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Iran: gli obbiettivi, la posta in gioco e il rischio di caos 28/02/2026 | Pietro Batacchi

All’alba di stamani, Americani e Israeliani hanno aperto le ostilità contro l’Iran, dando il là ad una guerra la cui durata ed esiti sono tutti da capire.

Quello che è certo, come ripetiamo da settimane, è l’obbiettivo, ribadito dagli stessi Trump e Netanyahu: far sì che l’Iran non rappresenti più una minaccia. Né per gli USA e Israele, né per nessuno. Dunque, il nucleare è solo una parte, per così dire, del pacchetto. Un pacchetto che comprende l’arsenale di missili e droni, e le relative capacità produttive, e l'infrastruttura militare e industriale più in generale. Nel corso della mattinata sono stati segnalati pure attacchi contro installazioni navali iraniane (a Minab, Jask, Bushehr). Un altro obbiettivo ad alto valore ed estremamente pagante, perché dalla Forze navali passa una carta molto importante degli Iraniani: l’interdizione di Hormuz e del Golfo di Oman, con operazioni di “guerriglia navale” che mettono assieme l’uso di naviglio “sottile” missilistico, barchini d’assalto/kamikaze, sottomarini tascabili e mine. Un incubo che da anni agita i sonni degli strateghi del Pentagono.

E che la posta in gioco sia molto alta, molto più alta di quella della cosiddetta Guerra dei 12 Giorni, lo testimonia anche la reazione iraniana: missili e droni non solo contro lo Stato ebraico ma contro tutte le principali basi militari americane nella regione, alcune delle quali colpite, come testimoniano diversi video. Insomma, quella iniziata stamani ha tutta l’aria di essere una guerra regionale, che, oltre a non essere breve, potrebbe mettere a dura prova la stabilità mediorientale. Poi vedremo cosa accadrà dentro l’Iran, ma la questione, almeno per ora, non si pone in questi termini. Washington e Tel Aviv vogliono rimuovere la minaccia e chiudere i conti con gli Ayattollah una volta per tutti. Poi vedremo cosa succederà e chi verrà: rischioso, ma è un rischio che Trump ha evidentemente deciso di correre.


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