RIVISTA ITALIANA DIFESA
Dominio globale: geopolitica e aerospazio nel mondo che cambia 07/02/2026 | Andrea Mottola

Il 4 febbraio, presso l’auditorium di Palazzo Aeronautica a Roma, si è svolto il convegno "Dominio Globale: Geopolitica e Aerospazio nel Mondo che Cambia", organizzato dal CESMA. L’evento ha proposto una riflessione interdisciplinare sulle sfide della geopolitica contemporanea, con particolare riguardo al ruolo del potere aerospaziale e suoi nuovi sottodomini operativi della difesa, dallo spazio ai droni. Un’occasione anche per delineare panoramica dei trend strategici in questo settore sempre più vitale per il Paese, mettendo a confronto istituzioni, Forze Armate e industria si relativamente al tipo di minacce, alle opportunità e alle strategie di adattamento, favorendo il dialogo tra dottrina, strategia, tecnologia e sicurezza.

Il dibattito ha evidenziato come lo spazio sia diventato un dominio di combattimento fondamentale per ogni operazione militare. È, inoltre, emersa l'urgenza di proteggere la sovranità tecnologica minacciata dalla "weaponization" delle materie prime critiche (in particolare le terre rare) con le conseguenze che tale strategia ha sulle supply chain. Sul piano operativo, è stata sottolineata l'importanza della necessità di sviluppare sistemi a basso costo per contrastare minacce asimmetriche come gli sciami di droni.

Nel suo saluto per l’apertura dei lavori, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Gen. Antonio Conserva, ha enfatizzato l'importanza del Mediterraneo allargato per l'Italia e la necessità di dotarsi di capacità long-range per sorveglianza e proiezione di forze, e di contrasto contro minacce high-end, come missili ipersonici, e low-end, come sciami di droni. “Avere una capacità long range è fondamentale sia dal punto di vista della sorveglianza, che dal punto di vista della capacità di proiezione delle forze”, Quindi armamento stand-off/deep strike, ma anche velivoli tanker, da trasporto e da pattugliamento marittimo. Tuttavia, "dobbiamo sviluppare sensori multispettrali, sensori passivi ed effettori che siano a basso costo, perché non possiamo permetterci di usare un F-35 per intercettare un drone che costa magari meno di 20.000€”.  Ha inoltre sottolineato l’importanza della presenza italiana in programmi come il GCAP per stare al passo con l'evoluzione tecnologica. Il Presidente di Leonardo, Amb. Stefano Pontecorvo, ha parlato di weaponization delle supply chain, focalizzandosi su come il controllo delle materie prime critiche e delle terre rare, sia appannaggio della Cina, con annesso impatto sulla sovranità tecnologica europea. "Il controllo di materie prime critiche e delle terre rare costituisce oggi un elemento determinante della sovranità tecnologica e industriale di un paese”. Il problema è che stiamo assistendo da parte della Cina ad “una vera e propria weaponization delle materie prime, con la trasformazione dell’interdipendenze economiche in strumenti di coercizione politica. L'Europa importa il 100% delle terre rare pesanti e l'85% di quelle leggere dalla Cina" materie ampiamente utilizzate nel comparto difesa ad esempio, “nei radar per migliorare la precisione della rilevazione, nei magneti dei sistemi di comunicazione crittografata e dei sensori di guida dei sistemi di controllo dei missili, o nei giroscopi di navigazione.

Molto interessante l’intervento del Col. Filippo Monesi, dell’Ufficio Generale Spazio presso SMD, che ha sottolineato l'evoluzione dello spazio da ambiente di ricerca a dominio operativo e di warfighting, enfatizzando la dipendenza di altri domini dai servizi spaziali e la necessità di tecnologie per proteggere assetti spaziali. “Nel 2014 la NATO ha dichiarato che (già allora) non vi era alcuna operazione fatta dall'Alleanza che non richiedesse un supporto dello spazio. Dal 2018 la NATO, e dal 2021 l'Unione Europea, lo hanno riconosciuto come dominio operativo a tutti gli effetti” anche alla luce del fatto che, “una serie di paesi ha iniziato a sviluppare tecnologie volte a degradare o distruggere asset spaziali: missili ASAT, jamming, laser d’accecamento dei sensori satellitari, satelliti che con bracci robotici riescono ad agganciare il satellite di un opponente e portarlo fuori dall'orbita, o tecnologie di tipo cyber che li rendono totalmente inutilizzabili”. Ciò impone “la necessità di sviluppare delle tecnologie sia ground che space based per proteggere assetti che permettono agli altri domini classici di operare in maniera efficace. Servono grossi investimenti, finanziari ma anche dal punto di vista del personale, e una stretta collaborazione con l'industria e con i paesi partner, come gli Stati Uniti e la Francia restano tra i primi partner dell’Italia nel settore spaziale”. Ovviamente nel prossimo futuro l’evoluzione di tale dominio proseguirà. “I velivoli di 6ª generazione, come il GCAP, saranno sempre più dipendenti dagli asset spaziali e sempre più integrati in un’architettura che comprenderà lo spazio”.

A seguire, il Gen. Davide Re, Capo Reparto Supporto Operativo del COVI, che ha descritto la rivoluzione nella NATO post-2020, verso una maggiore enfasi su deterrenza collettiva e capacità multidominio. Relativamente a quest’ultimo punto, e ricollegandosi con il discorso dell’approvvigionamento di materie prime critiche, ha evidenziato come “nell’F-35 sono presenti 17 elementi della tavola periodica – per un peso complessivo di 750 kg - che corrispondono alle cosiddette famose terre rare”, la cui mancanza rischia di renderne impossibile la produzione o la sostituzione di componenti fondamentali (in particolare, legate alla sensoristica) che rendono tali velivoli eccezionali nella capacità SEAD/DEAD, “nella degradazione delle cosiddette bolle A2/AD” e, in generale, nelle operazioni multidominio. A proposito di tali operazioni, Re ha voluto sottolineare come spesso ci si limiti a considerare solo i 5 domini operativi – aria, terra, mare, spazio e cyber – dimenticando “i 2 domini funzionali: forze speciali e logistica. Soprattutto quest’ultima richiede una maggior collaborazione a livello nazionale e UE con “le autorità autostradali, portuali e ferroviarie, soggetti vitali per la mobilità militare”.

L’Amm Giancarlo Ciappina, Comandante delle Forze Aeree della Marina Militare, ha condiviso interessanti riflessioni sulla guerra in Ucraina, dove le minacce asimmetriche hanno alterato i paradigmi operativi. “Sul mare, in particolare, abbiamo assistito ad una debacle incredibile della Russia che ha perso molte navi a causa di droni di superficie usati in sciami. È anche vero che in un mare chiuso, come il Mar Nero, la Marina russa si è trovata un po' relegata; questo porta ad una riflessione simile a quella relativa alla supremazia aerea e, cioè, che non è più pensabile avere il controllo dello spazio aereo assoluto, ma limitato nello spazio e nel tempo, in base all'obiettivo della missione. Esiste un parallelo tra questa condizione e quanto accaduto sul Mar Nero, dove una Marina chiaramente superiore e in grado di poter esercitare il sea control, cioè il potere controllare in assoluto lo spazio marittimo, si è trovata a subire un'azione di sea denial da parte ucraina che ha contestato il libero uso del mare”

Il Dott. Gianclaudio Torlizzi, Consigliere del Ministero della Difesa su materie prime critiche e terre rare, ha analizzato la militarizzazione delle materie prime nella "guerra fredda 2.0", confrontando le strategie USA e Cina, e criticando l'assenza europea di una politica strategica. "Le materie prime sono oggi a tutti gli effetti uno degli ambiti in cui questa contrapposizione tra Cina e USA sarà sempre più violenta. Gli Stati Uniti, però, sono stati capaci in pochissimo tempo di adottare una politica mineraria che ha lasciato assolutamente sorpresi anche i cinesi”, anche “trasformando il Dipartimento della Difesa in un Dipartimento finanziario che acquista quote di aziende che operano nel settore minerario”. Dal canto suo la Cina, che controlla totalmente il processamento e la produzione delle terre rare globali “nel 2022 ha iniziato ad adottare politiche di restrizione all'export di alcune terre rare e minerali strategici”. In tale contesto, “l'Europa è totalmente assente, non ha una strategia sulle materie prime” e lo dimostra il fatto che “oggi, parlare di adottare una politica delle materie prime, mantenendo le leggi di mercato, significa non capire esattamente quello che sta avvenendo. Perché l'autonomia strategica non può, almeno nel breve termine, rispondere anche alle esigenze di mercato”.

Il Gen. Giovanni Balestri, Sottocapo di SMA, ha evidenziato i gap capacitivi dell'Aeronautica, enfatizzando resilienza, sostenibilità e investimenti per affrontare minacce emergenti come droni e missili ipersonici. “Sono parecchi i gap che dobbiamo colmare perché siamo stati per decenni in una condizione più o meno pacifica con conflitti a bassa intensità e quindi l'impiego delle forze armate è stato mirato, dedicato e limitato a tali ambiti. La mentalità che fino ad oggi consentiva di prendere decisioni con calma”, va cambiata “i rischi e le minacce sono aumentate”. Bisogna “passare dalla mentalità del peacekeeping, peace enforcing ad una che possa ipotizzare come prevedibile uno scontro militare con la Russia”. Sulle specifiche carenze operative, “ci sono delle aree in cui c'è bisogno di intervenire, in particolare per fronteggiare droni, missili ipersonici e balistici con una serie di capacità specifiche: e quindi rete sensoristica terrestre, aerea e satellitare ed effettori che in maniera stratificata vadano a fronteggiare le diverse tipologie di minacce. Abbiamo in mente di acquisire ulteriori capacità che si possono svolgere soltanto con mezzi idonei: il trasporto strategico è una delle capacità che pensiamo di doverci dotare, oggi ci affidiamo ai C-130 che non sono attagliati allo scopo”. Altro grosso gap quello di “sostenibilità della supply chain dal punto di vista dell'armamento: non abbiamo abbastanza scorte, in un eventuale conflitto forse duriamo qualche giorno”.

L’AD di Avio Aero, Ing Riccardo Procacci, ha enfatizzato l'indipendenza strategica e l'opportunità di attrarre investimenti USA in Europa, criticando debolezze nella supply chain europea. "Ci vuole maggior impegno per trovare soluzioni di indipendenza strategica per il nostro paese, come quella di attrarre ulteriori investimenti di aziende USA in Europa”.

L’Ing. Angelo Pansini, Chief of Staff dell’AD si MBDA Italia, ha affrontato sfide produttive dell’azienda come ramp-up e scale-up, enfatizzando pianificazione, risorse umane e robustezza della filiera. “La prima sfida riguarda i volumi produttivi. Quando parliamo di volumi produttivi, parliamo di una duplice sfida, quella dell'accelerazione e della crescita assoluta. Dobbiamo produrre più missili in senso assoluto, ma anche produrre più missili nell'unità di tempo. In realtà è una differenza sostanziale. Perché il ramp-up è una accelerazione subitanea talvolta reversibile, una tattica di breve periodo che non incide sulla capacità produttiva. È qualche cosa che normalmente si raggiunge quando ci sono dei picchi di produzione. Noi dobbiamo invece realizzare, accanto al ramp-up che abbiamo già realizzato negli ultimi 2 anni, un incremento di scala delle nostre capacità. E questo scale-up, che è un incremento strutturale della capacità produttiva, richiede tutta una serie di prerequisiti fondamentali tra cui una pianificazione di medio-lungo termine, per fare investimenti, per assumere e per comprare macchinari. E poi c'è un terzo elemento su cui stiamo ragionando anche con le forze armate, la contrattualistica. Recentemente gli USA hanno assegnato un contratto settennale per la produzione di PATRIOT che quintuplica il numero di missili che saranno prodotti, noi abbiamo contratti che invece on sono settennali”. Relativamente agli investimenti, Pansini ha ricordato che il grippo MBDA nei prossimi 5 anni “spenderà quasi 2 miliardi e mezzo di capex per adeguare la propria capacità produttiva”. C'è anche un tema di risorse umane, i cui dati europei non sono particolarmente tranquillizzanti. Si pensi che “la Cina produce ogni anno 4 milioni e mezzo di laureati in materie STEM e gli USA 800.000”, laddove il contesto educativo europeo “produce ogni anno 300.000 laureati, con la quota italiana che sarà una frazione di tale cifra”

Problemi comuni a diverse aziende della difesa, come ELT, come sottolineato dall’Ing. Gabriele Gambarara, Vice Presidente del Board of Directors di ELT Group. Nel campo della difesa in chiave multidominio, “l’ambizione della nostra azienda è quella di portare nell'ambiente spaziale tecnologie di guerra elettronica", percorso già avviato negli ultimi 2 anni.

Nel suo intervento di chiusura della sessione mattutina, il Gen. Silvano Frigerio, Comandante del Comando Squadra Aerea, ha ribadito la competenza aerospaziale dell'Aeronautica come leading service, enfatizzando la necessità di sviluppare dottrina e sistemi di comando per operazioni spaziali. “Lo spazio è un dominio non più solo appannaggio del mondo del militare, sempre più congestionato, competitivo e contestato e che ci deve vedere presenti nello sviluppo di una reale capacità di impiego in un dominio imprescindibile per lo sviluppo di ogni operazione militare”. Il focus va dato, “in primis sulla disponibilità di satelliti low cost, ma anche di aerostati geostazionari che possono dare una persistenza ed incrementare la situational awareness spaziale, ma anche su un sistema di comando e controllo che sia solido, perché questo può essere davvero il game changer. Abbiamo visto, nella guerra ucraina russa, che se non si ha un sistema C2 che sfrutti a pieno tutte le potenzialità dello strumento aerospaziale, non si è in grado di agire”. Dal punto di vista organizzativo, Frigerio ha ricordato che “il Comando delle operazioni aerospaziali di poggio Renatico si sta apprestando ad essere un lead service nello specifico settore di impiego del dominio spaziale e verrà impiegato per muovere gli assetti nello spazio al fine difenderli dalle azioni di disturbo nella libertà d’azione da parte di assetti avversari. Avere una componente aerospaziale efficace, un comando e controllo solido e una dottrina di impiego che ci permette di pianificare, ma anche di cambiare piano laddove incontriamo un nemico che non ci permette di perseguire il nostro piano iniziale può essere la differenza tra successo e tra soccombere di fronte a qualcuno che non ama la nostra libertà e la nostra democrazia”. Relativamente al capitolo terre rare e materie prime critiche “sono fondamentali per garantire una supply chain e, conseguentemente, livelli di produzione auspicati per l'acquisizione dei sistemi d'arma di interesse. Serve una resilienza sistemica, non solo della difesa, ma di tutto l'apparato pubblico; potrebbe essere possibile strutturare un approccio condiviso a livello NATO per gestire questa problematica, che non interessa solo l'Italia”.

Suy quest’ultimo punto, il Sottosegretario alla Difesa, On. Matteo Perego di Cremnago ha ribadito la necessità di cooperazioni internazionali per mantenere competitività, citando il programma GCAP come catalizzatore di innovazione: “Il GCAP ci insegna che oggi, per essere competitivi nell’aerospazio, è necessario rafforzare le cooperazioni con i paesi alleati e amici”.

In una chiacchierata a margine dell’evento, il Generale Frigerio, relativamente alla minaccia droni low cost, ci ha confermato che “è una problematica che si sta affrontando in maniera congiunta con le altre FFA e con le Forze Aeree amiche/alleate, perché abbiamo visto l'efficacia dei droni OWA che possono essere lanciati con un sistema autonomo di guida in fibra erotica e possono arrivare a fare danni da milioni di euro. Pensate ad un drone che va anche soltanto a scalfire un F-35, potete immaginare il danno che si produce rendendo inefficace o non operativo un intero sistema d'arma”. Minacce del genere devono essere contrastate con sistemi che possono essere altrettanto a basso costo e, in particolare, con sistemi di difesa passiva di rilevamento, acquisizione early warning di sciami, ma anche dispersione orizzontale degli asset aerei “su cui ci stiamo addestrando”, come detto da Frigerio. Una capacità del genere potrebbe includere anche l’impiego di tronchi autostradali, “che il personale dell’Aeronautica Militare sta valutando/verificando” tenendo conto che, a differenza di Finlandia e Svezia, “abbiamo un'urbanizzazione estrema nei nostri sistemi autostradali e che un'autostrada deve essere predisposta con piazzole, pali della luce e segnali stradali rimuovibili/ripiegabili”. Tuttavia, non si tratterebbe di una novità assoluta dato che, come ricordato dal Gen. Giovanni Fantuzzi, Direttore del Cesma, “a Cameri, durante la Guerra Fredda, con i gruppi caccia F-104 avevamo dei tronchi a autostradali definiti dove ci addestravamo non ad atterrare fisicamente, perché l'autostrada era aperta, ma nell’eseguire il circuito d'approccio, ma in caso di una dispersione orizzontale sapevamo dove andare. La geopolitica attuale sta riportando l'aeronautica a considerare tale capacità”.


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