Si è svolto ieri a Roma il convegno "Difesa e sicurezza in un mondo instabile". L'iniziativa, promossa da Bruno Vespa e Comin & Partners in collaborazione con l'Istituto Affari Internazionali (IAI), aveva l'obiettivo stimolare la discussione e l'elaborazione di strategie per rispondere efficacemente alle principali sfide per la sicurezza nazionale. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, i Ministri Guido Crosetto (Difesa) e Nello Musumeci (Protezione Civile e Politiche del mare), il Presidente del CASD, Gen. Stefano Mannino, l’Amm. Gianfranco Annunziata, Capo Ufficio generale di consulenza al Capo di Stato Maggiore della Difesa, nonché esponenti dei principali player dell’industria della difesa nazionale, tra cui l’Ing. Domitilla Benigni, CEO & COO di ELT Group, Claudio Catalano, AD di Iveco Defence Vehicles, Pierroberto Folgiero, AD di Fincantieri, Giuseppe Cossiga Presidente di MBDA Italia e Massimo Claudio Comparini, Managing Director della Space Division di Leonardo.
L’evento era suddiviso in 2 distinti panel. Nel primo, intitolato “Il rilancio della difesa. Industria e tecnologia al servizio delle nuove sfide geopolitiche”, si è parlato dell’importanza crescente delle tecnologie dirompenti, degli scenari multidominio e dell’evoluzione delle minacce, ma anche del contesto geopolitico.
Relativamente a quest’ultimo punto, secondo il Gen. Mannino “gli Stati Uniti non ci abbandoneranno, perché per la loro strategia di sicurezza nazionale hanno bisogno di un partner europeo” che, però, incrementi le “risorse finanziarie e militari da mettere in campo”. Del resto sono almeno 12 anni che le varie amministrazioni americane, incluse quelle di Obama e di Biden, richiedono una maggiore presenza e disponibilità da parte degli alleati europei, soprattutto nei quadranti a loro più vicini.
L’Amm. Annunziata ha evidenziato come le “tecnologie dirompenti, “spingono a dover rivedere tecniche, tattiche e procedure” ma anche “le tecnologie di non particolare complessità – come i droni - possono essere utilizzate in modi più svariati, creando scenari operativi che richiedono adattamenti più veloci rispetto al passato. Bisogna continuare a correre perché la situazione evolve con una rapidità che ovviamente non è paragonabile al passato. La difesa sta rivedendo la sua organizzazione in primis in quei settori toccati della cyber, dell’intelligence e delle Forze Speciali con revisione e riorganizzazione dei relativi comandi. Lo strumento che ha la difesa per rivedere la sua struttura militare è la pianificazione generale delle forze, sostanzialmente un piano pluriennale che guarda al traguardo del 2044 per avere uno strumento che sia bilanciato che risponda alle minacce tradizionali ma anche a quelle nuove, che sia interconnesso, interoperabile e interscambiabile”. Tenuto conto dei capability target stabiliti dalla NATO, "l'Italia deve rafforzare la capacità di difesa antimissile e antiaerea che abbiamo in numeri minori rispetto alle esigenze complessive che l'Alleanza ci richiede. Con lo sviluppo del Michelangelo Dome si cerca di fare il più possibile da soli, sviluppando l’architettura, cercando di avere maggior proprietà e controllo dei dati, ma ci sono ambiti nei quali la collaborazione con altri paesi è necessaria”. Come tempistiche, l’Ammiraglio ha affermato che “ci vogliono almeno 3 anni per avere una copertura missilistica” adeguata alle richieste NATO.
Pr quanto attiene all’evoluzione degli scenari, l’Ing Benigni ha ricordato come oggi ci troviamo “al centro di una guerra ibrida e di una minaccia multidominio, con attacchi giornalieri nello spettro elettromagnetico, quel campo di battaglia invisibile che collega terra, mare, spazio, aria, e cyber”. Già oggi, “chi ha la superiorità nello spettro elettromagnetico ha una superiorità chiara sul campo di battaglia”. Non bisogna dimenticare che “queste minacce non riguardano più esclusivamente siti o piattaforme militari”, anche qui “i droni rappresentano il miglior esempio di come un apparecchio civile possa creare gravi danni a sistemi o infrastrutture tanto civili quanto militari. Un'altra importante caratteristica della guerra ibrida, spesso trascurata - ha proseguito - è che può essere combattuta “anche nazioni non ricche, perché per eseguire un attacco” sia esso cibernetico o cinetico tramite l’impiego di droni “bastano pochi soldi, mentre la difesa da tali minacce è molto più costosa” sia in termini di sistemi difensivi che di competenze del personale necessarie a svilupparli. Il problema delle tempistiche di adattamento alle minacce è stato ripreso anche dal CEO di ELT: “oggi la tecnologia cambia ogni 6 mesi, e ci si trova in una sorta di partita di scacchi tra la minaccia e la contromisura, con la prima che cambia molto più velocemente rispetto alla seconda”, soprattutto in ambito cyber dove la minaccia è “ancor più pericolosa, evolutiva e disruptive. Qui forse ci mancano ancora un po' di competenza e di investimenti.”
Anche l’Ing. Catalano ha sottolineato i cambiamenti di scenari ricordando che, rispetto a 20/25 anni fa in cui il focus era prevalentemente “la protezione dei veicoli da mine, granate, colpi d’artiglieria, missili anticarro e ordigni improvvisati (IED/VBIED), abbiamo dovuto sviluppare velocemente le tecnologie per proteggere i veicoli dalla minaccia dei droni, che dall’interno di un veicolo di combattimento non si vede se non si dispone di sistemi in grado di rilevarlo e, anche in caso di rilevamento, non si dispone di un'arma adeguata a difendersi. Uno dei settori su cui dobbiamo lavorare ancora tanto è quello dei sistemi di protezione attiva, in cui, a livello europeo, non siamo attrezzati e non abbiamo colto ancora l'importanza di raggiungere un'autonomia strategica in tale settore” continuando a dipendere da sistemi esteri (israeliani). Questo è un ambito che potrebbe portare in futuro ad una collaborazione tra paesi europei, considerando che si tratta di sistemi molto costosi e complessi da validare. Non è comunque facile, perché anche quando c'è Il desiderio dell'industria a collaborare, bisogna considerare le sovranità nazionali, le leggi dell'export militare, la condivisione dell'informazione che rallentano le collaborazioni”.
Su quest’ultimo punto, il Presidente di MBDA Cossiga ha evidenziato come, di fatto, “le collaborazioni industriali di successo – come MBDA – nascono dall'interesse dei paesi e dalla paura di non farcela da soli. Questo è quello che realmente porta i paesi e, di conseguenza, i gruppi industriali a cercare di trovare un accordo che, per funzionare, deve chiarire chi fa cosa, come e fare delle rinunce. Dopodiché, ognuno deve mantenere un po' di libertà”.
Il secondo panel intitolato “Tra spazio e subacquea. Il ruolo dell’Italia nei domini emergenti”, ha affrontato le varie tematiche dei domini subacquei e spaziali ed il posizionamento del nostro paese.
Come ricordato dal Ministro Musumeci, “siamo uno dei pochi paesi, forse il secondo in Europa che si è dotato di una legge sulla dimensione subacquea”. Quando si parla di subacquea l’errore comune è associarlo esclusivamente alle attività militari, ma “oggi non è più solo una dimensione militare. C'è molto interesse da parte dei civili, del mondo accademico, della comunità scientifica considerando che i fondali marini sono conosciuti per appena il 25%. C’è ancora tanto da capire relativamente a “quali e quante materie prime esistono e quanti minerali rari”. Ovviamente, resta l’importanza delle attività della Marina Militare nella “tutela delle infrastrutture di comunicazione energetiche (gas e metano) e nell’attività di sorveglianza contro attacchi terroristici e sabotaggi, che oggi diventano sempre più intense e richiedono un regime di cooperazione con gli altri paesi”.
Riconoscendo l’assoluta importanza della protezione delle infrastrutture subacquee e, in generale, del dominio underwater, Folgiero, ha sottolineato come Fincantieri stia “adattando il suo modello di business con un maggior focus sulle tecnologie subacquee, in particolare su quelle delle comunicazioni, acquisendo una start-up italiana specializzata in tale settore”. In ambito industriale ha ricordato come la creazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea rappresenti senza dubbio “un centro di accelerazione” per le collaborazioni tra industrie del settore e tra queste e le Marina Militare
Relativamente alla dimensione spaziale, Comparini ha sottolineato come “lo spazio rappresenti oggi una vera e propria infrastruttura critica, al pari di quelle terrestri e sottomarine, fondamentale per le comunicazioni, l’osservazione della Terra, il posizionamento e, in generale, la sicurezza. Un elemento sia tecnologico che strategico è lo sfruttamento delle risorse” e in tale ambito si inserisce la nuova fase di esplorazione lunare e di Marte. Comparini ha anche opportunamente ricordato che “l'economia spaziale italiana è cresciuta molto attraverso una continuità di investimenti del Governo”, riconoscendo anche “il ruolo fondamentale che ha avuto la difesa”. Basterebbe pensare che oggi l'Italia è responsabile della costruzione “dell'80% della prima stazione spaziale lunare, che il primo lender europeo sulla luna sarà italiano e che l’ASI sta progettando il primo modulo di superficie lunare”.
A chiudere i lavori, il Ministro della Difesa Guido Crosetto che ha offerto una riflessione sulle priorità della politica di difesa italiana nel contesto di un sistema internazionale sempre più instabile.
Relativamente alla NATO ed alla difesa europea, il Ministro ha affermato che “senza gli americani non esiste né difesa né deterrenza oggi, e nemmeno la NATO. L'Europa ha capito che deve costruire una propria capacità all'interno dell’Alleanza quando è scoppiata la guerra in Ucraina. Che ci ha spiegato come la difesa non sia una cosa scontata, ma un prezzo da pagare perché costituisce un prerequisito per cui possono esistere le libere istituzioni (sanità, l'istruzione, welfare). Se si vuole europeizzare una parte di difesa, bisogna europeizzare una parte della spesa per la difesa. Nella mia testa l'Europa della difesa è quella continentale, che include Gran Bretagna, Norvegia, Svizzera, Austria, l'Albania…Una difesa europea continentale sarebbe un passo in avanti nella stabilità e nella sicurezza”.
Per quanto riguarda la Russia, Crosetto ricorda correttamente come “per Putin il tempo e i morti non contano. Mentre per qualunque democrazia europea 100 morti o 1000 morti farebbero cadere qualunque governo nel giro di 5 minuti Putin perde da 600 a 1000 uomini ogni giorno ma non ha nessun problema politico, sociale, o culturale. Aumenta gli stipendi e gli indennizzi alle famiglie dei morti e non ha un problema o una protesta. Non ha problemi di tempo né di armi, perché ha convertito l'economia in economia di guerra e produce da solo molti più proiettili di quelli che tutta la NATO produce, seppur di minore qualità, ma anche di costo inferiore. Per Putin il punto d'arrivo è la conquista ed il riconoscimento definitivo dei territori occupati che nessuno può cedere: se anche domani Zelensky decidesse di cedere quelle regioni non se ne andrebbero le persone che ci sono (250.000 soldati e altrettanti civili che non hanno voluto lasciarlo e non lo lasceranno). È difficile la mediazione, non puoi farla sulle spalle di un popolo. Sono gli ucraini che devono dire quali sono le condizioni a cui accettare la fine di una guerra per cui hanno pagato un prezzo assurdo, non può essere una comunità internazionale ad imporgliela”.
Per arrivare al tema dell’evento, per Crosetto “la difesa italiana resta tra le migliori al mondo dal punto di vista tecnologico, ma ha gli stessi difetti di tutte le industrie della difesa: è cara e lenta, perché abituata a lavorare per Forze Armate che potevano programmare a lunghissimo termine e non avevano fretta di ricevere un mezzo, e anche lo ricevevano un o 2 anni dopo cambiava poco. Adesso, invece, ci scontriamo con la necessità di avere le piattaforme e i sistemi in tempo, e che costino sempre meno e siano tecnologicamente avanzati”. Occorre un cambio di velocità, già avviato dalle nostre industrie anche perché “quando cambiano gli scenari, non c’è nessuno veloce come gli italiani ad adeguarsi”.
La speranza è che basti e che non sia troppo tardi.



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