Negli ultimi anni lo scenario internazionale ha subito una trasformazione strutturale profonda. L’era dell’unipolarismo americano, che aveva caratterizzato il ventennio successivo alla caduta del Muro di Berlino, può ormai considerarsi conclusa: il potere si è progressivamente redistribuito lungo nuove linee di faglia, dando origine a un contesto multipolare instabile e, come sempre sottolineiamo, iper-competitivo. Alla condizione di relativa pace (almeno per l’Occidente) è infatti subentrata una fase di competizione permanente, nella quale lo spazio strategico globale si è contratto e popolato di attori sempre più capaci, assertivi e disposti a ricorrere allo strumento militare come leva di potere e coercizione.
Comprendere fino in fondo questo mutamento di paradigma è essenziale per interpretare le fragilità che oggi attraversano i sistemi-Paese occidentali, in particolare quelli europei: economie, apparati industriali e strumenti militari concepiti in un’epoca di sicurezza e prosperità che non esiste più, e che risultano oggi strutturalmente inadeguati a sostenere le esigenze di un ordine internazionale tornato conflittuale. Negli ultimi 30 anni, infatti, la politica, la diplomazia e la postura militare del Vecchio Continente – così come i modelli economici e produttivi ad esse associati – si sono fondati sull’assunto, rivelatosi illusorio, dell’impossibilità di conflitti convenzionali o territoriali su larga scala, presuntamente scongiurati dall’elevato livello di interconnessione dei sistemi economici globali. Tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, le economie mondiali hanno infatti raggiunto un grado di integrazione senza precedenti, dando origine a catene del valore globali sempre più complesse e interdipendenti. Le attività produttive e commerciali si sono progressivamente frammentate e delocalizzate tra Paesi diversi, talvolta anche tra Stati con relazioni politiche ostili, generando una rete economica fitta che, per molti sistemi nazionali impegnati in transizioni democratiche, ha contribuito ad abbassare la soglia di “attenzione strategica” in diversi settori. Questo paradigma, fondato su una globalizzazione delle filiere industriali ed economiche, è stato a lungo considerato la massima espressione dell’efficienza economica. Tuttavia, 2 shock di portata globale – la pandemia di COVID-19 e, successivamente, la guerra in Ucraina – ne hanno messo in luce la fragilità strutturale, dimostrando come l’interdipendenza non costituisca di per sé un fattore di stabilità, ma possa trasformarsi in una vulnerabilità sistemica.
È a partire da queste premesse, richiamate dal Direttore di RID Pietro Batacchi, moderatore dell’evento, che il 3 febbraio scorso si è tenuto, presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, il convegno “La missilistica e la Supply Chain della Difesa”, organizzato da RID Analytics in collaborazione con MBDA Italia. Aperto dall’Editore di RID, Franco Lazzari, l’evento ha rappresentato molto più di una conferenza: è stato un momento di riflessione strategica volto a comprendere come le criticità delle catene di fornitura investano in maniera diretta la filiera dell’Aerospazio e Difesa, settore intrinsecamente esposto a manipolazioni geopolitiche, shock sistemici e colli di bottiglia tecnologici. Un punto, quest’ultimo, ribadito dal Gen. C.A. Pisciotta, Capo del Reparto Pianificazione Generale dello Stato Maggiore della Difesa, che ha anche spostato l’attenzione sul focus del convegno, ovvero la supply chain della missilistica, che rappresenta oggi un vero e proprio sotto-dominio critico all’interno di una moderna architettura di difesa multistrato. L’evoluzione delle minacce, dai missili ipersonici, balistici, cruise, ai sistemi a basso costo come UAV kamikaze, o ibridi come le loitering munitions, impone infatti un equilibrio sempre più complesso tra qualità dell’ingaggio, sostenibilità economica e massa quantitativa disponibile.
Il convegno si è così configurato come una radiografia approfondita delle capacità, delle vulnerabilità e delle opportunità del comparto Difesa italiano, con un focus specifico sulla resilienza delle supply chain. Il dialogo congiunto tra vertici militari, industria e mondo accademico ha restituito un quadro condiviso: la dipendenza da forniture esterne non è più solo un problema industriale, ma una questione di sicurezza nazionale.
In questo senso, l’intervento dell’Ing. Giulio Ranzo, Amministratore Delegato di Avio, è stato particolarmente esplicito. Le aziende del settore operano oggi in un contesto di rischio medio-alto che può compromettere la continuità degli approvvigionamenti e, di conseguenza, la capacità di rispondere alle esigenze operative delle Forze Armate. Il controllo dei materiali critici diventa dunque un imperativo strategico. L’Italia, ad esempio, non dispone di capacità produttive sovrane per componenti fondamentali come il perclorato d’ammonio – elemento chiave per i propellenti solidi – ed è fortemente dipendente dall’estero, in particolare dal Giappone, per le fibre di carbonio. Ranzo ha ricordato inoltre come il business Difesa sia cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi 10 anni: in passato, il portafoglio prodotti delle tecnologie destinata alla Difesa dell’azienda valeva circa 30-40 milioni di euro; oggi supera i 600 milioni. Una crescita trainata in larga misura dalla collaborazione con MBDA, di cui Avio è fornitore strategico per la propulsione e altri sottosistemi, in particolare nell’ambito dei programmi relativi alle famiglie ASTER, CAMM e TESEO.
Sul versante politico-istituzionale, il Viceministro del MIMIT, l’On. ValentinoValentini ha ricordato (tramite un videomessaggio di indirizzo e di saluto mostrato prima dell’inizio del panel), come non esista più una singola “cortina di ferro”, com’era nel periodo della Guerra Fredda, ma una molteplicità di linee di frattura che ridefiniscono la geografia economica e strategica globale. Il problema, come ha osservato il Dott. Gianclaudio Torlizzi, Consigliere del Ministro della Difesa, non è più, tuttavia, solo la consapevolezza dell’esistenza di queste criticità, bensì la capacità di tradurla in policy efficaci di mitigazione. In questo quadro si inserisce l’istituzione del Comitato Strategico sulle Materie Prime, che ha concluso la fase di studio e prodotto un report destinato al Ministro della Difesa stesso. Il nodo centrale emerso è chiaro: non può esistere una politica industriale credibile senza una conoscenza puntuale delle supply chain, ovvero senza la capacità di mappare fabbisogni, colli di bottiglia e capacità produttive reali.
Una posizione condivisa anche dal mondo accademico, con il Professor Andrea Gilli (University of St Andrews), che ha ribadito come la resilienza industriale sia prima di tutto una questione politica e di indirizzo strategico. Relativamente a questo punto, il Gen. Pisciotta è intervenuto sottolineando come, dal punto di vista delle policy, la Difesa operi in modo continuativo attraverso la Pianificazione Generale Interforze, uno strumento concepito per definire in maniera coerente non solo che cosa sia necessario, ma in quali quantità e con quali standard qualitativi. Un processo che implica, contestualmente, la mappatura delle capacità industriali esistenti e delle vulnerabilità della filiera nazionale, non limitandosi a rispondere alle esigenze operative immediate, ma mirando a costruire sostenibilità, adeguati livelli di scorte e resilienza nel medio-lungo periodo. In questa prospettiva, la Pianificazione Interforze assume la funzione di dare coerenza e “dignità” ai singoli segmenti capacitivi – come sottolineato dallo stesso Generale – inclusa la missilistica.
Su questa visione si è registrata una forte convergenza tra istituzioni e industria. La delega specifica per l’Aerospazio in Confindustria, affidata al Dott. Giorgio Marsiaj, rappresenta il riconoscimento del settore come leva strategica di competitività nazionale. Marsiaj ha evidenziato come la supply chain italiana sia composta in larga parte da PMI – oltre l’80% della filiera – spesso legate a modelli di monocommittenza. Un patrimonio di competenze e specializzazioni unico, ma penalizzato da una frammentazione eccessiva che allunga le catene di fornitura e riduce la capacità di fare sistema e di raggiungere massa critica sui mercati globali.
Le conclusioni sono state affidate all’Ing. Lorenzo Mariani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di MBDA Italia, che ha illustrato l’importante lavoro che la sua azienda sta effettuando nel settore delle supply chain: una vera e propria trasformazione, che implica investimenti autofinanziati per centinaia di milioni di euro l’anno, finalizzati a sostenere un ramp-up produttivo senza precedenti, allo stockpiling preventivo di materiali a lungo tempo di approvvigionamento (come i semiconduttori) e al rafforzamento della design authority interna come barriera ai vincoli ITAR. La resilienza del sistema-Paese, ha ribadito Mariani, poggia sulla capacità di internalizzare i processi critici, guidando una filiera nazionale in cui le PMI rappresentano un asset insostituibile di specializzazione, ma che necessita di una regia industriale forte.
L’intervento conclusivo dell’On. Giulio Tremonti, Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, ha ricondotto le evidenze emerse nel corso del convegno alla cornice strategica più ampia richiamata in apertura dei lavori. Il tramonto della globalizzazione “ingenua” (come l’ha definita lui stesso), e dell’illusione che l’interdipendenza economica fosse di per sé un fattore di stabilità, impone oggi un ripensamento radicale del rapporto tra economia, industria e sicurezza. In questo contesto, ha sottolineato Tremonti, la sicurezza nazionale non può più essere disgiunta dalla solidità delle proprie catene del valore industriale: la capacità di difesa di uno Stato è ormai direttamente proporzionale alla sua autonomia produttiva, alla resilienza delle sue supply chain e alla possibilità di governare, e non subire, le dinamiche della competizione globale.
Il convegno non ha quindi restituito soltanto una mappatura delle capacità del comparto, ma ha chiarito come la questione delle supply chain della Difesa rappresenti oggi il nodo strategico centrale, rispetto al quale consapevolezza e volontà di intervento appaiono finalmente allineate.
A completare questo percorso di analisi, RID Analytics ha dedicato un Quaderno specifico al tema della Missilistica e la Supply Chain della Difesa: l’opera è consultabile gratuitamente in formato elettronico alla sezione X-Trà di RID Magazine.


(Foto: MBDA Italia)
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