacchi contro impianti di produzione di metalli pesanti e strutture (torri, serbatoi), attrezzature per l'industria petrolifera, del gas e petrolchimica, la produzione chimica e la lavorazione dell'alluminio. Bombardato pesantemente anche l'impianto industriale di acqua pesante di Khondab, nel complesso nucleare di Arak che ospita anche il reattore di ricerca ad acqua pesante IR-40. Sembrerebbe che l'impianto di produzione di acqua pesante sia ora completamente inoperabile. A Shiraz colpita la SAIRAN (Iran Electronics Industries), una società di elettronica per la Difesa sotto il controllo del Ministero della Difesa. A Teheran colpiti gli impianti dei gruppi industriali Shahid Hemmat e Shahid Bagheri, responsabili della progettazione e produzione di missili balistici a propellente solido e liquido, mentre a Tabriz è stato bombardato uno dei principali impianti industriali petrolchimici dell'Iran.

Le forze aeree israeliane e statunitensi hanno colpito anche infrastrutture petrolifere ad Abadan-Khorramshahr, con attacchi confermati contro la raffineria e il complesso petrolchimico, uno dei centri petroliferi più grandi e strategici, un pilastro fondamentale della rete di produzione ed esportazione di carburante del paese.

Tra i membri apicali dei Pasdaran, nell’ultima settimana sono stati eliminati Saeed Aghajani - Comandante dell'unità droni delle Forze Aerospaziali - a Ramsar, nel nord dell'Iran, Hamid Mirzadeh - Comandante della base missilistica balistica di Amand/Tabriz – e, sempre a Tabriz, Hossein Bahari - Comandante della 19ª unità Zolfaghar delle Forze aerospaziali delle IRGC – mentre a Bandar Abbas sono stati eliminati l'Amm. Alireza Tangsiri - Comandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie - e il capo dell'intelligence della Marina IRGC, Behnam Rezaei.

Come sempre, l’Iran non è rimasto a guardare.

Tra attacchi missilistici contro le basi dell’area del Golfo e l’abbattimento/danneggiamento di velivoli tattici statunitensi e israeliani all’interno del proprio spazio aereo, i Pasdaran hanno assestato diversi colpi dolorosi.

In ordine cronologico va ricordato il danneggiamento di un F-35A e di 2 F-18E/F. Relativamente al primo, l’analisi del video pubblicato dagli Iraniani fa nascere qualche dubbio sulla sua autenticità: l’immagine del velivolo appare statica, con lo scarico motore quasi immobile. Tuttavia, il reticolo è identico a quello visto in occasione di altri abbattimenti di UAV israeliani e USA e il fatto che il video si interrompa subito dopo l’impatto del missile, potrebbe accrescere la sua veridicità, anziché sminuirla, poiché non mostra l’aereo cadere, come spesso la propaganda iraniana ha tentato di fare (basti ricordare le immagini dello YAK-130 abbattuto da un F-35I ADIR, spacciato come aereo nemico abbattuto dalle difese aeree del Regime). Avrebbe, quindi, senso che i Pasdaran abbiano scelto di interrompere il video subito dopo l'impatto, in modo da non mostrare l'aereo che sopravvive e rientra alla base. Che un F-35A dell’USAF sia stato danneggiato da “fuoco iraniano” è un dato di fatto, assodato dallo stesso CENTCOM. Detto questo, il video dimostra la straordinaria capacità di sopravvivenza dell'F-35, in grado di assorbire l'impatto e tornare alla base, presumibilmente a centinaia di km di distanza dal punto in cui è stato colpito. Le immagini sembrano escludere la presenza di carichi esterni, per cui piena il velivolo era in configurazione totalmente “stealth”, elemento che certificherebbe l’impiego di IRST passivo o, più probabilmente, di un missile a guida IR.

L'Iran possiede piccoli missili terra-aria derivati da missili aria-aria sovietici a guida infrarossa come l'R-27T/ET, nonché di missili circuitanti SAQR-1/2 (SHAHED-358/359). Questi ultimi, solitamente operati da 2/3 soldati, dopo il lancio salgono ad un'altitudine massima di 8 km, e orbitano attorno all'area designata finché il suo sensore a infrarossi non individua il bersaglio. Il che significa totale assenza di emissioni elettromagnetiche e, quindi, nessuna consapevolezza della sua presenza da parte della stragrande maggioranza dei velivoli.

Altro sistema possibile indiziato, lo SHORAD mobile MAJID dotato di missili AD-08, anch’esso equipaggiato unicamente con sensori infrarossi passivi per evitare il rilevamento e spoletta di prossimità (autonomia 8 km e altitudine 6 km). Quale che fosse l’arma impiegata, l’F-35 dispone del sistema EO/IR/MAWS che include una copertura sferica di rilevamento elettro-ottico per le minacce missilistiche, il che porterebbe a chiedersi perché tale dispositivo non ha attivato automaticamente le contromisure o avvertito il pilota per lo sgancio manuale dei flares (magari erano già stati consumati per evadere minacce precedenti…). Un discorso abbastanza simile per i 2 F-18 “sfiorati” e, probabilmente, lievemente danneggiati, da 2 missili a guida IR sull’area di Chabahar.

Successivamente, nella notte tra 27 e 28, un raid missilistico contro la base saudita di Prince Sultan ha causato la distruzione di 3 aerocisterne KC-135R STRATOTANKER, con ulteriori 4 velivoli che hanno subito danni da schegge. Danneggiati anche 2 degli ultimi EC-130H COMPASS CALL ancora operativi, uno dei quali gravemente, e distrutto un E-3G SENTRY. Di questi ultimi, prima dell’inizio della guerra all’Iran l’USAF ne aveva 16 realmente operativi (altri 15 erano in dismissione). La base resta altamente vulnerabile a tali attacchi, motivo per il quale gli USA sono alla ricerca di sistemi terra-aria aggiuntivi per rafforzare la sua protezione, nonché quelle delle basi presenti negli Emirati Arabi Uniti, in Giordania e in Israele. La Grecia ha già inviato una delle proprie batterie e alcuni stock di missili PATRIOT agli Emirati, mentre una richiesta simile per i propri PAC-3 da inviare in Arabia Saudita è stata rifiutata dalla Polonia.

A causa delle perdite subite e, verosimilmente, in vista di un incremento del dispositivo aereo per fornire supporto aereo ad un’eventuale operazione terrestre/anfibia, nell’ultima settimana gli Stati Uniti hanno inviato ulteriori velivoli in teatro.

Tra il 23 e il 24 4/5 E-2D HAWKEYE della US Navy sono stati rischierati in Israele, mentre 6 EA-18G GROWLER del VAQ-135 sono giunti nella base israeliana di Ovda assieme a 12 F-16C del 77° e 79° FS dell’USAF. In arrivo altri 6/8 A-10C a Muwaffaq Al-Salti (Giordania), un E-3G AWACS come rimpiazzo per quello distrutto e una coppia di EA-37B COMPASS CALL (non è ancora chiaro se a Taif, in Arabia Saudita, o in Turchia) che sostituiranno i 2 EC-130H danneggiati il 27 marzo a Prince Sultan. Per gli EA-37B, appena entrati in servizio, si tratta del primo dispiegamento operativo. L’AWACS in arrivo consentirà di riportare il numero di aerei in teatro a 6 E-3 in modo da garantire la presenza in volo di 2 macchine per il monitoraggio parziale dello spazio aereo alleato e iraniano, la gestione e il controllo del traffico, e la discriminazione tra velivoli nemici e amici, secondo un programma operativo che prevede altri 2 SENTRY in approntamento missione, pronti a subentrare a quelli in volo, più un’ulteriore coppia in manutenzione.

Anche Israele ha subito diverse perdite, mai ufficializzate come da prassi. Alcune fonti parlano della perdita del 70/75% della flotta di UAV armati HERMES-900 che, per tale motivo, non vengono più utilizzati in grossi numeri come nelle prime 3 settimane. Nel frattempo, REAPER americani abbattuti sono saliti a 15.

Pesantemente colpita Israele, dove missili KHAYBAR-SHEKAN, EMAD e SEJJIL hanno colpito edifici dei servizi segreti israeliani nel nord e nel centro di Tel Aviv, centri di supporto dell'Esercito a Ramat Gan e nel Negev, strutture logistiche e l’impianto petrolchimico Neot Hovav a Beersheba, la centrale elettrica di Hadera, la raffineria di petrolio Bazan ad Haifa e siti militari nella parte settentrionale (Safed, Kiryat Shmona e Bnei Barak). Inoltre, lo Shabak, il servizio di sicurezza interno israeliano, ha arrestato un riservista delle IDF di 23 anni, in servizio presso la base aerea di Ovda, con l'accusa di aver trasmesso informazioni sensibili all'intelligence iraniana. Secondo le prime informazioni, l'individuo avrebbe filmato e trasmesso la posizione precisa dei caccia americani schierati nella base, fornendo potenzialmente dati utili per il puntamento di attacchi missilistici balistici da parte dell'Iran. Un elemento che indica quanto la HUMINT, al netto dell’indiscussa utilità ed importanza delle IMINT satellitare (russa o cinese), continui a rappresentare una fonte informativa fondamentale, probabilmente impiegata anche negli attacchi contro Prince Sultan.

Pesantemente e ripetutamente colpite le basi statunitensi in Kuwait (Ali Al Salem), EAU (Camp Arifjan), Bahrein (Sheikh Isa) e Giordania (Muwwaffaq Al-Salti). La situazione in Kuwait è particolarmente grave, con gran parte delle basi statunitensi e alleate colpite in modo particolarmente duro, incluso l’aeroporto di Kuwait City dove droni SHAHED-136 hanno bersagliato i serbatoi di carburante, nonché i sistemi radar e di navigazione dello scalo.

Droni SHAHED-136 hanno colpito il porto di Salalah, in Oman dove era ormeggiata una nave mercantile americana, l’impianto di produzione di alluminio di Al-Taweelah, negli Emirati Arabi Uniti, un impianto petrolifero fuori Riad, in Arabia Saudita, e un altro a Fujairah, negli EAU. A Dubai, colpito l'aeroporto internazionale e la petroliera kuwaitiana Al-Salmi, ancorata nei pressi del porto della città emiratina.

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