RIVISTA ITALIANA DIFESA
Venezuela, Groenlandia, Iran, ecc.: la furia revisionista di Trump e un 2026 da urlo 05/01/2026 | Pietro Batacchi

Nelle ore successive all'operazione che ha portato alla cattura di Maduro, il Presidente Trump ha affermato che gli USA governeranno la transazione in Venezuela, è tornato a minacciare la Groenlandia, e non ha infine dimenticato di avvertire gli Ayatollah iraniani, attualmente impegnati nella repressione delle rivolte interne per la disastrosa situazione economica e il caro vita. Insomma, il rullo compressore revisionista di Trump non si ferma e il 2026 si preannuncia un anno caldissimo.

Ora, al di là delle iperboli, vediamo come leggere le parole del Tycoon. Partiamo dal Venezuela. La situazione è, per così dire, fluida. Trump, dopo aver liquidato in diretta TV la leader dell'opposizione Machado, ha affermato che la sua Amministrazione – leggi, il Segretario di Stato Marco Rubio – sta parlando con la nuova Presidente Rodriguez. Se gli Americani vogliono evitare un impegno diretto nel Paese devono accordarsi quanto meno con una parte del regime; appunto, la Rodriguez. Moderata e pragmatica, è la persona che aveva tenuto in piedi economicamente la sgangherata baracca sotto Maduro. Dunque, è necessario non smantellare la struttura del regime, dalla milizia, alla Guardia Nazionale, passando per l’amministrazione. Trump non deve fare il Bush della situazione, che con lo scioglimento del Baath in Iraq commise un errore madornale. Probabilmente non c’è questo rischio: il Tycoon tratterebbe anche con Belzebù.

Su Cabello, Ministro dell’Interno, e Lopez, Ministro della Difesa (i falchi del regime), pende, invece, la spada di Damocle...della Delta Force: potrebbe bastare questo per calmarne eventuali "bollori guerreschi". Poi c’è la questione delle gang e dell’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), i ribelli colombiani che gestiscono il traffico di cocaina e che da tempo si sono stabiliti in Venezuela. Con loro, il regime aveva un “papello”, che garantiva connivenze e sicurezza dei traffici, ed entrate a vari livelli, facendo del Venezuela un importante hub logistico per la droga in uscita dalla Colombia.

Nei prossimi 60 giorni, si capirà meglio lo sviluppo di questa dinamica. Solo dopo, si andrà al nocciolo delle questioni strategiche: petrolio e materie prime critiche.

La rimozione di Maduro è un messaggio chiaro anche all’Iran. Teheran e Caracas avevano un legame consolidato, cementato dalla comune condizione di Stati sottoposti a embarghi/sanzioni: l’Iran forniva supporto tecnico-militare e droni (poca roba per la verità) a Caracas, mentre il Venezuela ricambiava con petrolio e oro. Quel legame potrebbe adesso rompersi, proprio nel momento in cui il regime degli Ayatollah è alle prese con rivolte interne e con un'evidente crisi di credibilità e immagine, seguita alla clamorosa scoppola presa nella Guerra dei 12 Giorni, quando agenti del Mossad scorrazzavano in tutto il Paese e aerei con la Stella di Davide entravano e uscivano dallo spazio aereo nazionale a piacimento, mentre della Guida Suprema non c’era traccia. Insomma, mai come adesso AmericaniIsraeliani potrebbero essere tentati di “finire il lavoro”.

Infine, eccoci alla Groenlandia: Trump ha detto “ci serve”, suscitando le ire della Premier Danese, ma non solo. La Groenlandia ha un potenziale strategico enorme: materie prime critiche – tra cui Terre Rare, ma anche cobalto, litio, grafite, ecc. - e posizione geografica - fondamentale nell’ottica dello scudo GOLDEN DOME - e per questo fa gola a Trump. In tempi di iper-competizione, con una guerra “costitutiva” in corso in Ucraina, e in un momento di ridefinizione delle sfere di influenza e della governance globale, può succedere veramente di tutto. Siamo al bomba libera tutti, che non è, però, una semplice contingenza legata all'imprevedibilità e all'ego smisurato del Presidente americano.

Seguiteci sui nostri canali TelegramFacebookX e YouTube.


Condividi su:  
News Forze Armate
COMUNICATI STAMPA AZIENDE