Ha preso il via oggi, nella cornice del Riad International Convention & Exhibition Center, ad una settantina di km dalla capitale, nel cuore del deserto, la terza edizione del World Defense Show. Il WDS è cresciuto ancora e si sta ormai consolidando nell’olimpo delle principali mostre della Difesa del Mondo: un appuntamento imperdibile per gli addetti ai lavori e per chi è desideroso di capire più in profondità le dinamiche strategiche e militari che interessano l’Arabia Saudita e il Golfo, e, più in generale, il Medioriente.
Dinamiche su cui in questo momento pesa la minaccia di una nuova guerra tra Iran, USA e Israele, che potrebbe avere conseguenze devastanti per la già precaria stabilità regionale. Al salone, inutile negarlo, il clima non è disteso e un po' di tensione la si respira. Pochissime le delegazioni e poca gente, complice anche l’avvio nella giornata domenicale, mentre i colloqui indiretti in corso in Oman tra Americani e Iraniani non cancellano certo il pensiero della guerra e in molti, anche qui, li ritengono solo un modo per prendere tempo.
Il build-up delle forze statunitensi nell’area va avanti e il dispositivo oggi è bello robusto: sia per ciò che concerne le difese antiaeree e antimissile, pesantemente potenziate dopo la Guerra dei 12 Giorni, con nuovi THAAD e PATRIOT dispiegati nelle ultime settimane a protezione di basi e obiettivi sensibili, sia per ciò che concerne il potenziale d’attacco: la portaerei LINCOLN, almeno 10 cacciatorpedinere e 2 sottomarini nucleari, uno Stormo di F-15, molti tanker, gli F-35 e i 3 BACN, ecc. Vedremo che succederà: dispiegare tutte queste forze solo per far pressione, per poi richiamarle, è certamente in linea con il motto dell’Amministrazione Trump “pace attraverso la forza”, ma è innegabile che per far pressione bastava anche meno... Detto ciò, veniamo al salone. Quest'ultimo è cresciuto come detto ancora rispetto a 2 anni fa: è stata aggiunta una quarta hall, creato uno spazio ad hoc per i droni, e adesso è presente pure una statica di tutto rispetto, probabilmente anche più ricca di quella del Dubai Air Show. Diversi i velivoli dell’USAF in mostra, ma la protagonista è ovviamente l’Aeronautica Saudita: bombardieri tattici TORNADO e caccia pesanti F-15, alcuni dei quali in mostra con livree particolari, come, per esempio, quella blu per il 95° anniversario della fondazione del Regno (in foto), e, decisamente una chicca, un esemplare di scout armato AH-6i della SANG (Saudi Arabia National Guard).
La vedette del salone è però il mock-up in scala reale dell’F-35 con le insegne dell’Aeronautica Saudita. Non solo, immediamente attiguo campeggiava anche il mock-up del CCA YFQ-42A di GA-ASI, sempre con le insegne della RSAF (Royal Saudi Air Force). La visita dello scorso anno di Trump ha lasciato il segno e sparigliato le carte in tavola: ecco, dunque, la luce verde all’acquisto del caccia di Lockheed Martin, insieme al suo CCA (Collaborative Combat Aircraft, di quest’ultimo si parla addirittura di 200 esemplari, come anticipato dal Presidente di General Atomics David Alexander al Dubai Air Show dello scorso novembre: vediamo poi se e come questa operazione si concretizzerà). Di sicuro, Lockheed Martin e General Atomics non hanno perso tempo. Non solo, poco prima dell’apertura del salone, ricordiamo anche che la Defense Security Cooperation Agency (DSCA) ha annunciato l’approvazione da parte del Governo americano della fornitura all’Arabia Saudita di 730 intercettori PATRIOT PAC-3 MSE, per un valore potenziale di 9 miliardi di dollari. Un altro effetto tangibile della visita del Presidente Trump. Chiaramente si tratta di un’operazione che avrà inevitabili ripercussioni (negative) pure su altri fronti, a cominciare dall’eternamente rimandato acquisto di un secondo lotto di caccia TYPHOON e dall’ingresso di Riad nel GCAP.
Dando uno sguardo più in generale al salone, balza agli occhi, rispetto a 2 anni fa, una presenza del conglomerato locale SAMI di minore impatto: meno scintillii ma anche meno modelli, specie di droni. Le ambizioni del Regno, con la famosa Saudi Vison 2030, ad un certo punto devono fare i conti con la realtà, e, se oltretutto compri 200 CCA e decine di AKINCI, diventa complicato parlare di potenziamento dell’industria locale. A proposito di droni, ciò che emerge chiaramente è la mancanza di un’azienda locale simile o comparabile all’emiratina ADASI, ma su questo poi torneremo nel reportage.
Per il resto, decisamente spettacolare la crescita della presenza turca, con le aziende di Ankara che ormai da sole occupano una hall intera: le relazioni tra Turchia e Arabia Saudita hanno subito un forte impulso, come dimostra anche la visita in Arabia Saudita, proprio a ridosso del salone, del Presidente Erdogan, che ha messo sul piatto il caccia TF-X KAAN. Non solo, ricordiamo pure il mega contratto da oltre 3 miliardi con Bayakar per la fornitura dei super-MALE da recon armata AKINCI. Le consegne sono iniziate, i primi operatori sauditi sono già stati formati e la costruzione della linea di assemblaggio in loco è in corso.
Notevole anche la presenza italiana. Del resto le relazioni tra Roma e Riad sono eccellenti, anche grazie al rapporto personale che si è creato tra il Principe regnante Mohammed Bin Salman (alias MBS) e la Presidente Meloni. L’interscambio commerciale è stabilimente sopra i 10 miliardi di euro l’anno e le opportunità di business sono molte e variegate, e la Difesa non fa eccezione, anzi, è decisamente in cima all’agenda. Lo testimonia la presenza istituzionale. Già oggi al salone si è visto il DNA, Amm. Ottaviani, e domani è atteso il Ministro della Difesa Crosetto, con i Capi di Stato Maggiore di AM e MM, rispettivamente Gen. Conserva e Amm. Berutti Bergotto.
A breve potrebbero esserci anche buone notizie. La prima riguarda la commessa per la fornitura di 4 C-27J MPA, che farebbe di fatto dell’Arabia Saudita il cliente di lancio per la versione MPA armata del cargo tattico-leggero di Leonardo. La firma del contratto sembra imminente – anche se, ricordiamolo, a queste latitudini non c’è mai nulla di scontato – e sarebbe sicuramente un bel colpo e un’iniezione di fiducia per il prodotto. La seconda riguarda la fornitura in G2G all’Arabia Saudita di 8 satelliti per l’orbita bassa: 4 ottici e 4 SAR. A novembre era stato difatti siglato l’IA (Implementing Arrangement) di un G2G, l’atto che formalizza il G2G, tra i 2 Paesi e adesso si sta ragionando del PA (Procurement Agreement), ovvero del contratto che, lato Italia, dovrebbe essere firmato da TELEDIFE.
Restando in Italia, Fincantieri sta spingendo molto il nuovo antidrone mobile ANDROMEGA, svelato ufficialmente a DIMDEX 3 settimane fa. Si tratta di una soluzione basata sul radar OMEGA 360 (che, ricordiamolo, in una versione a 4 facce fisse equipaggerà le FREMM EVO) installato su uno shelter carrabile, e su 2 mitragliere da 30 mm (della turca Unirobotics). Entro l’estate verranno svolti i test in Qatar. Paese, quest’ultimo, che già opera un OMEGA 360 in installazione fissa, per la protezione di una base, e con il quale è in corso di negoziazione un contratto per la fornitura di diversi esemplari (20-40).
Due anni fa, infine, vi avevamo come ricorderete dato diversi dettagli su una potenziale commessa di NH-90 per l’Arabia Saudita da 20 macchine. Le trattative erano molto avanti e sembravano praticamente chiuse, poi c’è stato un rallentamento, come ci hanno confermato nostre fonti al salone. Vediamo se la spinta governativa riuscirà a riaprire la partita.
Pure sul fronte della potenziale commessa di FREMM EVO alla Marina Saudita, di cui vi avevamo parlato sempre 2 anni fa, non si registrano novità.
Dettagli e approfondimenti nel reportage completo su RID 4/26.

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