Si è svolta poco fa al Pentagono la prima conferenza stampa congiunta del Segretario alla Guerra Pete Hegseth e del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate statunitensi, Gen. Dan Caine, sull'Operazione EPIC FURY, che ha raggiunto le 100 ore dal suo inizio.
Innanzitutto, il Secretary of War ha dichiarato che entro al massimo 1 settimana le forze statunitensi si aspettano di ottenere il pieno controllo sui cieli iraniani e di operare in uno spazio aereo "uncontested", e che ulteriori caccia e bombardieri arriveranno oggi in teatro di operazioni.
Gli Stati Uniti, come confermato nel corso della conferenza stampa, si sono concentrati in primo luogo sulla distruzione delle capacità di lancio di missili balistici e in secondo luogo sulle capacità navali iraniane, con oltre 20 navi distrutte (e 1 sottomarino), mentre a partire da oggi il focus si è spostato sull'industria della difesa e sulle capacità produttive legate a droni e missili. In totale, le FA statunitensi hanno colpito oltre 2.000 in Iran. Gli Stati Uniti ritengono infatti che i primi 2 obiettivi siano stati sostanzialmente raggiunti: la Marina Iraniana (sia IRGC che ARTESH) è stata messa fuori gioco e il lancio di missili e droni è calato notevolmente. A tal proposito, Hegseth ha confermato l'affondamento della corvetta DENA (classe MOUDGE) della Marina Iraniana, colpita da un siluro Mk-48 lanciato da un sottomarino dell'US Navy al largo dello Sri Lanka. Per quanto riguarda le capacità di strike iraniane, secondo i numeri rilasciati dal generale Caine, il lancio di missili balistici è calato dell'86% rispetto al 1° giorno (di cui il 23% nelle ultime 24h), mentre il lancio di droni è sceso del 73% dall'inizio della rappresaglia iraniana. In totale, secondo i numeri rilasciati durante la conferenza stampa, l'Iran ha lanciato oltre 500 missili balistici (di cui circa 200 a lungo raggio contro Israele e circa 300 a medio raggio contro i Paesi del Golfo, secondo le nostre stime) e oltre 2.000 droni.
Interessante anche la conferma della "divisione del lavoro" tra Israele e Stati Uniti: il primo si è concentrato sulle missioni SEAD/DEAD nell'Iran nordoccidentale e sugli obiettivi situati tra il confine iracheno e Teheran, nonché sull'eliminazione della leadership politico-militare; mentre gli Americani hanno colpito prevalentemente lungo la fascia costiera e nell'Iran meridionale, prediligendo lanciatori, basi missilistiche, centri di Comando e Controllo e le citate capacità navali.
Rilevante anche quanto dichiarato riguardo al coordinamento delle operazioni tra US e Israele, con ufficiali di collegamento di entrambi i Paesi presenti nei centri decisionali e di C2 della controparte e un colloquio costante tra il Comandante del CENTCOM e il Capo di Stato Maggiore israeliano. Inoltre, secondo fonti stampa, sarebbero oltre 1.000 i militari statunitensi in Israele.
Inoltre, a partire da oggi (4° giorno) l'USAF ha iniziato a utilizzare munizionamento stand-in quale bombe JDAM ed SDB delle varie classi di peso contro obiettivi in tutto l'Iran: il passaggio a munizionamento stand-in, come sottolineato da Caine ed Hegseth, consentirà di aumentare notevolmente la precisione e, soprattutto, il numero degli attacchi, dato l'arsenale decisamente più numeroso rispetto alle poche e costose armi stand-off.
(in foto: la corvetta iraniana DENA ripresa dal periscopio del sottomarino statunitense prima e dopo l'impatto del siluro Mk-48)


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