RIVISTA ITALIANA DIFESA
Iran, i costi della guerra e lo shock geoeconomico globale 09/03/2026 | Pietro Batacchi

La Terza Guerra del Golfo, chiamiamola per semplicità così, sta ormai scalando a livelli preoccupanti. Lo Stretto di Hormuz resta per ora chiuso e gli Iraniani colpiscono le raffinerie dei Paesi arabi vicini, mentre Israele ha attaccato ieri per la prima volta i depositi di petrolio iraniani a Teheran.

Di stamattina è la notizia dell'attacco iraniano alla raffineria BAPCO in Bahrain (in foto), la più grande del Paese, mentre il petrolio ha ormai sfondato quota 110 dollariil barile “mettendo nel mirino” 150 dollari. Una catastrofe. I Paesi dell’area, in primis Kuwait e Iraq, hanno iniziato a tagliare la produzione, dato che i depositi sono pieni, e le contromisure intraprese finora, per esempio potenziare l’export saudita via oleodotto verso il Mar Rosso, non ha avuto grande impatto.

La questione fondamentale è che con una situazione del genere i prezzi delle assicurazioni di cargo e petroliere sono andati alle stelle e non c’è oggi privato in grado di sostenerli: tutto fermo, dunque. Ecco, allora, l'intervento del Governo federale americano e della DFC (Development Finance Corporation), che ha annunciato un piano di “riassicurazione” marittima fino a 20 miliardi di dollari, per garantire copertura assicurativa contro i rischi di guerra. Vediamo adesso quali saranno le tempistiche per l'implementazione, ma è chiaro che occorre la scorta dell’US Navy alle petroliere ed il presidio militare del traffico. Un’ipotesi inattuabile fintanto che la minaccia dei missili antinave iraniani, e delle mine, non è drasticamente ridimensionata.

Insomma, la guerra sta provocando uno shock rilevante per l’economia, anche perché gli alti pezzi del petrolio e del gas si trasmettono pure ad altri settori, a cominciare quello alimentare, per via degli impatti sul costo dei fertilizzanti, senza dimenticare il settore dei trasporti e quelli tradizionalmente energivori, come l’industria siderurgica (sulla quale impatta anche il fatto che i Paesi del Golfo producono quasi il 10% dell'alluminio globale).

Il tema fondamentale, dunque, diventa la durata della guerra. Americani e Israeliani nei primi 10 giorni hanno ottenuto risultati innegabili – azzerando le difese aeree dell’Iran e degradandone pesantemente le capacità missilistiche – ma gli arsenali di intercettori e bombe si assottigliano e la guerra costa pure per loro - le prime stime ci dicono che solo per gli Americani un singolo giorno di guerra costa oltre un miliardo di dollari – mentre gli Iraniani per ora non mollano. Il regime è coriaceo, profondo e radicato, con un zoccolo duro non indifferente e un apprato di sicurezza e repressione ancora sostanzialmente intatto. Ad un certo punto dovrà esserci una svolta….

 

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