In Europa, il concetto e l’impiego delle loitering munition, o munizioni circuitanti, non hanno mai trovato una diffusione significativa come avvenuto in altri Paesi, in primis Stati Uniti e Israele, che rappresentano oggi i principali attori attivi in questo settore.
Negli ultimi anni, tuttavia, il mutamento degli scenari strategici e l’evoluzione dei profili di minaccia, sempre più diversificati e dinamici, hanno inevitabilmente influenzato anche il panorama industriale europeo, spingendo diversi Paesi del Vecchio Continente ad avviare programmi di studio, sviluppo e produzione in house che hanno dato vita a nuovi sistemi, soluzioni tecnologiche e veri e propri programmi di acquisizione di questi sistemi da parte delle varie Forze Armate europee.
Questo perché le loitering munition e i droni, come non abbiamo dimenticato di sottolineare spesso su queste colonne, si sono progressivamente imposti come strumenti rilevanti in tutti i teatri operativi più significativi, dal Nagorno-Karabakh allo Yemen, dalla Siria alla Libia, dove le loro caratteristiche di versatilità, rapidità d’impiego e costo relativamente contenuto ne hanno progressivamente evidenziato il valore. Tuttavia, è con la Guerra in Ucraina che questi sistemi, in tutte le loro forme, dimensioni e configurazioni, si sono affermati come protagonisti dei campi di battaglia moderni: da sistemi di nicchia, si sono evoluti in piattaforme integrate nei cicli decisionali e tattico-operativi, dotate di capacità sempre più avanzate e in grado di amplificare la forza e l’efficacia dell’elemento umano (a questo proposito, si veda l’articolo pubblicato su RID 01/25). Questa rapida espansione e il crescente impiego di questi sistemi ha però portato a considerare sotto un’unica etichetta, quella di “drone”, una molteplicità di sistemi molto diversi per caratteristiche, impiego e livello tecnologico. Il termine drone rimane, infatti, estremamente ampio e generico, poiché racchiude piattaforme profondamente diverse tra loro: dai piccoli e poco costosi FPV suicidi, spesso equipaggiati con ordigni artigianali per impieghi improvvisati, ai droni kamikaze a lungo raggio capaci di operare oltre i 2.000 km, fino ai veri e propri UCAV (Unmanned Combat Aerial Vehicles) in grado di condurre missioni complesse anche in modo autonomo.
All’interno di questa vasta macro-categoria dei “droni d’attacco” vengono spesso incluse, e talvolta impropriamente utilizzate come sinonimo, anche le loitering munition. Tale assimilazione, favorita da un impiego operativo in parte sovrapponibile, ha finito per ostacolare una trattazione autonoma e sistematica di queste piattaforme. Pur potendo sommariamente far ricadere le loitering all’interno della macro-categoria degli UAV, tuttavia, è bene sottolineare che questi sistemi d’arma costituiscono una “classe” ben distinta, differenziandosi per livello di sofisticazione tecnologica, architettura dei sensori, metodo di guida e d’attacco, raggio d’azione, peso, costo unitario e ruolo tattico-operativo.
Alla luce di queste considerazioni, riteniamo dunque necessario procedere brevemente a una definizione quanto più esaustiva possibile di questi sistemi, che ci consenta di collocare le munizioni circuitanti in modo preciso e come categoria a sé stante. Allo stesso tempo, questa è anche l’occasione per valutare il livello di maturità tecnologica e industriale del comparto europeo in questo ambito.
L’articolo completo è pubblicato su RID 2/26, disponibile online e in edicola.
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